L’esigenza di ascolto è un segno dei tempi

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Giovedì 21 luglio una serata in Cattedrale. Uno sguardo sulle questioni più attuali della società e della Chiesa alla luce di una tradizione monastica secolare

A Pistoia proporrà una riflessione dal titolo “Con Atto in ascolto della Parola”, in omaggio al santo vescovo che fece giungere a Pistoia la reliquia di San Jacopo, ma anche in piena sintonia con la spiritualità vallombrosana. Per Giuseppe Casetta, abate generale dell’ordine vallombrosano «Il tema dell’ascolto è rilevante perché San Giovanni Gualberto — fondatore dei Vallombrosani — era profondamente legato alla spiritualità benedettina e la regola di San Benedetto si apre proprio con l’invito all’ascolto (“Ascolta, figlio mio e porgi l’orecchio del tuo cuore”, ndr), mentre alla fine compare un altro verbo significativo, “perficere”, cioè compiere, realizzare, perché l’ascolto è il primo passo per la realizzazione della propria vita».

«Noi vallombrosani — prosegue l’abate — stiamo recuperando tantissimo questo tema, perché vediamo che dopo la pandemia c’è una richiesta di ascolto esponenziale da parte della gente. E dall’ascolto della persona arriviamo a suggerire che è fondamentale l’ascolto della Parola di Dio». Oggi l’esigenza dell’ascolto, afferma senza esitazione padre Casetta, è «un segno dei tempi»: «la gente sta cercando qualcuno che dia loro tempo e un ascolto più serio di quello che avviene in altre occasioni e su altri mezzi». Eppure passare all’ascolto reciproco a quello della Parola di Dio, non è né facile né immediato: «di lectio divina, si parla molto, ma sul serio se ne fa poca. Ci sono iniziative molto positive, ma è diffuso un certo analfabetismo biblico. Le forme con cui è proposta spesso non sono ben collocate e lo spontaneismo è rischioso. Abbiamo bisogno di recuperare un approfon- dimento. Prima, anche presso i nostri monasteri c’era più richiesta di corsi formativi, ma oggi la gente pensa che sia più che sufficiente quello che si legge online qua e là».

Il tema dell’ascolto è all’ordine del giorno anche per l’insistenza sul tema della sinodalità. «Anche di sinodalità — commenta Casetta — se ne parla molto ma ho l’impressione che ci sia una certa fatica nel viverla sul serio, ad esempio a partire dal basso perchè molte persone si affacciano ma non trovano quell’attenzione che sarebbe necessaria. La sinodalità — spiega l’abate — nasce dall’attenzione all’altro ma ci sono forme di clericalismo ed autoritarismo che la impediscono».

La congregazione Vallombrosana ha comunque saputo custodire e proporre il proprio carisma, anche dentro il drastico calo di vocazioni religiose. «In Italia — commenta Casetta — la vita della nostra congregazione è un po’ complicata; abbiamo vocazioni ma c’è molta fragilità e diversi lasciano. I monasteri poi sono diventati una sorta di ammortizzatori sociali, molti si affacciano alla nostra realtà per dare una sistemazione alla loro vita, mentre i giovani sono sensibili a proposte più tradizionali, perché sono molto incerti e quando trovano qualcosa di definito lo scelgono più volentieri».

Se in Occidente le vocazioni scarseggiano la congregazione ha cercato nuovi orizzonti: «siamo andati in India e in Brasile e queste due realtà hanno dato dei frutti che stiamo oggi assaporando. Ultimamente abbiamo aperto un monastero a Follonica con tre giovani monaci indiani».

Ugo Feraci