Riscoprire la liturgia

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Ripensare una dimensione fondamentale per la vita dei presbiteri e del popolo di Dio a partire dalla lettera apostolica “Desiderio desideravi”

Se è vero che la grazia di Cristo che riceviamo nei sacramenti non ha come categoria di riferimento quella dell’età anagrafica, posso tranquillamente affermare di essere “un prete giovane” e da prete giovane, ho vissuto il mio primo Triduo Pasquale nel periodo delle chiusure totali dovute alla pandemia. Celebrare la mia prima Pasqua da presbitero, nel 2020, nel silenzio di una chiesa vuota mi ha fatto davvero sentire il peso delle parole di Gesù: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi…». E pur avendo celebrato con attenzione e rispetto per le rubriche e le regole liturgiche e con tutta la solennità che il momento richiedeva, la mancanza dell’assemblea, soggetto celebrante, si è fatta davvero sentire in modo pesante. Perchè la Liturgia, luogo privilegiato dell’incontro con Cristo, è celebrare le meravigliose opere che l’amore di Dio, riversato nei nostri cuori non con il contagocce di una flebo ma come un torrente di montagna in piena, compie nel nostro quotidiano, facendoci scoprire con rinnovato stupore la radice della nostra Vocazione, quel Battesimo che ci ha resi figli nel Figlio e che ci dà il diritto/dovere come popolo sacerdotale, di innalzare a Dio il grido e la lode, l’invocazione ed il canto.

Questo ci dice in questi giorni papa Francesco, donando alla riflessione della Chiesa la Lettera Apostolica “Desiderio Desideravi” sulla formazione liturgica del popolo di Dio. Il documento del Papa, breve, appena 65 numeri, ma intenso, non vuol essere un trattato di teologia liturgica ne un direttorio ma piuttosto un invito a riscoprire, custodire e vivere la verità e la forza della celebrazione cristiana (n. 16). La liturgia, che il Papa definisce «antidoto al veleno della mondanità spirituale» ci preserva dalla pericolosa deriva dello gnosticismo, liberandoci dall’autoreferenzialità nutrita dalla propria ragione o peggio dal proprio sentire, oggi imperante nella cultura del “mi piace” e ci riporta dall’individualismo dell’io al noi ecclesiale, prendendoci per mano insieme, come assemblea, per condurci dentro il mistero che la Parola e i segni sacramentali ci rivelano (n. 19). 

Essa ci guarisce anche dall’influenza nefasta di un certo neo-pelagianesimo tecnologico, che ci fa credere di poterci salvare da soli, con le nostre forze, proclamando a gran voce la gratuità del dono della salvezza accolta nella fede; non un moralismo ascetico che ci fa fare a gara a chi è più bravo, ma il dono della Pasqua del Signore che, accolto con docilità, fa nuova la nostra vita (n. 20). Ovviamente, e la liturgia non fa eccezione, bisogna formarsi e formarsi bene, per non lasciare nulla al caso o alla creatività più selvaggia. Osserva papa Francesco: «ogni aspetto del celebrare va curato (spazio, tempo, gesti, parole, oggetti, vesti, canto, musica…) e ogni rubrica deve essere osservata: basterebbe questa attenzione per evitare di derubare l’assemblea di ciò che le è dovuto, vale a dire il mistero pasquale celebrato nella modalità rituale che la Chiesa stabilisce» (n. 23).

Anzi occorre riscoprire ogni giorno la bellezza della verità della celebrazione cristiana che ci conduce a meditare come «la continua riscoperta della bellezza della Liturgia non è la ricerca di un estetismo rituale che si compiace solo nella cura della formalità esteriore di un rito o si appaga di una scrupolosa osservanza rubricale» (n. 22).

Alessio Bartolini