Eventi

Le ragioni del 99% distrutte dall’1% Solo in Italia la protesta pacifica è stata trasformata in guerriglia urbana

Il 15 ottobre a Roma si è capito che il caso italiano è diverso dal resto del mondo. In oltre 700 città di tutti i continenti, semplici cittadini, senza leader politici, hanno manifestato per dire: salvate noi e non le banche. In milioni ovunque hanno espresso le ragioni della maggioranza che, perdendo il lavoro e la casa, paga drammaticamente la crisi. In tutti i casi –escluso il nostro paese – il popolo, per definizione sovrano, ha potuto manifestare pacificamente. A Roma invece la manifestazione si è trasformata in guerriglia urbana e la città è stata messa a ferro e fuoco da un gruppo di malviventi con l’unico obiettivo – purtroppo riuscito – di oscurare la preoccupazione dei partecipanti, ossia la lenta regressione della democrazia. Eppure le avvisaglie si erano registrate già alla vigilia. Se far valere le ragioni della maggioranza è il presupposto della democrazia, qualcosa nel meccanismo si è inceppato ed ora occorre ricaricarlo. In molti oggi non credono più nell’autorevolezza delle attuali classi politiche e la gente scende in piazza per esprimere istanze semplici: scongiurare la crescente precarizzazione della società, il declino delle classi medie, l’aumento della disoccupazione e delle diseguaglianze. A coloro che li hanno accusati di non avere proposte, i dimostranti hanno replicato che i progetti spettano alla politica. Al contrario non vogliono essere ricompresi in meccanismi ideologici e preferiscono restare il più possibile lontani dal chiasso mass-mediatico: essere veri non virtuali, reali non reame. La crisi economica prolungata, per la quale non sono ancora state adottate soluzioni durature, ha rimosso quelle sicurezze che sono alla base della solidarietà civile ed in molti paesi ha espulso milioni di famiglie dal lavoro e dal welfare. Le banche che causarono la crisi nel 2008 furono “salvate” – per evitare ulteriori ripercussioni negative – con grosse iniezioni di capitale pubblico. Da allora, mentre gli stati si sono indebitati, i signori della finanza, risistemati i conti con i soldi dei contribuenti, hanno continuato a percepire faraonici dividendi. In questi anni ci hanno ripetuto che le banche dovevano essere salvate, ma nessuno ci ha detto che questo andava fatto a scapito del lavoro, delle pensioni, della sanità oppure ingigantendo il debito pubblico. La scorsa settimana il presidente della Commissione Europea Barroso è stato nuovamente convinto dalla potente lobby dei banchieri di immettere, ancora una volta, liquidità nel sistema economico. Un nuovo fiume di denaro finto, che viene riversato nel sistema economico senza ricercare una reale soluzione al problema. Una cifra da regalare alle banche pari quasi a quella della ricchezza prodotta in un anno in Italia. Senza una regolamentazione dei mercati e della finanza internazionale e senza un riequilibrio delle spese all’interno degli stati, aiutare le banche non produrrà alcun miglioramento dei servizi per la collettività. Sembra un cane che si morde la coda, un flusso di denaro che dai contribuenti va agli stati, da questi alle banche e infine da queste ultime ai banchieri, mentre i sistemi economici occidentali si indeboliscono ulteriormente con il calare dei consumi. Per questo, accampati davanti alle grandi istituzioni finanziarie da oltre un mese, gli “indignados” protestano contro il rischio che il voto sia solo uno strumento, abilmente manovrato dai super ricchi che controllano i mezzi di comunicazione, come TV e giornali, le scuole e le università. Essi protestano per tutti noi che siamo il 99%. Resta l’amaro in bocca. In tutto il mondo il 15 ottobre si sono organizzati sit-in e proteste pacifiche di donne e uomini, giovani e vecchi, con bambini festosi. Perché in Italia questo non è stato possibile?

I commenti sono disabilitati.