Eventi

La vita in pdf n. 23 del 12 giugno 2016

La vita in pdf n. 23 del 12 giugno 2016

La vita in pdf n. 44 del 13 dicembre 2015

La vita in pdf n. 44 del 13 dicembre 2015

XVI domenica del tempo ordinario annob

Ger 23,1-6; Sal 22; Ef 2,13-18; Mc 6, 30-34

Questa è l’unica volta nel Vangelo di Marco in cui appare il termine di “apostolo” che non indica un titolo, una carica, ma una funzione: significa “inviato”. Quando i discepoli sono inviati, sono “apostoli”.

Ebbene questi apostoli, i discepoli, “si riunirono attorno a Gesù e gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato”. Ma Gesù non li aveva autorizzati ad insegnare e anche quello che hanno fatto non era quello che Gesù li aveva incaricati di fare.

Abbiamo visto già la volta scorsa come questi discepoli non fanno ciò per cui Gesù li aveva inviati. Gesù non si mostra molto felice di questa loro azione e infatti dice “Venite in disparte”. Questo ‘disparte’ è un termine tecnico adoperato dagli evangelisti – lo troviamo più volte non solo in Marco, ma anche negli altri autori del Vangelo – che indica sempre incomprensione o ostilità, o addirittura, opposizione a Gesù.

Quindi tutte quelle volte che Gesù prende i discepoli ‘in disparte’ è perché da parte dei discepoli c’è incomprensione, ostilità o opposizione al suo messaggio.

Per quanto riguarda il fatto che questi discepoli si sono messi ad insegnare va sottolineato che c’è differenza nella lingua greca tra ‘insegnare’ e ‘predicare’. ‘Insegnare’ significa adoperare le categorie dell’Antico Testamento per annunziare il nuovo e questo sarà un ruolo che Gesù prende per sé, perché solo Gesù sa ciò che dell’Antico è ancora buono per annunziare la novità del Regno. Quindi Gesù non autorizza mai i discepoli ad insegnare, li manda invece a ‘predicare’. ‘Predicare’ significa l’annunzio con categorie nuove.

Loro invece hanno insegnato, hanno preso le categorie dell’Antico Testamento e hanno prodotto un risultato un poco confuso. Infatti, scrive l’evangelista che “molti venivano”. Probabilmente questi discepoli hanno annunziato il Messia secondo le categorie nazionaliste e questo ha creato entusiasmo. Mentre Gesù nella sinagoga del suo paese è stato accolto da scetticismo, la predicazione dei discepoli è accolta con entusiasmo. Quindi significa che la linea di Gesù e quella dei discepoli non è la stessa.

“Allora”, scrive l’evangelista, “andarono con la barca in un luogo deserto, in disparte”. Quindi Gesù li vuole separare dalla folla perché loro hanno creato una falsa attesa, quella del Messia trionfante, il Messia vincitore.

E, notiamo che l’evangelista scrive “sceso dalla barca” anziché ‘scesero dalla barca’. I discepoli rimangono sulla barca, Gesù li distanzia dalla folla.

“Gesù vide una gran folla ed ebbe compassione”. Questo ‘avere compassione’ è un termine tecnico dell’Antico Testamento e anche del Nuovo che è adoperato esclusivamente per Dio. Gli uomini hanno misericordia, ma è solo Dio che ha compassione. La ‘compassione’ non è un sentimento, ma un’azione divina con la quale si restituisce vita a chi vita non ce l’ha.

Nell’Antico Testamento è riservata esclusivamente a Dio, nel Nuovo a Dio e a Gesù.

Ebbene la compassione di Gesù verso questo popolo che non ha vita è perché erano “pecore che non hanno pastore”. Mosè aveva chiesto che ci fosse sempre un pastore nel suo popolo perché il gregge non fosse sbandato e invece la folla è come ‘pecore che non hanno pastore’. Ma in realtà i pastori ce li avevano, tanti, forse anche troppi. Il punto è che questi pastori non si curavano del bene del popolo, ma soltanto dei propri interessi. Non curavano la salute, la vita del popolo, ma difendevano i propri privilegi; non servivano il gregge, ma lo dominavano.

Allora Gesù, di fronte a questa situazione che era stata già denunciata dai profeti, prende lui il ruolo di pastore.

Da questo momento Gesù sarà il vero pastore di Israele. “E si mise a insegnare loro molte cose”. Gesù non insegna dottrine per dominare le persone, ma, lo vedremo, si fa alimento, comunicazione vitale, che consente al popolo di vivere.

Don Timoteo Bushishi