Quegli ultras nell’arena dell’ipocrisia

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Il tritacarne polemico che circonda la campagna di vaccinazione ha coinvolto in questi giorni anche il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli. Attacchi frontali e diretti – che non riportiamo per non dare ulteriore spazio a sproloqui veramente offensivi – solo per aver ribadito l’impossibilità di ammantare con motivazioni di fede le più estreme posizioni no-vax, trasformando la fede in quello che le è di più distante, cioè fideismo e superstizione.

Attacchi frontali che, tra l’altro, portano il terreno della discussione su binari ben distanti da quelle che potrebbero essere critiche argomentate (ed interessanti) da rivolgere a chi sta gestendo la pandemia: tenuta e gestione di un sistema sanitario nazionale ormai ridotto all’osso da anni di tagli, come sa bene ad esempio il territorio della montagna pistoiese, e la tragicomica gestione delle cosiddette campagne di tracing dei contagiati (su quest’ultimo aspetto, poco più di dodici mesi fa, si leggevano comunicati stampa di enti istituzionali non nazionali festeggiare cifre mirabolanti del tracciamento con percentuali vicine al 100%).

Un confronto civile auspicabile anche su questo argomento, così come richiesto da più parti in questi ultimi anni su molti temi della contemporaneità sociale.

Assistiamo al paradosso che da un lato posiziona richieste che stanno andando a tutelare qualsiasi forma lessicale, simbologia e ricerca del più minimo dettaglio per non urtare nessuno, dall’altro lato invece il totale deragliamento da qualsiasi regola minima di confronto con attacchi frontali, diretti, deliranti.

Uno stato dell’arte dove emerge anche un altro dettaglio, non di poco conto. Una politicizzazione con deriva populista del confronto, ma specularmente la reale assenza della politica, quella reale che opera nell’interesse di un bene comune. Se da un lato, infatti, aumentano gli “ultrà” politicizzati con linguaggi sempre più esasperati, dall’altro tramonta qualsiasi volontà di gestione di tali fenomeni e prevale un atteggiamento pilatesco, volto ad assecondare più i sondaggi che la tutela della salute pubblica o dell’interesse delle comunità. Un periodo difficile che alimenta, come descritto nella sua lettera dal vescovo Tardelli, il «travisamento della fede cristiana e cattolica».

Dario Cafiero