Le suore Minime nella Cina di Mao

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Venerdì 11 novembre appuntamento a Poggio a Caiano per conoscere una memorabile e drammatica storia di fede e servizio

Una lunga storia di fede e una missione che le ha portate da Poggio a Caiano fino alla lontana regione del Fujian, nell’estremo sud-est della Cina. L’avventura cristiana di sei donne, suore, nella Cina fra il 1932 e il 1949 viene raccontata in Estamos en China: 90 anni dopo, appuntamento che venerdì 11 novembre si svolgerà al teatro Ambra di Poggio a Caiano (Prato), in una serata voluta dall’Istituto suore francescane Minime del Sacro Cuore.

A 90 anni esatti dalla partenza verrà ripercorsa la storia raccontata per la prima volta nel 1990 in un libro edito dalla Tipografia Poliglotta Vaticana. Fu un bancario e sindacalista livornese, Emilio Giovanneschi, a scoprire la vicenda e a tradurla, attingendo dai diari delle suore, in un testo che ancora oggi appassiona e commuove.

Quella di Giacomina, Salvatrice, Edvige, Bruna, Teobalda, Salesia nella regione del Fujian è una storia di 17 anni di fede per portare il Vangelo e per testimoniarlo con opere educative e sociali verso le famiglie con maggiori povertà, verso l’infanzia. Incognite e violenze che le sei suore poggesi videro in particolare verso le bambine, allora spesso oggetto di discriminazioni. Nel maggio 1949, dopo periodi di dure violenze che si accanirono contro le loro opere ma anche contro le loro persone e quelle a loro vicine, le suore furono costrette a fuggire.

“Estamos en China”, il libro che racconta questa storia, viene presentato in un incontro moderato dal giornalista Gianni Rossi, direttore di TVPrato, che intervisterà l’autore e introdurrà il relatore: Giorgio Bernardelli, direttore editoriale di “Asia News” (agenzia di informazione specializzata in Medio e Lontano oriente) nonché responsabile comunicazione del PIME, Pontificio Istituto Missioni Estere. A Bernardelli è stato affidato il compito di inquadrare, sotto il profilo storico, ciò che le religiose di Poggio a Caiano trovarono nella Cina di 90 anni fa e negli anni della loro difficile permanenza: la guerra fra nazionalisti e comunisti, la “lunga marcia” dei comunisti tra il 1934 e il 1935 con l’ascesa di Mao Tse Tung, l’occupazione giapponese e la nuova guerra a partire dal 1937, la guerra mondiale, la vittoria dei comunisti di Mao.

Verrà anche distribuito, insieme al libro, un fascicolo che contiene, sempre curato da Bernardelli, appunti su cosa è accaduto in Cina dopo il 1949 e cosa sta accadendo oggi, con particolare riferimento alla presenza dei cattolici e ai rapporti fra Repubblica Popolare Cinese e Vaticano.

Il fascicolo (”Con gli occhi puntati lontano”) è completato dalle schede, curate da suor Salvatorica Serra, con i profili delle sei “Minime” e da un intervento di don Pietro Wang, cappellano della comunità cattolica cinese a Prato. Se 90 anni fa dall’area pratese partirono alcune religiose per la Cina, da qualche decennio in questa stessa area lavorano e vivono migliaia di immigrati cinesi. Alla serata interverranno, oltre a don Pietro Wang, il sindaco di Poggio a Caiano, Francesco Puggelli, che è anche presidente della Provincia di Prato e il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli. Il saluto delle Minime sarà portato dalla madre generale suor Annalisa Colli.

Il ricavato della serata, organizzata da un gruppo di laici nell’ambito dell’Istituto, sarà devoluto alle attività svolte oggi dalle “Minime” nella difficile realtà dello Sri Lanka. Presenze missionarie della congregazione fondata 120 anni fa dalla Beata Margherita Caiani si trovano a Betlemme, Egitto, Brasile e Sri Lanka.

Nelle lettere edite il coraggio e l’orrore della persecuzione

Uno spaccato reale e tangibile di 90 anni fa quello che trapela da alcuni degli estratti delle lettere contenute nel volume “Estamos en China”, fin dal racconto della partenza dal porto pugliese di Brindisi.

«Brindisi 11 novembre 1932. Ore 19.30. Il “Conte Rosso” sta mollando gli ormeggi. Sul ponte battuto da un gelido vento di tramontana, tra lo sventolio di fazzoletti di circa duecento passeggeri, un gruppo di sei suore con gli occhi umidi puntati lontano, guarda, oltre il chiarore dei riflettori del porto, nel buio della notte. Sei anime, sei Minime del Sacro Cuore, sei suore. Quarantenni le prime quattro, con alle spalle un consolidato servizio di dedizione personale completa in ospedali, scuole e ospizi; figlie fedeli di una Congregazione che le volle prime rappresentanti di sé nel mondo. Giovani professe le altre due, poco più che ventenni, con il desiderio ardente di darsi totalmente agli ultimi della terra».

Ma la missione in Cina è purtroppo segnata da difficoltà e da terribili violenze durante l’affermazione dei comunisti.

«Si piange, si prega, si grida al Sacro Cuore di salvarci. Colpi fortissimi piombano con la spada sulla Superiora finché si accascia come morta sopra le ragazze. Suor Salvatrice ha la spada puntata alla gola. Stringendomi strette al petto le due piccole chiudo gli occhi attendendo il mio turno. Alla mia sinistra suor Salesia, con la piccola Giacinta in braccio, fa segno di avere pietà, ma viene strappata a viva forza, gettata per terra e colpita a sciabolate e calci finché non dà più segni di vita … Non contenti, con le torce, cercano di bruciarmi le vesti e il velo ma inutilmente».

Una situazione così drammatica che porta le suore a dover fuggire da quella regione in cui hanno trascorso 17 anni.

«Al mattino, dopo averci comunicato che la testa dell’esercito comunista era stata avvistata a circa quindici chilometri da Funing, il Padre ci partecipa la sua decisione di fuggire. Insiste perché gli si comunichi la nostra intenzione … Suor Edvige non sa che fare. Per la nostra sicurezza avremmo dovuto seguirlo, ma le cento bambine che ancora restavano con noi non ci davano il coraggio di farlo».

«Finita la Santa Messa – prosegue il brano, tratto da una delle lettere delle suore Minime – tutti i cristiani si riversano in casa, le nostre bambine si confondono in quella moltitudine. Che strazio! Chi piange di qua e chi di là, chi si aggrappa alle nostre tonache, chi si inginocchia raccomandandoci di tornare presto … Un folto gruppo di cristiani, vera guardia d’onore, continua a scortarci piangendo tra gli stretti sentieri e il folto delle piante. Verso le 13 si arriva a Ymin. La barca è pronta per salpare».