Il futuro del Museo Marini si costruisce insieme

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Va in onda, in questi giorni, una nuova puntata della querelle tutta pistoiese (ma non solo) sul futuro del museo Marino Marini. Ce ne siamo già occupati circa un anno fa, curiosando tra le righe del bilancio del museo, causando qualche mal di pancia. È vero, i freddi numeri spesso non spiegano una situazione complessa, che vede coinvolti molti enti, diversi e non sovrapponibili, ancor più ingarbugliata dalla copresenza di molti dei suddetti nel Cda del museo stesso. Aggiungiamo poi il fatto che siamo nell’anno elettorale per Pistoia e la frittata è fatta.

Dunque dicevamo che da quei freddi numeri si evidenziavano due cose: in primis che il museo così com’era non aveva le presenze minime per stare in piedi dal punto di vista economico. In secondo luogo che era pure evidente la concentrazione degli sforzi e degli investimenti della fondazione Marino Marini sul polo fiorentino. Per cambiare la realtà dei freddi numeri occorrerebbe un po’ filosofia e molta politica: tra pochi giorni, ad esempio, è in uscita un bando del Pnrr per i musei. Un’occasione ghiotta per rimettere mano a un progetto e un’idea di museo che trascenda dall’analisi dei flussi di presenza, visto che Pistoia, anche se in crescita, difficilmente può lavorare su volumi di presenze che in qualche modo garantiscano un minimo di sostenibilità economica al museo.

La questione però non è soltanto economica, e, visto il valore unico e assoluto delle opere del Maestro Marini e il legame che lui e i suoi familiari hanno con la città, una proposta, creativa ma allo stesso tempo sostenibile, deve essere trovata. Magari dalla città, tutta insieme, che però, come spesso accade, oltre a lagnarsi di quello che non c’è e che sfugge – soltanto dopo averlo perso – si presenta al tavolo delle soluzioni divisa e con poche idee concrete.

Le stanze e le opere del Marini potrebbero davvero essere un’innovativa esperienza che intreccia l’esposizione museale, la didattica, anche di livello universitario, e la interrelazione con altri poli culturali, pubblici e privati, presenti comunque tra le strade di Pistoia. Sarebbe auspicabile che il fronte istituzionale e privato del ricorso contro la modifica statutaria si ritrovasse unito anche nella costruzione di una vera alternativa pistoiese all’inevitabile esodo di soldi e idee (e speriamo non di opere) verso Firenze, possibilità ad oggi solo rimandata e non annullata.

Michael Cantarella