«Ciao Leonetto, ci hai insegnato a sorridere»

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Lunedì 10 gennaio: Leonetto, “nonno” della fondazione Maic, è venuto a mancare nel luogo in cui non avrebbe meritato di morire, lontano dal centro in cui aveva passato gran parte della sua vita. Eppure il silenzio lasciato dalla sua morte è stato in grado di fare un rumore assordante. 

Non si può trascurare come un cambiamento simile possa costituire un vero e proprio trauma per questi disabili che si ritrovano circondati da sconosciuti proprio in quella fase della vita in cui ancora di più si sente il bisogno di ricevere amore da chi ci è sempre stato vicino. «Leonetto era davvero in grado di adattarsi a tutto. Con la forza del suo sorriso ha superato brillantemente anche la difficile prova di trovarsi improvvisamente trasferito nella casa di riposo “Sereni orizzonti” a Pontebuggianese» sostiene Giacomo Giovani, volontario storico di Leonetto e legato a lui da quando nel 2004 lo ha incontrato per la prima volta.

«A causa delle restrizioni dovute al Covid, l’ultima volta che sono riuscito ad andarlo a trovare è stato nell’ottobre dello scorso anno. Ho visto il Leonetto gioioso di sempre, ma non tutti i disabili hanno il suo spirito di adattamento, e non trovo il senso di sconvolgere loro la vita solo perché hanno raggiunto i sessantacinque anni». La prima volta che Giacomo ha incontrato Leonetto aveva 17 anni, presso il centro estivo Maic a Marina di Massa: «mia madre mi aveva costretto a fare volontariato nonostante io non lo volessi affatto. Mi aspettavo di essere affidato a qualcuno di non troppo impegnativo e piuttosto giovane, e invece mi ritrovai insieme a quest’uomo anziano sulla sedia a rotelle e a sua madre, totalmente impreparato rispetto a quelle che erano le sue esigenze».

Un’approccio inizialmente traumatico al volontariato, ma che fin da subito è stato in grado di cambiare lo sguardo di Giacomo sulla disabilità: «È stato un momento in particolare a cambiare totalmente il mio punto di vista, quando mi ha ringraziato per averlo aiutato ad andare in bagno. Quel grazie è stato come una bomba.

Improvvisamente mi sono sentito in difetto nei suoi confronti, e ho capito quanto queste persone, che per via dei loro handicap siamo portati a considerare più deboli, in realtà abbiano una forza interiore che supera di gran lunga la nostra». Da quel momento, Giacomo non ha mai smesso di seguire Leonetto, al quale attribuisce il merito di avergli fatto incontrare la sua attuale moglie Elettra, con la quale ha costruito una famiglia: «Il bello di Leonetto è che rideva, rideva sempre, anche nei momenti più drammatici. E ad oggi posso affermare che quella risata era davvero in grado di portare la vita».

Alice Peloni