Intervista a Anna Maria Corretti, responsabile del nuovo servizio diocesano di tutela per i minori

DI UGO FERACI

Con rinnovata attenzione e sensibilità la Chiesa ha sviluppato in questi ultimi anni strumenti rivolti alla tutela dei minori e delle persone vulnerabili. La piaga degli abusi e gli scandali degli anni recenti hanno evidenziato il problema e sollecitato provvedimenti urgenti. Anche la diocesi si è da poco attrezzata con un servizio diocesano per la tutela dei minori. Anna Maria Corretti, preside del liceo N. Forteguerri di Pistoia è stata individuata dal vescovo Tardelli per svolgere il compito di referente del servizio.

Preside Corretti, quali sono i principali compiti del servizio diocesano?

«Il Servizio diocesano ha lo scopo primario di rendere effettiva ed operativa una generale ed ordinaria prevenzione, curando che le diverse realtà ecclesiali che operano a contatto con minori siano adeguatamente informate riguardo all’importanza della custodia dei più piccoli, e che gli operatori pastorali siano diligentemente formati allo stile buono della tutela».

Le Linee guida per la Tutela dei minori e delle persone vulnerabili approvate da tutti i vescovi Italiani nel giugno 2019 sono il testo base di riferimento per questo servizio. Il testo indica chiaramente la necessità di coinvolgere e responsabilizzare l’intera comunità ecclesiale. Come crede che possa maturare questa sensibilità?

«È fondamentale che ogni adulto sia consapevole del proprio valore educativo. Il servizio diocesano Tutela minori è a disposizione – come suo compito primario – per organizzare e proporre incontri di formazione specifici per sacerdoti, catechisti, animatori ed educatori volontari e operatori pastorali, sia a livello diocesano che a livello parrocchiale con moduli di formazione che propongano buone prassi di prevenzione e tutela, con indicazioni pratiche organizzative e operative ».

Il servizio non si occupa solo di minori, ma anche di persona “vulnerabili”: chi sono?

«Le linee guida per la Tutela dei minori riportano la seguente definizione: “per ‘persona vulnerabile’ si intende ogni persona in stato d’infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere o di volere o comunque di resistere all’offesa”».

Quali sono, a suo avviso, gli atteggiamenti e i segnali da non sottovalutare per evitare situazioni di rischio? Quale consiglio darebbe a parroci e operatori pastorali?

«Alcuni consigli pratici riguardano la sfera dell’uso della tecnologia: i computer, i telefonini, le macchine fotografiche sono strumenti che possono prestarsi per un utilizzo non corretto. È dunque necessario che vi sia un’educazione circa il modo di utilizzarli e che agli educatori, animatori e volontari venga anche fornita qualche regola puntuale. Su questo tema il buon esempio degli educatori è indispensabile».

Nella sua esperienza quotidiana con i giovani vede emergere nuove forme di fragilità?

«La mancanza della prossimità con gli altri e la mancanza di un contesto di socializzazione ha condizionato la crescita psicologica degli adolescenti. Per questo penso che accogliere e ascoltare siano il primo atto di una fattiva e concreta vicinanza ai giovani, ancor più ora che escono da periodi di isolamento sociale. Solo l’ascolto vero delle persone apre alla solidarietà, e interpella a fare ancora di più affinché i nostri luoghi siano sicuri e affidabili».

Come sarà possibile accedere a momenti di ascolto?

«In questa prima fase il servizio diocesano di Tutela per i Minori sarà accessibile attraverso uno spazio dedicato su sito della diocesi di Pistoia che, oltre a materiale informativo, offre anche un indirizzo di posta elettronica al quale poter scrivere per segnalazioni, richiesta di informazioni, comunicazioni: tute-laminori@diocesipistoia.it».