«L’ adorazione è un faro che illumina»

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di DANIELA RASPOLLINI

Simona racconta la sua vicenda di ricerca spirituale dopo un brutto momento In preghiera in chiesa davanti al tabernacolo per trovare se stessa

«La Madre mi disse fai un po’ di adorazione ogni giorno altrimenti non reggi. Senza Dio siamo troppo poveri per poter aiutare i poveri». Questa citazione appartiene al Cardinale Comastri, oggi arciprete della Basilica di San Pietro, mentre ricordava una frase di Santa Teresa di Calcutta sull’adorazione eucaristica. Una pratica non molto in voga, anche se «adorare è nel Dna dell’uomo. Ogni essere umano orienta il proprio sentimento passionale per qualcuno o qualcosa trasformandolo così in idolo (idolatrare i soldi, macchine, la persona con cui vivi o di cui sei innamorato), quindi la domanda per me non è “come si diventa adoratori” ma come ci si libera dall’adorare idoli e come comprendere che c’è un solo Dio a cui la nostra anima anela e che non può non adorare?». Queste le parole di Serena Santini, una donna che ha scelto di dedicare parte del suo tempo all’adorazione eucaristica perpetua.

«La mia storia di adoratrice – racconta Serena – inizia in un periodo della vita in cui tutto ciò in cui avevo creduto si stava sgretolando: il mio matrimonio e quindi la mia famiglia». Serena racconta come il desiderio di formare una famiglia, che aveva fin da piccola, l’abbia portata poi a fare scelte affrettate e senza un cammino di approfondimento dei sentimenti. «Pensavo che non avesse senso ciò che mi stava accadendo e non capivo perchè Dio potesse permetterlo. Ho così iniziato a riversare tutta la mia collera e la mia sofferenza al Signore, urlando e chiedendo

perchè, come se Lui fosse davanti a me». Nella rabbia però nasce qualcosa di nuovo dentro di lei, un desiderio nuovo di confronto particolare, che avrebbe cambiato la sua vita per sempre: «Con la preghiera e con la continua richiesta a Dio di aiutarmi a comprendere, ho iniziato a sentire dentro di me il desiderio di stare davanti a Lui». Serena avvia così il suo percorso di avvicinamento alla fede e di ricerca di un luogo per pregare: «A Pistoia c’è la cappellina con l’adorazione perpetua adiacente la chiesa di San Paolo, così ho deciso di andare e provare a dedicare parte del mio tempo davanti al Santissimo per scoprire se veramente Dio è quel padre al quale tutto puoi chiedere. Man mano che frequentavo la cappellina – afferma – sentivo che la mia ira, il mio dolore, si attenuavano e rivedevo in maniera chiara come io stessa avevo idolatrato soltanto l’idea di mio marito e del mio matrimonio».

Da allora Serena diventa “ adoratrice perpetua” con un’ora e un giorno fissi settimanali.

«Credo – afferma – che ogni cristiano cattolico dovrebbe scoprire o riscoprire la bellezza di stare con sè stesso e con Dio. Essere adoratori è imparare soprattutto ad ascoltare.È con l’ascolto che si comprendono le difficoltà altrui, si accolgono i sentimenti più profondi, ci si dona gratuitamente come Gesù ci insegna e non secondo gli insegnamenti del mondo dove il mio donare ha il fine del ricevere in cambio. Stare davanti al Santissimo è come vedere il faro che illumina e non ti fa sbattere contro gli scogli, ti indica la giusta direzione». Ma che significa oggi adorare? «In una serata di preghiera un sacerdote ci ha detto che l’adorazione è un atto personale ma mai individualistico, ed è per i fratelli – confida – . Quando ci mettiamo umilmente davanti al Signore per adorarlo, scopriamo che con Lui c’è tutta l’umanità, tutta la comunità. Nell’adorazione portiamo quindi il peso dei fratelli e la preghiera per i fratelli. Quante volte vorremmo raggiungere tutti, gridare a tutti la gioia della fede, entrare nel cuore dei più lontani a amarli dell’amore per il Signore. L’eucarestia è presenza viva di Cristo e solo attraverso Lui si ha e si è, molto più che importante: è essenziale. Ci dovremmo credere di più».