Eventi

La dottrina sociale della chiesa in 10 voci

Parte essenziale dell’evangelizzazione e della teologia morale

1. Punto centrale e determinante dell’intera dottrina sociale della chiesa è la dignità e il valore assoluto della persona umana, che vuol dire di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. La persona è sempre fine e mai mezzo. Essa è l’immagine vivente di Dio. La vita ha un valore sacro e inviolabile dal primo istante del suo concepimento fino alla morte.

2. La famiglia, una e indissolubile, è la comunità d’amore in cui l’essere umano cresce e si sviluppa fino alla maturità completa. Per il principio di sussidiarietà, essa è la comunità naturale che precede tutte le altre e che dev’essere aiutata a raggiungere i suoi scopi e non sostituita o mortificata nelle sue responsabilità.

3. Il principio di sussidiarietà fonda anche il riconoscimento della funzione autonoma dei cosiddetti corpi intermedi, dando luogo non soltanto al pluralismo nelle istituzioni ma anche al pluralismo delle istituzioni nei campi della istruzione/educazione, della sanità, dell’assistenza. Lo Stato non deve soffocare, bensì aiutare gli organismi inferiori a raggiungere i loro scopi istituzionali: la società è prima dello Stato.

4. La solidarietà, che è la determinazione ferma di attuare il bene comune, è uno dei cardini del pensiero sociale della chiesa. Secondo i principi del personalismo comunitario, persona significa apertura, relazione, dono. A differenza dell’individuo che rimane egoisticamente chiuso in se stesso, essa si realizza in una serie di comunità concentriche sempre più vaste. Su questo sfondo vanno giudicati movimenti, partiti, programmi. La negazione della solidarietà è vero peccato, che può assumere anche le dimensioni del peccato sociale e delle cosiddette strutture di peccato.

5. In questo ambito assume sempre più risalto e valore determinante la scelta preferenziale dei poveri, principio evangelico e per questo obbligante i singoli e le comunità. La politica, che è la dimensione ampliata della carità, per il cristiano è anzitutto un impegno al loro servizio. Nella Bibbia, le preferenze di Dio vanno decisamente per i più bisognosi. Così deve fare il cristiano. Un problema particolare è costituito oggi dalla presenza dei forestieri, in particolare extracomunitari.

6. La proprietà privata ha un suo statuto particolare all’interno della dottrina sociale della chiesa: essa (contro il comunismo) è affermata per la dignità della persona umana e per rendere più efficace l’opera dell’uomo, ma (contro un certo liberalismo) deve tassativamente fare i conti con la prioritaria destinazione universale dei beni; per questo ha una funzione sociale o, come diceva Giovanni Paolo II, un’ipoteca sociale. Essa nasce dal lavoro e nel lavoro deve rifluire e non può mai essere considerata come “diritto di uso e di abuso”.

7. Il superfluo degli individui e dei popoli non appartiene a coloro che lo possiedono ma, secondo l’insegnamento dei Padri della chiesa, a coloro che mancano del necessario. Il superfluo si misura non tanto da ciò che ci avanza quanto da quello che manca agli altri.

8. Nella produzione dei beni, si deve tenere presente il primato dell’uomo sul lavoro (con tutte le conseguenze che il principio comporta), del lavoro sul capitale (con l’apertura a forme di comproprietà, di co‑gestione, di azionariato operaio e simili), dei diritti delle persone rispetto al profitto e al libero mercato. L’economia va coniugata con l’efficienza, ma non a discapito della solidarietà. Per questo i principi ispiratori del neoliberismo sono stati rifiutati. La salvaguardia del creato è un limite invalicabile di ogni attività umana. L’uomo è chiamato da Dio a collaborare al compimento della creazione.

9. Nelle prospettive di un’autentica democrazia, la vita politica ha bisogno, pur se in forme diverse, della partecipazione di tutti. Il cristiano in particolare non può disinteressarsi dei problemi del bene comune. Lo esige la sua carità e lo esige pure la sua speranza. Su questo sfondo comunitario, assume oggi particolare importanza il problema dell’informazione, il cui esercizio va regolato dalla legge della verità e dell’oggettività e temperato da un effettivo pluralismo.

10. La questione sociale ha assunto oggi dimensioni mondiali: non c’è niente ormai che non abbia risonanze universali. La miseria e la fame del terzo mondo sono in gran parte una conseguenza dell’egoismo e dello spreco del primo mondo, complessivamente costituito dai paesi che si professano cristiani. I problemi della fame, della miseria, della guerra potranno essere risolti soltanto con un cambiamento radicale delle attuali strutture di peccato. La solidarietà è il nuovo nome della pace.

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Le ragioni del 99% distrutte dall’1% Solo in Italia la protesta pacifica è stata trasformata in guerriglia urbana

Il 15 ottobre a Roma si è capito che il caso italiano è diverso dal resto del mondo. In oltre 700 città di tutti i continenti, semplici cittadini, senza leader politici, hanno manifestato per dire: salvate noi e non le banche. In milioni ovunque hanno espresso le ragioni della maggioranza che, perdendo il lavoro e la casa, paga drammaticamente la crisi. In tutti i casi –escluso il nostro paese – il popolo, per definizione sovrano, ha potuto manifestare pacificamente. A Roma invece la manifestazione si è trasformata in guerriglia urbana e la città è stata messa a ferro e fuoco da un gruppo di malviventi con l’unico obiettivo – purtroppo riuscito – di oscurare la preoccupazione dei partecipanti, ossia la lenta regressione della democrazia. Eppure le avvisaglie si erano registrate già alla vigilia. Se far valere le ragioni della maggioranza è il presupposto della democrazia, qualcosa nel meccanismo si è inceppato ed ora occorre ricaricarlo. In molti oggi non credono più nell’autorevolezza delle attuali classi politiche e la gente scende in piazza per esprimere istanze semplici: scongiurare la crescente precarizzazione della società, il declino delle classi medie, l’aumento della disoccupazione e delle diseguaglianze. A coloro che li hanno accusati di non avere proposte, i dimostranti hanno replicato che i progetti spettano alla politica. Al contrario non vogliono essere ricompresi in meccanismi ideologici e preferiscono restare il più possibile lontani dal chiasso mass-mediatico: essere veri non virtuali, reali non reame. La crisi economica prolungata, per la quale non sono ancora state adottate soluzioni durature, ha rimosso quelle sicurezze che sono alla base della solidarietà civile ed in molti paesi ha espulso milioni di famiglie dal lavoro e dal welfare. Le banche che causarono la crisi nel 2008 furono “salvate” – per evitare ulteriori ripercussioni negative – con grosse iniezioni di capitale pubblico. Da allora, mentre gli stati si sono indebitati, i signori della finanza, risistemati i conti con i soldi dei contribuenti, hanno continuato a percepire faraonici dividendi. In questi anni ci hanno ripetuto che le banche dovevano essere salvate, ma nessuno ci ha detto che questo andava fatto a scapito del lavoro, delle pensioni, della sanità oppure ingigantendo il debito pubblico. La scorsa settimana il presidente della Commissione Europea Barroso è stato nuovamente convinto dalla potente lobby dei banchieri di immettere, ancora una volta, liquidità nel sistema economico. Un nuovo fiume di denaro finto, che viene riversato nel sistema economico senza ricercare una reale soluzione al problema. Una cifra da regalare alle banche pari quasi a quella della ricchezza prodotta in un anno in Italia. Senza una regolamentazione dei mercati e della finanza internazionale e senza un riequilibrio delle spese all’interno degli stati, aiutare le banche non produrrà alcun miglioramento dei servizi per la collettività. Sembra un cane che si morde la coda, un flusso di denaro che dai contribuenti va agli stati, da questi alle banche e infine da queste ultime ai banchieri, mentre i sistemi economici occidentali si indeboliscono ulteriormente con il calare dei consumi. Per questo, accampati davanti alle grandi istituzioni finanziarie da oltre un mese, gli “indignados” protestano contro il rischio che il voto sia solo uno strumento, abilmente manovrato dai super ricchi che controllano i mezzi di comunicazione, come TV e giornali, le scuole e le università. Essi protestano per tutti noi che siamo il 99%. Resta l’amaro in bocca. In tutto il mondo il 15 ottobre si sono organizzati sit-in e proteste pacifiche di donne e uomini, giovani e vecchi, con bambini festosi. Perché in Italia questo non è stato possibile?

Il primato spetta alla politica

Giordano Frosini Fondo n. 36 del 16 ottobre 2011
Il primato spetta alla politica Interventi clamorosi di rappresentanti del potere economico e industriale in campo politico, come anche la più volte annunciata “discesa in campo” di altri rappresentanti della stessa categoria ripropongono alla nostra attenzione un problema su cui non si è mai riflettuto a sufficienza: a chi spetta il primato nella gestione della cosa pubblica, alla politica o ad altre forme di presenza nella società, come il potere economico, il potere mass-mediale o altre forme ancora, comprese naturalmente quelle dei cosiddetti poteri forti? Un problema vecchio, come vediamo se ci soffermiamo a considerare la storia del nostro passato, in particolare quella delle grandi rivoluzioni moderne che hanno segnato e influenzato profondamente gli ultimi secoli dell’umanità: la rivoluzione comunista e la rivoluzione francese. Continua a leggere Il primato spetta alla politica

Un Papa che sorprende

Sono due volte che Benedetto XVI parte da Roma per i suoi viaggi apostolici con presagi negativi e prospettive preoccupanti: è successo prima per la sua missione in Inghilterra e ora per la sua visita in Germania. Ma è due volte che egli, partito svantaggiato per la difficile situazione dei due paesi, è riuscito a superare brillantemente l’impasse iniziale e a conquistare l’ammirazione e il rispetto da parte non solo dei cattolici, ma anche degli appartenenti ad altre confessioni o religioni. In termini giornalistici, si potrebbe parlare di due veri successi, di folla, di entusiasmo, di ascolto, di stima, di cui i servizi televisivi hanno portato gli echi fin nelle nostre case. Una vera gioia dello spirito. Continua a leggere Un Papa che sorprende