«Parrocchie della diocesi, unitevi»

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Dalla comunità di Belvedere a Pistoia alcune riflessioni sul Sinodo e un invito a superare le abitudini. Dopo il Covid è tempo di ritrovare nella comunione la forza e la bellezza dell’annuncio cristiano

Quali sono le fatiche e i rischi che vivono le nostre parrocchie? La riflessione di Maria Carla Desideri, della comunità del Belvedere di Pistoia tocca alcuni nervi scoperti del territorio diocesano. «La parrocchia — commenta — fa ancora molta fatica, dopo il Covid, a ricreare un tessuto sociale attivo. Non ci sono al momento contatti per iniziative interparrocchiali o a livello di vicariato come si auspicherebbe in un clima sinodale». Eppure, afferma Carla, «per essere efficaci nell’annunciare il Vangelo bisogna farlo in comunità, come all’inizio della Chiesa furono mandati a due a due ad annunciare il Vangelo e poi si ritrovavano insieme a condividere le esperienze. L’annunciare il Vangelo non è missione per singoli, ma serve una comunione di intenti e una testimonianza di più persone convinte e quindi convincenti. Anche a livello locale — commenta — i parroci devono accogliere l’invito all’apertura, a fare comunità allargata, a fare squadra fra loro e con il “gregge”, individuando quelle che possono essere le proposte da fare alla realtà vicariale e poter coinvolgere i laici».

Carla Maria stimola presbiteri e laici: «tutte le comunità devono uscire dall’ombra del proprio campanile e aprirsi a un atteggiamento che favorisca la progettazione comune, senza sovrapporsi alle iniziative dell’altro andando in competizione. Se ogni comunità fa vita a sé, non c’è certo sinodalità e le parrocchie sono il primo livello che deve adeguarsi. Bisogna sconfessare il modo di dire “Ognuno fa parrocchia a sé”. Le risorse, sul territorio, sono poche. C’è bisogno di farne crescere di nuove, non bruciando quelle già presenti. Va poi ritrovata comunione fra le persone, riallacciando i rapporti ai vari livelli ».

Per Carla Maria la sinodalità passa in primo luogo da questo spirito di condivisione: essa si compie e si rafforza «se guardandosi intorno, si hanno esperienze positive da seguire e si seguono, se diventiamo propositivi anche al di fuori del nostro piccolo orticello. Nella nostra Chiesa spesso se c’è qualche iniziativa che funziona, qualche attività ben fatta, qualche associazione partecipata, è più facile che venga “invidiata” piuttosto che seguita e supportata per renderla ancora migliore». Le difficoltà non le vive soltanto il Clero, ma chiamano al protagonismo tutti i laici: «Il ruolo dei laici è riconosciuto fondamentale dal Concilio Vaticano II e ribadito da San Giovanni Paolo II e non ultimo da papa Francesco. Anche il vescovo Tardelli ha scelto di indire il Sinodo puntando sul ruolo e la partecipazione dei laici. Manca sicuramente una formazione più strutturata e robusta per incrementare l’efficacia del loro coinvolgimento e dell’azione negli ambienti di vita. Senza i laici la Chiesa sarebbe fine a se stessa e slegata dalla comunità » ma occorre individuare «i piccoli “talenti” di ognuno e valorizzarli», accogliere «i diversi carismi» e supervisionare «l’operato». Intanto però, il lavoro è tutto per il Sinodo: «nella Parrocchia di Belvedere è stato formato un gruppo sinodale con alcuni dei membri del Consiglio Pastorale Parrocchiale ed altri rappresentanti della Chiesa locale. Sono stati fatti tre incontri e ce ne sarà un quarto in settimana prossima ». Insomma, tutti al lavoro, per un’occasione unica di ascoltarsi e ravvivare le comunità parrocchiali.

di Daniela Raspollini