Catechisti in coppia, per amore e per fede

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Rachele ed Emilio, giovani sposi che prestano insieme il loro servizio all’Immacolata

Insieme nella vita e anche in parrocchia una testimonianza di vita e di fede.

Rachele, ci puoi parlare della tua storia come catechista?

Ho 27 anni e ho iniziato a fare catechismo a 14 anni affiancando i catechisti “ufficiali” nella parrocchia della Vergine a Pistoia; da circa 6 anni sono alla parrocchia dell’Immacolata a Pistoia assieme a mio marito Emilio. Emilio ha 31 anni e ha iniziato a fare il catechista 6 anni fa. Insieme seguiamo il gruppo dei ragazzi dei primi 2 anni di cresima e del Dopocresima. Dopo un inizio timido, mi è stato di enorme aiuto nella gestione dei nostri progetti parrocchiali presenti e futuri.

Come avete ripreso le attività?

Dopo il lockdown iniziale abbiamo ripreso subito online. Già da maggio 2020, con tutte le precauzioni necessarie, abbiamo ripreso l’attività in presenza all’Immacolata. Abbiamo coinvolto anche i ragazzi più grandi del dopocresima a prendersi cura degli spazi parrocchiali attraverso l’igienizzazione e la pulizia degli ambienti del circolo, favorendo poi anche la formazione di un centro estivo e di serate di pizzeria per aiutare la parrocchia con le spese e il calo delle offerte dovute alla pandemia.

Com’è la situazione dei giovani nella vostra parrocchia?

Le situazioni riscontrate sono molteplici. Dei circa 25 ragazzi, tra 12 e 17 anni che frequentano le attività durante l’anno, specialmente in estate, ci sono situazioni complicate in ambito familiare, altre di tipo economico-sociale, riscontrando anche un alto tasso di abbandono scolastico. Molti di loro sono abbandonati a se stessi. Abbiamo visto però quanta ricchezza risieda nei giovani che vivono la parrocchia, anche marginalmente. Hanno formato vari gruppi molto uniti e coesi che vanno aldilà della provenienza sociale, economica, etnica o religiosa.

C’è un messaggio che vorreste dare?

Il nostro messaggio forse è un po’ banale, ma credo che si debba parlare di più ai ragazzi del Vangelo. Sono “poveri” di Vangelo e non conoscono quanta bellezza vi sia. Ci troviamo nel 21esimo secolo e nessuno in famiglia, tra amici, con fidanzate e fidanzati parla più di Gesù. Ci sono ragazzi che hanno sete di Vangelo ma non ne sono consapevoli perchè mai gli è stato presentato e ricercano le risposte in cose sbagliate e perfino dannose. Diamo modo e possibilità ai bambini e ai ragazzi di andare incontro alla parola di Dio, invece di nasconderla ed oscurarla o perfino di avere timore di parlarne.

Come vi siete incontrati?

Otto anni fa, io avevo 19 anni e lui 23, cercavo un lavoro che mi permettesse di essere più indipendente, aiutando la mia famiglia nelle spese. Emilio invece, dopo un corso da pizzaiolo, aveva trovato impiego in una pizzeria qui di Pistoia dove aveva affinato un po’ il mestiere. Il titolare del locale è un mio amico di infanzia, eravamo insieme, anche se lui è più grande, nei gruppi giovani della parrocchia della Vergine. Era un po’ che non ci vedevamo e un giorno, camminando per Pistoia, lo vidi passare in macchina. Accostandosi, gli chiesi se aveva bisogno di una cameriera e così iniziai a lavorare in pizzeria anche io. Fu così che conobbi Emilio. Da li a poco ci mettemmo insieme e dopo 6 anni non facilissimi abbiamo deciso di sposarci.

Comunità senza cuciture come la tunica di Gesù

«Prima della pandemia – raccontano i due sposini – avevamo preso contatti con catechisti di altre parrocchie per giornate di scambio reciproco. Con l’avvento del Covid il progetto è stato messo in stand-by. Diamo grande importanza alla collaborazione tra le parrocchie e sicuramente sarà un’esperienza formativa importante. Ai ragazzi sottolineiamo spesso come la tunica di Gesù fosse un abito unico, senza cuciture, come riporta il Vangelo. Così dovrebbero essere, a parer nostro, le parrocchie tra di loro, una sola veste».

Daniela Raspollini