È ora di passare dall’inclusione all’appartenenza

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Nell’evento online realizzato dalla Cei per la giornata mondiale della disabilità anche l’associazione Maria Madre Nostra

Nel 1992 l’ONU ha istituito la Giornata internazionale dei diritti delle Persone con Disabilità, fissandone la data al 3 dicembre. Si tratta di una ricorrenza che vuole incentivare una riflessione più approfondita sui temi che riguardano le persone con disabilità per promuoverne i diritti e tutelarne il benessere.

Anche la Chiesa non può fare a meno di guardare con sempre rinnovata attenzione alle persone che, nel loro cammino di vita, sono provate da una disabilità – fisica, sensoriale o intellettiva – che, seppure le può limitare in alcuni aspetti della quotidianità, non le esclude dall’essere parti pienamente integranti della società e della vita ecclesiale.

Il Servizio Nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità ha dedicato alla riflessione su queste tematiche un evento dal titolo “Dall’inclusione all’appartenenza”, che è stato trasmesso sui canali social della CEI venerdì 3 dicembre a partire dalle ore 18.00.

Sotto la guida della conduttrice televisiva Lorena Bianchetti e con la preziosa collaborazione di suor Veronica Amata Donatello (Francescana Alcantarina, responsabile del servizio Cei per la Pastorale delle persone con disabilità), sono state presentate diverse realtà sparse sul territorio nazionale in cui la disabilità viene considerata non come un problema, ma come una dimensione della vita che va affrontata con consapevolezza e disponibilità a far emergere le potenzialità di ciascuno.

Anche l’associazione Maria Madre Nostra è stata coinvolta in questo speciale evento mediante un collegamento in diretta che ha visto la partecipazione di don Diego Pancaldo e di alcuni bambini, ragazzi e catechisti. Nell’ambito di una riflessione sul valore dell’inclusività, l’intervento di don Pancaldo ha ripercorso le tappe fondamentali del cammino dell’associazione, mettendo in luce con brevi ma intense pennellate quanto tutte le esperienze della MAiC abbiano da sempre avuto come obiettivo la valorizzazione della persona, prima che la rilevazione della disabilità.

Esperienza principe, per il suo carattere rivoluzionario in tempi sicuramente meno inclusivi rispetto all’epoca attuale, rimane quella del soggiorno al mare, in cui persone con disabilità e volontari di diverse età e provenienze si godono una vacanza senza barriere e senza pregiudizi, che ha come obiettivo quello di assaporare la bellezza dello stare insieme e del prendersi cura, di sé e degli altri. Non si può poi non ricordare l’assidua partecipazione alle GMG! Roma, Parigi e Lisbona, ma anche Denver, Rio e Sidney: già a partire dagli anni Ottanta, nessuna destinazione ha scoraggiato l’associazione nel suo desiderio di riunirsi in preghiera col Papa e con i giovani di tutto il mondo.

Nell’ordinario, però, centro di tutto è, senz’altro, la partecipazione ai sacramenti, a cui tutti ci possiamo accostare con la stessa abilità, cioè quella del cuore. Nessuno dei ragazzi “speciali” deve, diciamo così, ottenere la possibilità di vivere la dimensione liturgica e sacramentale, poiché essa è parte integrante del percorso di vita e di fede, senza che ciò debba essere visto come un’eccezione o una concessione. E non è tutto.

Quando si entra in questa dimensione di partecipazione senza barriere, ci si accorge di come non solo la persona con disabilità sia parte integrante dell’assemblea, ma ne sia un elemento preziosissimo, in grado di portare alla luce aspetti di fede che in qualche modo sfuggono ai nostri occhi spesso appesantiti dallo scorrere dei giorni e dei mille impegni. Così le preghiere dei nostri ragazzi sono ricche di parole come “cuore”, “amore” o “fede”, parole che assumono una pienezza di significato nel loro modo genuino e sincero di esprimerle. Così, ancora, colpisce la semplice frase di una bimba con sindrome di down che dice che nel tabernacolo c’è «Gesù vivo»: affermazione, breve ma densissima, che porta a rivolgere lo sguardo in alto, perché solo lo Spirito può suggerire questi pensieri. Ma anche a meditare le parole di Papa Francesco che, proprio rivolgendosi ai fratelli e alle sorelle con disabilità nel messaggio scritto in occasione della Giornata internazionale del 3 dicembre 2021, così scrive: «La vostra preghiera è oggi più urgente che mai».

Ciò che rimane alla fine di queste due ore di condivisione e confronto, assieme alla bellissima sensazione di essere Chiesa in cammino, è l’idea che sia importante guardarsi attorno per impegnarsi ancora e in modo sempre più concreto nel diffondere la cultura non solo dell’accoglienza o dell’inclusione, ma di una vera e propria appartenenza, quindi – riprendendo lo slogan di questa giornata e le parole di suor Donatello – passare “da un processo che puoi mettere in atto” a una reale e piena reciprocità nella relazione.

Nadia Vilasi