Progettare il futuro di Pistoia

La programmazione del futuro passa dalla sapienza con cui verrà gestito il PNRR. Abbiamo le capacità per farlo?

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L’impostazione della programmazione dei fondi europei, ovvero l’attesissimo Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza vede il timer scorrere velocemente verso lo “zero”. La rincorsa prende la forma di incontri dove cercare una sintesi in grado di proporre progetti realmente attinenti alle linee guida di questa misura straordinaria ma anche alle reali necessità dei territori: il rischio è mettere in luce le falle che già emergono nella progettualità attuali, che potremmo definire ordinarie. Di fronte ad una capacità economica mai vista in precedenza in nessuna misura di sostegno europea, c’è da comprendere in prima battuta che la maggior parte degli interventi sono destinati (da programma) alle aree conurbane, ovvero laddove si concentrano le attività sociali, lavorative ed economiche, in una parola, il Pil. Questo significa che
bisognerà cucire addosso alle morfologie dei territori, che sono al di fuori dell’
”asse della A11”, misure e programmi ben calibrati, soprattutto perchè magari proprio strutturalmente impreparati ad un impegno del genere.

Non è un caso che l’appello dell’ente che gestirà il tutto – la Regione Toscana – abbia individuato i sindaci dei capoluoghi di provincia come referenti in tale ambito, che difficilmente riuscirà a veder coinvolte realtà medio-piccole e multipolarizzate. Contemporaneamente anche i “canali” del Pnrr, ovvero i cari vecchi fondi strutturali, saranno concentrati sempre più sui temi dell’innovazione e della ricerca e sviluppo sulla transizione ecologica e delle collaborazioni università e impresa, almeno per quel riguarda imprese e Pa. Anche in questo caso è molto probabile che i soggetti ad appannaggio dei finanziamenti saranno quelle realtà già strutturate e ‘pronte’ a questo tipo di impegno, che da anni ricevono corposi sostegni economici anche a livello statale, ma i cui risultati sono molto difficili da censire nell’economia reale. È chiaro che senza una chiara visione
dei territori (e una conoscenza delle regole del gioco) sarà difficile che le nostre vite siano modificate nei prossimi anni. E questo passo epocale, nella terra delle divisioni, delle polemiche e delle parti, non può prescindere da una pax istituzionale che si accolli la responsabilità di battersi davvero a livello regionale per lo sviluppo del territorio e la consistente diminuzione delle diseguaglianze.

La tavola è apparecchiata, tocca ai commensali scegliere se starci oppure no.

Dario Cafiero, Michael Cantarella