Eventi

Gli ultimi sviluppi del pensiero sociale della Chiesa

Enciclica Caritas in Veritate, pur prendendo atto dei gravi squilibri umani, sociali, ambientali che caratterizzano il sistema economico mondiale segue un approccio prudenziale proteso, più che a recriminare sulle responsabilità, a proporre in forma persuasiva un progetto di economia non anticapitalistico, ma postcapitalistico, modello che accoglie l’economia d’impresa, la valorizzazione dell’imprenditorialità plurale, i principi di comportamento economico basati non solo sullo scambio di equivalenti e sullo scambio distributivo, ma anche sullo scambio donativo, l’affermazione della responsabilità sociale delle imprese speculare alla responsabilità dei consumatori, la considerazione della globalizzazione senza accenti enfatici o apocalittici, la previsione di una regolazione sopranazionale dell’economia. Continua a leggere Gli ultimi sviluppi del pensiero sociale della Chiesa

Partecipare alla vita pubblica

Il Papa ai vescovi italiani La fede non e alienazione: sono altre le esperienze che inquinano la dignita dellfuomo e la qualita della convivenza sociale!h. Ad esclamarlo e stato Benedetto XVI, nellfallocuzione pronunciata il 26 maggio nella basilica di Santa Maria Maggiore, dove ha recitato il Rosario con i vescovi e ha affidato lfItalia alla protezione della Vergine Maria, in occasione del 150‹ anniversario dellfUnita dfItalia. gIn ogni stagione storica – le parole del Papa – lfincontro con la parola sempre nuova del Vangelo e stato sorgente di civilta, ha costruito ponti fra i popoli e ha arricchito il tessuto delle nostre citta, esprimendosi nella cultura, nelle arti e, non da ultimo, nelle mille forme della caritah. Continua a leggere Partecipare alla vita pubblica

Ai “liberi e forti” (se ancora ci sono)

Siamo un gruppo di laici, che fanno riferimento alla fede cristiana e che hanno accolto l’invito della Chiesa a farsi carico dell’impegno politico, assumendosi le proprie responsabilità. Ci siamo riuniti in associazione che porta il nome di Amici del dialogo, operante nell’area territoriale dell’“Oglio‑Po”. Per onorare questo nostro nome vorremmo ‑ con umiltà, semplicità e carità ‑ aprire un dibattito sereno e costruttivo all’interno dell’intera comunità ecclesiale, alfine di suscitare discussione, dialogo ‑ appunto ‑ ma soprattutto testimonianza cristiana ed evangelica. Il tema che vorremmo proporre è tra i più delicati e roventi del momento: Il rapporto tra comunità cristiana‑Chiesa e politica. Ci introduciamo richiamando l’osservazione del cardinal Bagnasco all’ultimo vertice della Cei: «La collettività respira un evidente disagio morale». Il riferimento cade sugli ultimi scandali di tipo sessuale, che hanno investito l’attuale area di governo, ma per noi non si ferma solo a quelli. Continua a leggere Ai “liberi e forti” (se ancora ci sono)

L’enciclica del Concilio

Cinquant’anni fa, il 15 maggio 1961, Giovanni XXIII pubblicava l’enciclica sociale “Mater et magistra”. La data non è casuale perché quel giorno ricorreva il 70° anniversario della prima grande enciclica sociale, la “Rerum novarum” di Leone XIII. Si tratta, quindi, di un’enciclica celebrativa, tuttavia non è semplicemente un documento di circostanza. Quell’anno, 1961, fu denso di avvenimenti spesso contraddittori. Fu l’anno in cui s’intensificò la guerra fredda tra Urss e Usa con la creazione del muro di Berlino. L’anno seguente si giunse fino alla soglia della guerra atomica con l’istallazione dei missili sovietici a Cuba. D’altra parte, nello stesso tempo, si avviò per iniziativa del presidente americano Kennedy e di quello russo Kruscev, il “disgelo”, il tentativo di dialogo tra le due potenze con l’incontro di Vienna. Dal canto suo, il papa Giovanni riceverà in Vaticano due anni dopo, nel 1963, il genero di Kruscev. Il 1961 fu anche l’anno del primo volo nello spazio del russo Gagarin. Inoltre stava avanzando con ritmo impetuoso il processo di decolonizzazione di tanti popoli africani. E per quanto riguarda la Chiesa fu l’anno il cui papa Giovanni indisse il Concilio Ecumenico Vaticano II che inizierà l’anno seguente. L’enciclica ebbe un singolare destino In un certo senso fu oscurata dall’imminente Concilio e superata dalle novità che l’evento avrebbe prodotto anche in campo sociale con la Costituzione “Gadium et Spes” sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. Ma in un altro senso, essa anticipò alcuni aspetti del Concilio. Innanzitutto il metodo con cui affronta la vasta e nuova problematica sociale del suo tempo. Essa non procede sviluppando in maniera dottrinale i principi dei suoi predecessori, ma s’impegna in approfondite letture dei tanti fenomeni nuovi che caratterizzavano l’ambiente sociale. La maggior parte dell’enciclica, che è alquanto voluminosa, è costituita dalla rassegna di queste nuove questioni. Ad esempio, si dilunga molto nel descrivere il fenomeno della “socializzazione”, cioè di questa fitta rete di relazioni sociali che hanno reso la nostra società molto più complessa. Avverte poi con lucidità il nuovo assetto che sta prendendo il mondo con l’affacciarsi dei nuovi popoli che reclamano giustizia. È la prima denuncia del dramma del sottosviluppo che sarà poi oggetto dell’enciclica “Populorum Progressio” di Paolo VI. Parla del problema demografico e indica già alcuni orientamenti riguardanti la questione etica del rispetto della vita. Nella parte finale l’enciclica raccomanda di partire dalla lettura dei fatti come la via migliore per affrontare i problemi sociali dal punto di vista della fede e fa un espresso riferimento al metodo del “vedere, giudicare, agire” in uso nel movimento dei giovani operai cattolici del Belgio guidati da mons. Cardijn. È un metodo che implicitamente fa riferimento ad un nuovo concetto di Chiesa nella sua missione nel mondo, quello che poi il Concilio svilupperà nei suoi testi maggiori. Una Chiesa che ha bisogno di osservare con attenzione i fatti prima di giudicarli e valutarli alla luce della fede. Da questa attenta lettura avviene uno scambio fecondo: non solo la Chiesa offre luce di verità al mondo, ma essa stessa conosce meglio il contenuto di verità che il Signore le ha affidato. Il Concilio chiamerà “segni dei tempi” questi fatti attraverso i quali lo Spirito Santo conduce la Chiesa ad una maggiore consapevolezza dei contenuti della fede e del suo ruolo nel mondo. Un altro aspetto anticipatore dello spirito nuovo che animerà il Concilio, è l’atteggiamento dialogante che l’enciclica assume. Non ci sono condanne solenni delle ideologie dominanti, soprattutto del comunismo che pure in quegli anni aveva la sua massima espansione e attrattiva anche in Occidente. Non ignora gli errori che possono portare l’umanità ad esiti disastrosi. Il primo e fondamentale errore che riguarda sia i movimenti rivoluzionari sia il progresso scientifico e tecnologico “sta nell’assurdo tentativo di voler comporre un ordine temporale solido e fecondo prescindendo da Dio”. Di fronte a questi sbandamenti ideologici, l’enciclica invece di aggredirli con condanne, s’impegna a proporre in positivo la sua visione. La lettura che l’enciclica fa del suo tempo è in buona parte superata dallo sviluppo storico, però vale la pena ricordarla e rileggerla perché ci mette in quel particolare momento in cui sono nate certe intuizioni che hanno aperto un nuovo cammino alla Chiesa.

Il prete conciliare: una rilettura

La grazia propria del vescovo non è d’essere la sintesi dei ministeri, come si poteva pensare in passato, ma è il ministero della sintesi, della armonizzazione e della generazione di tutti i ministeri volti all’edificazione della comunità”. Una frase felice, felicissima, reperibile nel documento della nostra Conferenza episcopale degli anni ’70 Evangelizzazione e ministeri. Una frase da richiamare proprio nel tempo in cui la chiesa italiana pone l’educazione al centro del piano pastorale del decennio in corso. Continua a leggere Il prete conciliare: una rilettura