Una vita con quelli che non contano

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L’esperienza umana e di vita religiosa di Giuliano Pallicca, dall’impegno con gli Scout ai Piccoli fratelli di Charles de Foucauld di cui è stato due volte priore e coordinatore

Dopo undici anni dall’ultima visita a Pistoia, il 30 maggio scorso, Giuliano Pallicca ha trascorso alcune ore in compagnia dei suoi amici pistoiesi; un tempo troppo breve ma certamente intenso di memoria e di condivisione, di gioia e di umanità. L’emozione di essere insieme prorompeva da ogni saluto, da ogni battuta.

Quando nel 1968 partì per entrare nella famiglia religiosa dei Piccoli fratelli, per molti giovani pistoiesi Giuliano era, da anni, l’amico fedele, lo scout autentico, punto di riferimento su cui sapevano di poter contare sempre. Erano gli anni belli del Concilio Vaticano II e della presa di coscienza, anche da parte dei giovani, che si fosse tutti chiamati a collaborare alla costruzione di un mondo più giusto e più bello, con nuove speranze culturali e storiche, con nuove visioni teologiche sulla Chiesa, sul laicato. L’impegno personale nel formarsi spiritualmente e nell’agire per e con gli altri era un dovere morale fortemente condiviso, che nello scoutismo pistoiese si traduceva in gioiosa amicizia e in un convinto progetto educativo. Tanti sacerdoti (da Padre Montanari a don Ferrero Battani) guidavano il cammino di ricerca di quei giovani a cui aprivano la mente, stimolandoli con esperienze formative, letture e incontri personali rimasti indelebili. Giuliano era sicuramente uno capace di recepire e far suo in modo speciale quanto la vita allora offriva. Di fatto si percepiva che nella spiccata riservatezza (conservando tutto in cuor suo) covava qualcosa. Eppure, la sua scelta stupì molto: non era quella di entrare in seminario o in un altro ordine tradizionale per poi farsi prete; Giuliano assumeva la vita consacrata volendo rimanere un laico che, dopo i voti temporanei, assumeva anche i voti perpetui. Era la scelta più radicale, perché in essa sul fare prevaleva l’essere, essere fratelli universali per testimoniare l’amore di Cristo nella essenzialità evangelica, stando con gli ultimi per vivere come loro, con loro, nella via di silenzio, di contemplazione e di umiltà tracciata da Charles de Foucauld. «Non mi sono mai pentito della mia scelta perché ho avuto la grande fortuna di entrare in una famiglia religiosa che vuole vivere insieme alla gente che non conta, da cui si riceve molto più di quello che si dà. Con i più lontani si va avanti cercando sempre di essere allo stesso livello, senza creare la dipendenza dei bisognosi: siamo umani insieme e con amicizia possiamo essere uno per loro, uno di loro».

Nella spiritualità di Nazareth, in questi anni, Giuliano ha vissuto in molti paesi, affrontando vari cambiamenti: da Spello a Bruxelles; in Giappone con i lavoratori a giornata; a Brooklyn con gli emarginati più rifiutati e i senza fissa dimora; in Messico con gente molto umile. «Negli anni settanta, i più poveri erano i lavoratori e gli operai. Oggi, i più poveri e diseredati sono disoccupati, senza casa e senza lavoro. Chi ha lavoro è realmente un privilegiato». Quando, per due volte, Giuliano è stato eletto Priore e Coordinatore dei piccoli Fratelli, ha incontrato tutte le comunità dei fratelli disseminate nel mondo. Particolarmente importante è stata l’esperienza in Giappone, paese di grande cultura e di forti tradizioni religiose. «In Giappone si va per rendere servizio alla Chiesa cattolica che, fondata molti secoli fa, ha subito persecuzioni e martirio ma è rimasta presente nel nascondimento. Ero in contatto con i lavoratori giornalieri, gente che spesso ha molto sofferto; hanno lavori precari, sono pagati a giornata e senza prospettive. Alcuni erano molto sensibili alla lettura della Bibbia e alla sfida del messaggio delle Beatitudini. È difficile per molti giapponesi entrare ufficialmente nella Chiesa, per la difficoltà di assumere tutte le norme e le regole religiose ma spesso c’è stata anche la gioia di alcune conversioni. Forse, i giapponesi possono insegnarci il forte senso comunitario che li ha da sempre caratterizzati, anche se certe negazioni delle libertà sono state molto gravi, a causa di un impero militare e di un regime poliziesco che hanno dominato per trecento anni e hanno provocato tanto dolore durante l’ultima guerra».

«Degli Africani, che da sempre affrontano difficoltà e problemi molto gravi, derivanti dal colonialismo e dalla globalizzazione che li hanno ridotti in condizioni terribili, non colpisce soltanto l’estrema povertà della vita; colpisce anche come essi siano capaci di mostrare gioia e forza di andare avanti. Sono sempre capaci di una solidarietà e di una condivisione che stupiscono. Da questa gente si riceve una carica interiore molto forte. Anche se non ci sono più radici né certezze su cui poggiare i fondamenti della vita, ciò che resta è quanto questa gente ha insegnato: essere umani». Nella condivisione quotidiana con i fratelli più diseredati, «la testimonianza evangelica fondata sull’amicizia vera non cade mai nel proselitismo; bisogna capire di che cosa gli altri hanno bisogno ascoltando loro stessi, perché la relazione di aiuto non sfoci nella condiscendenza. Anche per questo il Cristianesimo deve riposizionarsi e ripensare la missione perché la fede dell’altro ci insegna sempre e si scopre che c’è tanto Vangelo in chiunque si incontra. Basta andare verso gli altri con attitudine di umiltà per scoprire quali semi di Vangelo sono già presenti in loro. Dio è pura grazia e gli altri sono essi stessi dono da condividere, cercando di umanizzarsi ad immagine di Dio con il dare la vita per gli altri. Bisogna essere con gli altri per testimoniare la dolcezza che Dio ha con noi e quando non si sente niente, non si avverte nemmeno simpatia verso l’altro, dobbiamo amarlo nell’umanità».

Tra i fratelli da amare in modo particolare, oggi ci sono i giovani. «Nell’attuale fase storica, la Famiglia dei Piccoli Fratelli non ha molti contatti con i giovani, come accadeva nel passato, soprattutto nella comunità di Spello. Quando eravamo giovani noi pensavamo di cambiare il mondo e in questo avevamo anche il sostegno delle nostre famiglie, ben più stabili di quelle di oggi, che ci aiutavano a fare scelte forti. Oggi il mondo è cambiato e ci ha cambiato. Forse, per i giovani di oggi potrebbero essere proposti percorsi di formazione temporanea, con esperienze significative più adatte alle esigenze attuali; ma resto convinto che i giovani sapranno trovare i loro modi per fare scelte di vita autentica».

Paola Bellandi

Con i poveri sulle strade del mondo

Dalla diocesi di Pistoia sono entrati nei Piccoli Fratelli di Charles de Foucauld Giuliano Pallicca e Mario Grippo. Giuliano Pallicca ha svolto il suo noviziato a Spello, poi ha trascorso tre anni nella periferia di Lione, quindi ha studiato a Friburgo (Svizzera). Per sei anni ha vissuto in Giappone a Tokyo e Chichibu, lavorando nelle fabbriche. Il Capitolo di Herne lo elesse priore e trascorse altri sei anni a Bruxelles. Dopo altri due anni in Giappone è tornato a Spello dove ha trascorso 8 anni. Dall’Umbria è partito per New York quindi in Messico a Ciudad Hidalgo. Mario Grippo ha trascorso molti anni in Argentina, vivendo il duro periodo della dittatura militare. Da venti anni vive in una piccola comunità rurale del Venezuela a Bar Quisimeto.