Eventi

Carceri, un sistema al collasso

Non è una notizia che le carceri italiane siano al collasso e che il sovraffollamento abbia indotto la Corte europea per i diritti umani a dichiararle “strumenti di tortura”, sorprende invece che non vi venga posto alcun rimedio. Le denunce arrivano da più parti. Mentre Marco Pannella portava avanti lo sciopero della fame per 65 giorni ed una settimana quello della sete, l’associazione Antigone denunciava attraverso i dati che la popolazione carceraria è aumentata del 50% negli ultimi 3 anni, superando di 20 mila persone i limiti regolamentari. Nel frattempo a Pisa si è concluso un fondamentale convegno delle Camere penali, con i più importanti giuristi incaricati di studiare (da undecennio) il nuovo codice penale; mancava solo Pisapia attuale sindaco di Milano, ma il cui pensiero è ben noto. Infine a Firenze viene presentato un libro Quando hanno aperto la cella. Stefano Cucci e gli altri di Valentina Calderone e Luigi Manconi che denuncia le morti “naturali” di alcuni giovani detenuti che dinaturale hanno poco o nulla. In realtà solo grazie all’impegno civico dell’ottantaduenne leader radicale si rompe il muro di silenzio e si torna a parlare, seppur poco, di carcere. Pannella ha finalmente deciso di sospendere la sua azione di protesta, a seguito della richiesta pervenuta dal Presidente Napolitano, che in una lunga lettera ha mostrato apprezzato a Pannella per il suo ruolo storico. In molti hanno letto nelle parole del Presidente della Repubblica l’intenzione di nominare Pannella senatore a vita. Il leader ha dichiarato a radio radicale. “Ho deciso solo di sospendere lo sciopero della fame e della sete per corrispondere all’atto istituzionale, assai importante, compiuto dal Presidente della Repubblica che ha voluto riconoscere ufficialmente senso e valore alla nostra lotta. Ora va rafforzato lo spiraglio di speranza che Napolitano ci offre: amnistia, amnistia, amnistia”. Sulla situazione delle carceri italiane ogni comunicato sembra un bollettino di guerra. Il nostro sistema carcerario è allo stremo, denuncia Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone. A fine maggio i detenuti presenti erano 67.174 su di una capienza regolamentare di 45.551. Il numero di detenuti non è aumentato perché sono stati commessi più reati comuni, bensì a causa dell’inasprimento delle pene per i cittadini stranieri senza permesso di soggiorno o con il permesso scaduto, mentre le pene sono doppie rispetto al resto d’Europa per chi viola la legge sulle droghe. I dati più allarmanti riguardano i detenuti in custodia cautelare, una anomalia tutta italiana. Abbiamo una percentuale quasi doppia rispetto alla media europea di persone che vengono fermate, incarcerate, senza aver ancora subito il processo, mettendo in atto una sorta di condanna preventiva. In realtà basta un piccolo giro anche solo nel nostro carcere cittadino per rendersi conto dell’assoluta invivibilità. In celle di pochi metri sono letteralmente ammassate le persone come in un lager. Il sovraffollamento si combina poi con la carenza di personale di custodia, il quale , non sicuro di poter controllare i detenuti esasperati dal caldo, riduce le ore di aria e si rifiuta di aprire le porte delle celle temendo rivolte. In queste circostanze il degrado aumenta, il vivere come bestie riduce i comportamenti al livello di queste. Il caldo è talvolta così soffocante che anchela permanenza di poche ore sfianca e debilita. Sembra di vivere in un forno, dove detenuti e guardie subiscono la stessa condanna. Talvolta le situazioni degenerano in particolare quando i tossico dipendenti urlano e si lamentano ininterrottamente giorno e notte. In questi frangenti le grida continuate dei poveretti diventano insopportabili. I detenuti chiedono di farli tacere, le guardie non dispongono del metadone per alleviarne le sofferenze e le situazioni degenerano. Il dover vivere in situazioni di degrado in parte spiega l’enorme numero di suicidi e morti in carcere. Talvolta nella vita si sbaglia, e può capitare di non capire di sbagliare se si è povero, straniero o giovane, ma il suicidio è una pena troppo grossa per qualunque reato. La responsabilità di coloro che dispongono dell’esistenza altrui in nome della legge è maggiore, afferma Guatavo Zagrebeslki nella prefazione del libro di Calderone e Mangoni, rispetto a quella di un privato cittadino. Adriano Sofri, dalle pagine di Repubblica aggiunge: “In fondo, il codice si applica a meraviglia ai tossicodipendenti, ai giovani, agli stranieri poveri e giovani: si chiamano categorie a rischio per questo, no? E a parte le loro madri e sorelle a chi volete che importi?”. Disgraziatamente queste situazioni sono più o meno riscontrabili in tutte le carceri italiane e hanno portato il difensore civico a presentare alla Corte europea ben 350 ricorsi. Non potersi fare una doccia, non avere un frigo con qualche cubetto di ghiaccio, non poter usufruire delle misure alternative pur avendone diritto, non avere due ore d’aria alla sera dopo aver sopportato 40 gradi tutto il giorno, non avere un volontario che porta un po’ di conforto è una situazione veramente insopportabile. Sempre Sofri si interroga sul silenzio dovuto al pregiudizio, alla paura alla ripugnanza riguardo al carcere reale, mentre alla gente piace vedere scrutare la vita del carcere al cinema o nei romanzi. Ed ancora afferma che ci piace solidarizzare con il carcerato finto, ma alla larga da quello vero.

I commenti sono disabilitati.