Eventi

Centro Culturale “J. Maritain” – La leggenda del Grande Inquisitore

Centro Culturale “J. Maritain”
Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Venerdì 8 Novembre 2013, ore 21
Incontro-dibattito sul tema: La leggenda del Grande Inquisitore.
Una storia che parla ancora di noi

A partire dal volume curato da R. Badii e E. Fabbri Il Grande Inquisitore.

Attualità e ricezione di una metafora assoluta (Mimesis 2013)

Interverranno ENRICA FABBRI e RENATA BADII
Segue dibattito
Come un magnete, la Leggenda del Grande Inquisitore ha attirato l’attenzione dei protagonisti della cultura europea del Novecento e anche gli interpreti dell’età globale continuano a leggere il racconto di Dostoevskij come una storia che parla sempre di noi, abitanti della tarda modernità. Ma a cosa si deve la sua persistente attualità? La Leggenda del Grande Inquisitore costituisce il luogo letterario di un confronto emblematico tra immagini del mondo concorrenti, intendendo per “immagine del mondo” quella costruzione intellettuale che definisce, e giustifica, una concreta interpretazione della condizione umana e del rapporto tra soggettività e trascendenza, a partire dalla quale si rende poi possibile elaborare, e legittimare, una specifica concezione del potere politico, della sua logica interna, e della sua relazione con le potenze etiche. L’incontro tra il Grande Inquisitore e il suo Prigioniero silenzioso assume un carattere metaforico: la Leggenda è un racconto passibile di infinite interpretazioni, tra loro anche direttamente antagoniste, proprio perché in essa la cultura europea tardo moderna ha colto – e continua a cogliere – una fenomenologia di differenti immagini del mondo, di orizzonti di senso ultimi che si dimostrano ancora essere pragmaticamente funzionali a rispondere alla domanda fondamentale circa il posizionamento dell’uomo nel mondo. In altri termini, la fucina della Leggenda continua a produrre materiale metaforico indispensabile per articolare le nostre immagini del mondo e per definire/interpretare, attraverso di esse, gli atteggiamenti, gli interessi e le indifferenze della nostra epoca.
Enrica Fabbri è Dottore di ricerca in Studi politici e insegna filosofia e storia nelle scuole superiori.
Tra le sue pubblicazioni: Roberto Bellarmino e Thomas Hobbes: teologie politiche a confronto (Roma 2009).
Renata Badii è Dottore di ricerca in Filosofia politica e assegnista presto la Scuola Sant’Anna di Pisa.
Ha pubblicato: Il rischio del politico. Opposizione e neutralizzazione in Carl Schmitt (Milano 2009).
Insieme lavorano sul concetto di immagine del mondo, su cui hanno pubblicato Weltbilder and Philosophy, numero monografico di «Humana.Mente – Journal of Philosophical Studies» (Pisa 2012), e il saggio L’orizzonte del possibile. Immagini del mondo, immaginazione e politica nella Leggenda del Grande Inquisitore (in La politica tra verità e immaginazione, a cura di A. Ferrara, Mimesis 2012).

Centro Culturale “J. Maritain” – Il modernismo: aspetti, figure ed eredità

Centro Culturale “J. Maritain”
Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Giovedì 24 maggio 2012
Nell’Aula Magna del Seminario Vescovile
si terrà un incontro-dibattito sul tema

Il modernismo: aspetti, figure ed eredità

Introdurrà Franco Cardini, dell’Università di Firenze

Oltre che una generale tendenza verso la modernità, il termine “Modernismo” indica anche un movimento di rinnovamento interno alla Chiesa, volto a rendere la riflessione teologica, la pratica dell’esegesi, l’apologetica e lo stesso comportamento socio-politico più in sintonia con la cultura attuale.
Il movimento ha la sua origine in terra di Francia. Se i grandi ispiratori sono Henry Bergson e Maurice Blondel, il manifesto può essere ricondotto al libro dello storico delle religioni Alfred Loisy L’evangelo e la chiesa (1902), che ha l’intento dichiarato di trasformare e superare le categorie neo-tomiste, con cui la Chiesa allora preferibilmente si presentava, sostituendole con un linguaggio e principi più vicini ai problemi dell’essere umano moderno.
Tra i contenuti su cui i modernisti tornano con particolare calore sono da sottolineare il primato della coscienza, con una forte rivalutazione dell’immanenza nella comprensione del messaggio religioso, e con un conseguente ridimensionamento del ruolo delle istituzioni ecclesiastiche; il valore dell’azione o dell’esperienza pratica, che immette il divenire nel cuore della concezione della divinità stessa e della religione; la natura dei dogmi, espressione simbolica ed imperfetta della vera rivelazione; il rigore nell’indagine filologica sulla Bibbia, che conduce ad un ritorno alle fonti, con la forza creativa e rivoluzionaria che esse promanano.
La prima reazione della Chiesa non fu proprio di accogliente apertura. Papa Pio X espresse a più riprese la sua intolleranza verso il modernismo che culminò con l’enciclica Pascendi del 16 settembre 1907 contro gli errori filosofici, l’interpretazione del concetto di fede e i principi della metodologia storico-critica del movimento. Tre anni dopo, il contrasto si fa ancora più esplicito con la formulazione e l’imposizione del cosiddetto “giuramento anti-modernistico”. Il modernismo assurgeva a “sintesi di tutte le eresie”.
Superate le turbolenze, subentra poi l’immenso potere risanatore dell’interpretazione storiografica. Fino all’attuale lettura secondo cui le condanne che il pontefice formulò erano corrette contenutisticamente, ma indirizzate erroneamente, dato che nessuno degli autori modernisti aveva mai sostenuto le tesi incriminate.
A voltare pagina, poi, ci pensò il concilio Vaticano II.
Il ruolo, le suggestioni, le eredità che il movimento modernista ha lasciato sono, tuttavia, ancora oggetto di ricerca e discussione. La serata del Maritain offre, sull’argomento, un’occasione di sintesi e di aggiornamento.
A.V.

Giovedì 24 novembre 2011 alle ore 21

CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”
Seminario Vescovile – via Piccini, 36 – Pistoia

Giovedì 24 novembre 2011 alle ore 21
nell’Aula Magna del Seminario Vescovile
si terrà un incontro-dibattito sul tema

Teilhard de Chardin, l’evoluzionista cristiano

Interverrà Ludovico Galleni
dell’Università di Pisa

In questi ultimi anni, grazie anche al centocinquantesimo anniversario della pubblicazione del libro di Charles Darwin, “L’origine delle specie” è nato a livello del grande pubblico un rinnovato interesse per l’ evoluzione biologica.
Nel mondo cattolico in particolare stiamo cercando di riprendere e di nuovo fare conoscere l’opera di quello che può essere considerato il maggior esponente dell’evoluzionismo nel mondo della riflessione religiosa cioè Pierre Teilhard de Chardin.
Geologo, paleontologo e paleo antropologo Teilhard è noto nel mondo della scienza come fondatore della moderna paleontologia e paleoantropologia del sub continente cinese. Ma più in generale, nel mondo della cultura teologica ,per avere proposto un progetto di sintesi tra nuova visione scientifica del mondo e teologia cristiana.
Tutta la riflessione teilhardiana muove attorno alla definitiva accettazione del concetto di evoluzione che diviene la chiave di lettura che la scienza propone per tutta la realtà che conosciamo. E in Teilhard de Chardin, la riflessione filosofica sull’evoluzione si sviluppa attorno al concetto di “muovere verso”. La materia segue leggi fisico chimiche che fanno sì che essa muova verso la complessità. Quando e dove si raggiungono determinati livelli di autoorganizzazione la materia dà luogo alla vita. La vita ancora muove verso la complessità, ma dove si realizzano altre condizioni, verso forme a strutture cerebrali sempre più complesse e quindi verso la coscienza.
E’ la legge di complessità coscienza, una vera e propria legge galileiana che Teilhard descrive estrapolando alcuni dati che individua nell’evoluzione paleontologica e che poi diviene oggetto di ulteriori ricerche e conferme sperimentali. Dal punto di vista scientifico queste ricerche, oggi, si presentano di particolare importanza perché precorrono alcuni temi chiave dei meccanismi evolutivi: la biologia come scienza che studia l’infinitamente complesso, l’emergenza di proprietà, gli effetti soglia, i parallelismi e le canalizzazioni come eventi chiave per comprendere l’evoluzione ed infine la proposta della Geobiologia la scienza che studia l’evoluzione a livello di Biosfera superando i limiti del riduzionismo tipico della lettura del darwinismo del XX secolo. L’opera scientifica teilhardiana rappresenta la base delle indagini della biologia evolutiva del XXI secolo .
Ma ovviamente Teilhard ha rappresentato molto di più e a nostro parere l ’idea del muovere verso è anche fondamentale per una riflessione sulla teologia e la filosofia cristiane del XXI secolo. Pur con alcuni limiti nell’insieme abbastanza superabili Teilhard , di fronte al dato non più eludibile di una imperfezione della natura e di una drammaticità della natura presente fin dagli inizi, sposta verso il futuro l’attenzione della teologia cristiana: : è la seconda venuta di Cristo che deve diventare l’oggetto fondamentale della ricerca teologica in una Cristologia che guarda al compimento alla fine dei tempi. . In fondo il muovere verso che interessa tutto l’universo e quindi anche il cammino dell’umanità, cammino di alleanza redenzione e salvezza, rappresenta, uscendo dall’alfa della creazione verso l’ omega della sintesi finale, quell’exitus reditus di cui ha recentemente parlato Giordano Frosini . Inoltre la rilettura del peccato originale in prospettiva cristologica acquista nuovi significati con l’importante ribaltamento della perfezione dell’Eden vista non più come un passato da rimpiangere, ma come una meta da conseguire, una meta che può essere nel futuro, in quella Terra costruita dall’opera dell‘Uomo e pronta come la sposa preparata dallo sposo di cui parla l’Apocalisse per la seconda venuta di Cristo .
Questo naturalmente pone un problema ulteriore e non banale, il problema del male . Teilhard affermerà infatti che la sofferenza il dolore la morte non entrano nel mondo come conseguenza del peccato, ma fanno parte della stoffa stessa dell’Universo. E qui si pare una discussione serrata sul male e la sofferenza nell’universo, ma anche si apre una porta importante al recupero piste teologiche, innanzitutto quelle della cosidetta scuola francescana .
Ma proprio il riferimento alla Terra da costruire apre ulteriori prospettive. Innanzitutto quelle di una umanità in cammino verso una meta che è nel futuro e all’interno di questa umanità in cammino quella del popolo di Dio, anch’ egli in cammino verso il futuro. E’ la prospettiva teilhardiana ripresa dal Concilio, nella costituzione dogmatica Lumen Gentium ai numeri 9-11.
Ma vi è poi importante il riferimento all’etica ambientale. Se infatti occorre dare una importanza escatologica anche al cammino dell’Umanità sulla Terra, occorre preservare la Terra e la Terra può essere preservata solo all’interno della prospettiva della conservazione della Biosfera e quindi dell’ etica ambientale. Se diviene fondamentale costruire la Terra questa costruzione è possibile solo conservando quella biosfera che permette la sopravvivenza dell’Umanità. Con l’opera teilhardiana l’ etica ambientale diviene una parte fondamentale della teologia morale. E la Terra va costruita nel rispetto di quei meccanismi generali dell’ evoluzione della Biosfera che Teilhard aveva lucidamente indicati.
Oggi possiamo dire che l’aspetto fondamentale dell’agire dell’Uomo nei riguardi della è collegato al mantenimento della stabilità della Biosfera grazie al rispetto della biodiversità . Un ecosistema infatti è tanto più stabile quanto più è basato sulla ricchezza di specie.
Ancora due prospettiva importanti per la riflessione su Teilhard: una è quella del dialogo tra culture e l’altra è quella politica. Se negli anni sessanta e settanta il riferimento era al dialogo con il marxismo, oggi il dialogo si è spostato verso le altre religioni .
E in fondo, oggetto fondamentale di ogni progetto politico, la prospettiva di costruire la Terra è oggi sottoposta a di differenti interpretazioni anche per chi cerca un riferimento in Teilhard. E nonostante alcuni suoi entusiasmi per la tecnologia, preferiamo sottolineare lo spazio che egli dedica alla diversità tra le culture e agli sviluppi del pensiero teilhardiano proposti a livello di dottrina politica da Leopold Sedar Senghor: una Terra che va costruita non con un unico modello che si impone da un centro forte culturalmente, politicamente economicamente e socialmente, ma con vari centri che si organizzano, si incontrano e collaborano ognuno portando la sua prospettiva e quindi la sua diversità culturale . Ma abbiamo aggiunto, per evitare derive drammatiche la prospettiva della diversità culturale deve realizzarsi all’interno di un riferimento generale che deve essere accettato da tutti, quello della dichiarazione universale dei diritti dell’ Uomo .
Ludovico Galleni

1 – Cfr. L. Galleni, Darwin, Teilhard de Chardin e gli altri… le tre teorie dell’ evoluzione, Felici, Pisa, 2010.
2 – G. Frosini, Dio, il cosmo, l’ uomo: Exitus-reditus, EDB, Bologna, 2011
3 – Cfr. G. Martelet s.j., Teilhard de Chardin, prophète d’un Christ toujurs plus grand, Editions Lessius, Bruxelles, 2005.
4 – L. Galleni, Un immane naturale. Evoluzione, selezione, determinismi, indeterminismi, Credere oggi, anno XXIX, n. 1, 169, pp.: 73-92
5 – G. Allegra, o.f.m., Il primato di Cristo in S,. Paolo e in Duns Scoto, Ed. Porziuncola, Assisi, 2011

Giovedì 27 Ottobre 2011 alle ore 21

CENTRO CULTURALE “J. MARITAIN”
Seminario Vescovile – via Puccini, 36 – Pistoia

Giovedì 27 Ottobre 2011 alle ore 21
nell’Aula Magna del Seminario Vescovile
si terrà un incontro-dibattito sul tema

Arturo Carlo Jemolo, riforma religiosa e laicità
Interviene Carlo Fantappiè dell’Università di Urbino

Laureato in giurisprudenza all’Università di Torino con Francesco Ruffini, fu professore di diritto ecclesiastico nelle università di Sassari, Bologna, Cattolica di Milano e Roma fino al 1961. Di origini ebraiche (un suo zio era stato anche rabbino di Bologna).
Durante il periodo dell’occupazione nazista ospitò nella propria casa romana una famiglia di amici ebrei ferraresi. Per questo motivo il suo nome, assieme a quello della moglie Adele Morghen, e della figlia Adele Maria, è iscritto tra i giusti tra le nazioni a Yad Vashem.
Come giurista, fin dalla prima produzione, si preoccupò di dare al diritto ecclesiastico carattere di disciplina rigorosamente giuridica, che astraesse da considerazioni ideologiche, e di tenere nettamente separato il diritto della Chiesa cattolica da quello dello Stato (trattato come un ramo del diritto pubblico): in questa ottica dev’essere considerata la sua opera Chiesa e Stato negli ultimi cento anni (1948, Premio Viareggio).
Amava definirsi (piuttosto che cattolico liberale) “liberal cattolico”, appellativo riservato a chi «per intensa che sia la sua fede o la sua pratica, pensi secondo schemi della società civile, dia gran posto nelle sue preoccupazioni alle strutture statali; a chi, ad esempio, riconoscesse che nella sua formazione avessero agito eminentemente uomini del mondo laico: Martinetti e Croce, Ruffini ed Einaudi».
Collaboratore delle testate Il Mondo di Mario Pannunzio e Il Ponte di Piero Calamandrei, fu inizialmente vicino al Partito d’Azione e fu, dal 1945 al 1946, il primo presidente della RAI. Sostenitore dell’alleanza Partito Repubblicano Partito Radicale nelle elezioni del 1958 (Giovanni Spadolini chiese la sua nomina a senatore a vita), negli ultimi anni della sua vita fu collaboratore ed editorialista de La Stampa e consigliere politico molto ascoltato in Vaticano.
Il 17 gennaio 1991, con una cerimonia promossa dal consiglio regionale della regione Lazio è stato celebrato a Roma (in Campidoglio) il centenario della nascita di Arturo Carlo Jemolo. In tale occasione è stata annunciata la costituzione dell’Istituto regionale di studi giuridici del Lazio Arturo Carlo Jemolo.

Accanto al grande contributo di giurista e di storico sul tema del rapporto tra Chiesa e Stato che trova la sua sintesi fondamentale nel libro già citato, il pensiero e l’opera di Jemolo si sono concentrati sulla storia della vita intellettuale italiana vista nello scenario del pensiero e dell’azione degli intellettuali e dei politici cattolici, soprattutto dopo le elezioni del 1948. Egli infatti scrive:

«Tutta la storia della vita intellettuale italiana è sempre povera dal lato religioso; anche quando lo storico della religiosità può essere compiaciuto per la bella fioritura di ecclesiastici e di laici che eccellono nella virtù, di opere di pietà che moltiplicano i loro frutti, d’intensa devozione, deve pur riconoscere che il suo giardino rigoglioso è un giardino chiuso, e che la massa del popolo vi passa accanto senza coglierne frutti, senza aspirarne il profumo, senza quasi accorgersene.»
R.B.