I segni di croce che celebrano la Santa Trinità

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di Suor Delfina

Nel giorno in cui celebriamo il mistero di un Dio che è comunità e comunione di vita, di un Dio che è Padre e Figlio e Spirito santo, non posso non raggiungere l’ospedale di Torino dove Eitan, il bambino israeliano, sopravvissuto alla sciagura del Mottarone, sta combattendo una terribile battaglia. In pochi secondi, per un tragico incidente è stato derubato della comunità e dalla comunione della sua famiglia. Riuscirà a superare il morso della profonda solitudine in cui lo hanno gettato l’insipienza, l’irresponsabilità, la negligenza, la sete di guadagno di quanti, invece, la vita dovrebbero tutelarla e custodirla?

Penso con tanta tristezza alla facilità e alla superficialità con cui accondiscendiamo alla meschinità di progetti umani ben lontani da quelli che Dio ha per noi. Rimango in silenziosa preghiera: che la vita interna di Dio sia per noi una sollecitazione a un diverso modo di pensare, di operare a servizio gli uni degli altri. Un diverso modo di vivere. Sì, a servizio anche della felicità, dell’accettazione della diversità, del rifiuto di ogni discriminazione di razza, di cultura, di ricchezza. Mi domando spesso che senso hanno i miei e i nostri segni di croce fatti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo. La mia vecchia zia Agostina ci raccomandava di segnarci bene, perché, segnandoci bene celebravamo il mistero della Trinità e rievocavamo la Croce su cui Gesù era morto per amore. Lei “si segnava” con un gesto largo, lento che io rivedo ancora insieme alla sua figura alta, bella, fiera. Con altrettanta commozione ricordo i segni di croce che la mamma faceva sulla fronte delle mie sorelline dopo averle allattate e fasciate (come si usava una volta). Forse, la mia vocazione è nata lì; forse mi è stata data come latte, come nutrimento e auspicio. Mi piace ricordare il segno di croce ricevuto il giorno del Battesimo dal celebrante, dai genitori, dal padrino e madrina e quello tracciato dal vescovo, sulla fronte, il giorno della Cresima.

Segni importanti che ci hanno introdotti nella vita della Chiesa, popolo di Dio e hanno corroborato la nostra grazia battesimale. Che abbiano senso, dunque, tutti i nostri segni di croce e che le famiglie si formino e crescano sul modello della comunità Trinitaria! Non mi preoccupo più di capire l’insondabile mistero della Trinità. I miei anni sono tanti. Vivo nell’attesa di conoscerlo e di contemplarlo in Paradiso. Spero che nel momento del distacco da questa abitazione terrena, qualcuno unga e segni la mia fronte nel Nome della Trinità come ho fatto io, prima che le persone amate mi lasciassero per quel Cielo senza confini a cui rivolgo spesso lo sguardo anticipando la gioia della comunione che rivivremo insieme.