Eventi

Costruire per crescere o per distruggere

Dopo il crollo delle mura urbane

Marinella Sichi La Vita n. 33 25 settembre 2011

l’autostrada in direzione di Lucca, la grossa ferita prodotta dalla cava sul versante di Monsummano Alto fa inorridire ed ogni volta ci chiediamo chi è stato così idiota da consentire questo scempio. Oggi facciamo di peggio. Scavi sotterranei per ogni dove caratterizzano la nostra penisola dalle Alpi alla Sicilia. Anche a Pistoia nel suo piccolo, ma nel suo grande se rapportato al numero di abitanti, si continua a costruire e scavare ovunque. Recentemente, la lungimirante giunta ha pensato di autorizzare la realizzazione di un parcheggio sotterraneo nei pressi di San Bartolomeo, in pieno centro storico, mentre un tratto di mura urbane crolla pesantemente lungo il viale Arcadia. Più in generale, Giusti di qua e Giusti di là, ci hanno dimostrato, che avevamo bisogno di molti più edifici, sottopassi stile montagne russe, un albergo in piena crisi del turismo e parcheggi sotterranei nei pressi di antichi monumenti. Fino ad oggi i pistoiesi non sapevano di avere bisogno di queste specifiche opere pubbliche. Un po’ come lo shopping, lo fai per vedere di cosa hai bisogno, così anche noi, dopo averli pagati o quasi, viste le casse comunali, ci hanno spiegato che ne avevamo bisogno. Così come non sapevamo di aver bisogno di dismettere l’ampia area centralissima del nostro “vecchio” ospedale, legato all’identità cittadina ed alla sua funzione fin dal 1200, per acquistare un nuovo ospedale, più piccolo, lontanissimo dalla città e difficilmente raggiungibile a piedi o in bici. Forse avevamo invidia per Firenze dove una grossa scavatrice a talpa dal romantico nome di “Monna Lisa” scava imperterrita sotto il suolo della città fin nelle fondamenta della Fortezza da Basso di Antonio da Sangallo. Oppure per Milano, dove si scava sotto la basilica di sant’Ambrogio per costruire un parcheggio sotterraneo – la giunta Pisapia sta rivalutando il progetto. Così anche la giunta di Pistoia sperimenta da anni un impossibile rilancio economico cementificando anche il sottosuolo, invece di consolidare e ristrutturare l’esistente. Per scongiurare l’ennesimo scavo ed i conseguenti crolli, i soliti tre gatti della società civile, appoggiati dal solito professor Salvatore Settis, hanno organizzato una raccolta di firme nella piazza del Duomo, proprio accanto al Palazzo dei Vescovi dove, nel frattempo, si teneva una giornata di studi su “Il patrimonio monumentale della città”. I partecipanti al convegno – numi tutelari dei “giacimenti culturali”- non si sono tirati indietro e la petizione ha riscosso un notevole successo aggiudicandosi autorevoli firme. Da un po’ di tempo, in questa parte di Toscana sovraffollata, congestionata, iper-urbanizzata, si ha l’impressione di vivere in un formicario, in cui migliaia di uomini formiche lavorano alacremente per scavare sotto e costruire sopra, ignari del rischio che tutto ci crolli addosso. Gli appelli, i libri e gli articoli del professor Settis a salvaguardia del paesaggio, restano inascoltati dalla politica. Egli parla di crollo imminente: “… un bollettino di guerra – afferma – che vede ogni giorno nuove devastazioni del paesaggio, nuovi crimini contro l’ambiente, in nome del profitto d’impresa”. “Tutto è ridotto a terreno di caccia per i professionisti della razzia, mentre le pubbliche istituzioni che dovrebbero tutelare il bene comune e l’interesse della collettività somigliano sempre più spesso a comitati di affari, intenti ad aggirare le leggi per favorire chi divora il paesaggio”. Un altro aspetto non dovrebbe essere sottovalutato: queste opere serviranno, dopo la crisi che molte famiglie già sperimentano in modo palpabile, con aziende che chiudono e con la perdita dei posti di lavoro? Forse, alla fine di questa crisi profonda e prolungata, pochi si potranno permettere l’auto per andare in centro e così, come negli anni settanta, si potrà tornare a parcheggiare tranquillamente anche sul Globo. Noi pistoiesi abitiamo in una città in cui la popolazione non cresce, ma invecchia, dove buona parte del costruito negli ultimi anni è invenduto, dove l’espansione edilizia, chiaramente, non poteva risolvere la grave crisi occupazionale che attanaglia i giovani della nostra provincia. A tutto questo occorre dare una risposta. E questa risposta non è né “Giusti” né “La Napoletana Parcheggi spa”. È giunto il momento urgente che il dibattito si sposti dai temi alti della storia per misurarsi con i temi complessi dell’attualità, dell’interpretazione di un possibile futuro che comunque dobbiamo prospettare ai nostri figli.

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