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La processione del Corpus domini

Federico Coppini dal n. 25 del 26 giugno 2011
Dopo l’emozionante evento di sabato 11 giugno, la Chiesa pistoiese ha sperimentato un altro momento di aggregazione e di preghiera insieme. Giovedì 23 giugno si è celebrata la Solennità del Corpus Domini, più propriamente chiamata Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo. Essa è una delle principali e più sentite celebrazioni dell’anno liturgico della Chiesa cattolica. Chiude il ciclo delle feste del dopo Pasqua e vuole celebrare il mistero dell’Eucaristia. La data della sua celebrazione fu fissata 60 giorni dopo Pasqua, nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste, con la possibilità, per ragioni pastorali, di celebrarla anche la domenica successiva. A dare origine alla festività fu il miracolo eucaristico di Bolsena. Il prodigio, avvenuto nel 1263 nella cittadina in provincia di Viterbo e riconosciuto dalla Chiesa cattolica, riguarda proprio l’ostia consacrata da cui stillò miracolosamente sangue. La solennità venne istituita l’8 settembre 1264 da papa Urbano IV con la Bolla “Transiturus de hoc mundo” A proposito di questa Solennità e del culto riservato all’Eucaristia parlava Benedetto XVI: «Cari fratelli e sorelle! L’odierna solennità del Corpus Domini, ci invita a contemplare il sommo Mistero della nostra fede: la Santissima Eucaristia, reale presenza del Signore Gesù Cristo nel Sacramento dell’altare. Ogni volta che il sacerdote rinnova il Sacrificio eucaristico, nella preghiera di consacrazione ripete: “Questo è il mio corpo… questo è il mio sangue”. Lo dice prestando la voce, le mani e il cuore a Cristo, che ha voluto restare con noi ed essere il cuore pulsante della Chiesa. Ma anche dopo la Celebrazione dei divini misteri il Signore Gesù resta vivo nel tabernacolo; per questo a Lui viene resa lode specialmente con l’adorazione eucaristica, come ho voluto ricordare nella recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis (cfr nn. 66-69). Anzi, esiste un legame intrinseco tra la celebrazione e l’adorazione. La Santa Messa infatti è in se stessa il più grande atto di adorazione della Chiesa: “Nessuno mangia questa carne – scrive sant’Agostino – se prima non l’ha adorata”. L’adorazione al di fuori della santa Messa prolunga e intensifica quanto è avvenuto nella celebrazione liturgica, e rende possibile un’accoglienza vera e profonda di Cristo. Quest’oggi poi, in tutte le comunità cristiane, si svolge la processione eucaristica, singolare forma di adorazione pubblica dell’Eucaristia, arricchita da belle e tradizionali manifestazioni di devozione popolare. Vorrei cogliere l’opportunità che mi offre la solennità odierna per raccomandare vivamente ai Pastori e a tutti i fedeli la pratica dell’adorazione eucaristica. Esprimo il mio apprezzamento agli Istituti di Vita Consacrata, come pure alle associazioni e confraternite che vi si dedicano in modo speciale: esse offrono a tutti un richiamo alla centralità di Cristo nella nostra vita personale ed ecclesiale. Mi rallegro poi nel constatare che molti giovani stanno scoprendo la bellezza dell’adorazione, sia personale che comunitaria. Invito i sacerdoti a incoraggiare in questo i gruppi giovanili, ma anche a seguirli affinché le forme dell’adorazione comunitaria siano sempre appropriate e dignitose, con adeguati tempi di silenzio e di ascolto della Parola di Dio. Nella vita di oggi, spesso rumorosa e dispersiva, è più che mai importante recuperare la capacità di silenzio interiore e di raccoglimento: l’adorazione eucaristica permette di farlo non solo intorno all’”io”, bensì in compagnia di quel “Tu” pieno d’amore che è Gesù Cristo, “il Dio a noi vicino”. La Vergine Maria, Donna eucaristica, ci introduca nel segreto della vera adorazione. Il suo cuore, umile e semplice, era sempre raccolto intorno al mistero di Gesù, nel quale adorava la presenza di Dio e del suo Amore redentore. Per sua intercessione, cresca in tutta la Chiesa la fede nel Mistero eucaristico, la gioia di partecipare alla santa Messa, specialmente domenicale, e lo slancio per testimoniare l’immensa carità di Cristo. » (Angelus, 10 giugno 2007) Il Signore che serviamo è un Dio invisibile. Noi abbiamo bisogno di segni per incontrarlo e accoglierlo. Il segno più grande è il Santissimo Sacramento, il Corpo e il Sangue di Cristo che celebriamo in ogni Eucaristia. Questo sacramento ci realizza, perché fa arrivare fino a noi l’“incarnazione” del Verbo divino: Dio continua a venire per restare con noi. Non ci abbandonerà più. Questo sacramento ci nutre: alimenta in noi quella vita divina che è vita eterna. Per chi si lascia raggiungere dall’amore di Dio, questo sacramento è il più grande fra i segni, il segno che mette in comunione con Gesù stesso. Il credente è da esso trasfigurato, il suo peccato è purificato, grazie ad esso pregusta il banchetto promesso: quello delle nozze del Figlio. E’ questa l’esperienza che abbiamo vissuto il 23 giugno come Chiesa di Pistoia unita e raccolta intorno al suo Vescovo nella celebrazione dell’Eucaristia e nella solenne Processione per le vie della nostra Città. Federico Coppini

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