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Pensioni d’oro e pensioni di fame

lmeno alcune cifre sono note a tutti. Metà dei pensionati non arriva a 500 euro al mese, con punte bassissime, quasi a livello di elemosina. L’esercito dei poveri si allarga continuamente da un capo all’altro della penisola e costituisce un potenziale pericoloso per il presente e soprattutto per l’avvenire della nostra società. Gli stridenti contrasti reperibili all’interno dell’esercito dei pensionati aggrava notevolmente la situazione: fra loro c’è addirittura chi incassa dallo stesso INPS addirittura novanta mila euro al mese. Pensioni assai consistenti vengono comunque elargite a coloro che hanno esercitato funzioni o ricoperto incarichi di rilievo durante la fase lavorativa della loro esistenza. Fa impressione sapere che chi è stato deputato o senatore anche per un solo giorno matura una pensione per tutta la vita. Nella bollente situazione esiste una casistica illimitata che, quanto più profonda è la nostra conoscenza, tanto più cresce la nostra rabbia e la nostra ribellione. Per chi, nonostante tutto, mantiene ancora sentimenti di giustizia e progetti di perequazione ci sono motivi sufficienti, anzi abbondanti, per gridare allo scandalo e invocare urgentemente una radicale sistemazione dell’intera questione. Già. Ma, ogni volta che si è parlato di revisione, abbiamo dovuto assistere a dinieghi pressoché generali, addirittura anche da parte della sinistra più estrema. Così, la questione delle pensioni sembra diventata per noi un vero e proprio tabù, un tasto da non toccare. In tal modo l’ingiustizia si perpetua e si aggrava nel tempo col contributo di tutti. Intanto si viene a sapere che, così stando le cose, l’intera massa dei precari attuali sempre in aumento andrà in pensione con un centinaio o poche centinaia di euro al mese. Una vera e propria spada di Damocle sospesa sulla testa dei nostri sfortunati giovani, vittime future del nostro egoismo e del nostro silenzio. Rispetto a loro, anche i miseri pensionati di oggi sono degli autentici privilegiati. Eppure sembra giusto pensare che il dislivello A La Vita è on line clicca su www.settimanalelavita.it esistente nel periodo della vita attiva dovrebbe, quasi naturalmente, tendere ad accorciarsi sensibilmente, perché le esigenze per tutti indistintamente gli anziani sono assai limitate e sostanzialmente le stesse. Più volte sono personalmente intervenuto per far capire a coloro che, per il loro trattamento privilegiato, vantano le loro responsabilità del passato, che tutti più o meno hanno avuto durante il loro lavoro e la loro professione le loro responsabilità e i loro rischi. Anzi chi ha avuto una vita più dignitosa sulla scala sociale ha già ottenuto una sua ricompensa, mancata invece al lavoratore anonimo e senza particolari riconoscimenti. Non potrebbe essere questa già una gratifica sufficiente a premiare lo studio, l’applicazione, la professionalità che non tutti, per i motivi più vari, hanno potuto avere? Si sa che la pensione dipende sostanzialmente, oltre che dagli anni di servizio, dal tipo di lavoro esercitato nel tempo della vita attiva. Così il discorso rimanda anche oltre. Rimanda alle flagranti ingiustizie che, nella nostra società capitalistica, si compiono da sempre senza battere ciglio. Paghe esagerate fino all’estremo, buonuscite da far rabbrividire anche i più agguerriti sostenitori della differenza (che rimane la tessera distintiva dei movimenti di destra). Certo, nessuno pensa a una totale uguaglianza, perché, almeno nell’attuale situazione, annullerebbe o ridurrebbe di molto la concorrenza, la crescita sociale, il progresso comune. Ma fra l’uguaglianza totale e la differenza attualmente praticata esistono certamente soluzioni intermedie. Un desiderio, questo, che percorre l’intero corpo sociale, fuorché evidentemente coloro che vivono di privilegio e impostano la loro vita secondo gli inveterati canoni dell’individualismo e dell’egoismo. A tutti, ma particolarmente ai cristiani, raccomandiamo la lettura, oltre che dei testi rivelati, delle indicazioni e delle direttive che il pensiero sociale della chiesa ha trasmesso da sempre. Leggiamo nella Gaudium et spes: “A tutti gli uomini spetta il diritto di avere una parte di beni sufficienti a sé e alla famiglia”.. Anzi, di più, “colui che si trova in estrema necessità ha il diritto di procurarsi il necessario dalle ricchezze altrui”. E con più attinenza la Mater et magistra di Papa Giovanni: “Stimiamo che la politica sociale debba proporsi che il trattamento assicurativo fatto ai cittadini non presenti differenze rilevanti, qualunque sia il settore economico in cui operano o del cui reddito vivono”. Una maniera, questa, “per ridurre gli squilibri nel tenore di vita tra le varie categorie di cittadini”. Forse soltanto un cristiano, semplicemente animato dallo spirito evangelico, sarà capace di attuare un simile programma politico-sociale. Incurante delle accuse che i soliti interessati, anche se cattolici (che in questo campo sono i primi e i più arrabbiatti), saranno sempre pronti a rovesciagli addosso. Giordano Frosini

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