Per favore, liberiamo la memoria dalla retorica

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In questi giorni si celebra la “giornata della memoria”. Milioni di ebrei uccisi insieme ad altri esseri umani in uno sterminio di massa senza precedenti. Un fatto che viene ricordato in molti modi ma la cui memoria non sfugge alla retorica. E non c’è la peggio che ammantare di retorica gli eventi e magari, direi proprio “martellare” le giovani generazioni, con discorsi che spesso non sono altro che di circostanza. Da questo punto di vista occorre fare davvero molta attenzione, perché affogare la memoria di quanto è accaduto – che è veramente terribile – nella retorica delle commemorazioni formali o in obblighi scolastici, è il miglior modo per rendere addirittura odiosa quella stessa memoria. Così, invece di far scattare processi di autentica assimilazione che dovrebbero portare la persona a vaccinarsi da certi esiti, si ottiene esattamente l’effetto contrario.

Liberateci dunque dalla retorica, non si può però dimenticare la barbarie di cui l’essere umano è capace. Fare memoria allora, a mio parere, oltre che a ricordare le vittime, serve a ricordarci che dentro ciascuno di noi sta in agguato una bestia: quella dell’odio, del risentimento, della superbia, della violenza, del razzismo; una bestia feroce sempre pronta a ghermirci e a trascinarci su strade di dolore e di sofferenza senza limiti. Come purtroppo la storia dei nostri giorni impietosamente ci mette davanti agli occhi.

+ Fausto Tardelli, vescovo

(Tratto da La Vita-Pistoia Sette, dorso diocesano di Avvenire)