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XVII domenica del tempo ordinario anno b

2Re 4,42-44; Sal 144; Ef 4,1-6; Gv 6, 1-15

Giovanni è l’unico tra gli evangelisti che non riporta il racconto della cena eucaristica, con le parole e i gesti di Gesù sul pane e sul vino, ma in realtà è l’evangelista che senz’altro più degli altri ne approfondisce il significato e ne svela la ricchezza. In particolare lo fa in questo capitolo 6. Scrive l’evangelista che era vicina la Pasqua, la festa dei giudei, ma la folla, anziché salire a Gerusalemme per celebrare la Pasqua, viene attratta da Gesù. La folla ha compreso che in Gesù si manifesta il vero santuario di Dio dal quale si irradia il suo amore.

Ebbene, Gesù, vedendo la folla, pensa lui a provvedere al suo sostentamento. Mentre nel deserto, nell’Esodo era stata la folla che, attraverso Mosè aveva dovuto chiedere a Dio e aveva dovuto supplicare per avere il pane, qui Gesù previene le necessità della gente. L’evangelista indica qual è l’azione divina: Dio non risponde ai bisogni della gente, ma precede e previene le sue necessità.

E l’evangelista descrive questa azione della condivisione dei pani e dei pesci parlando di un ragazzo “che ha cinque pani d’orzo”. Perché cinque pani d’orzo? Perché l’evangelista vuole richiamare un fatto che era scritto nell’Antico Testamento quando Eliseo, il profeta, con venti pani d’orzo sfamò cento persone.

“E due pesci”. Vediamo ora, ed è importante, perché l’evangelista ci da attraverso questi segnali l’indicazione precisa del significato dell’Eucaristia; vediamo qual è l’indicazione che ci dà Gesù. Gesù dice “Fateli sedere”, perché questo particolare? Per mangiare i pani e i pesci potevano stare in piedi, sdraiati, seduti, perché Gesù dà questo preciso ordine, letteralmente “fateli sdraiare”?

Nei pranzi solenni, nei pranzi festivi, in particolare per la Pasqua, i signori, cioè quelli che avevano dei servi da cui potevano farsi servire, mangiavano sdraiati su dei lettucci. Chi mangiava così? Quelli che erano signori, quelli che avevano dei servi. Ebbene, la prima azione di Gesù è far sentire le persone “signori”; Gesù si fa servo perché i servi si possano sentire signori. Quindi la prima indicazione di Gesù, che dice ai discepoli, collaboratori di questa Eucaristia, è di far sdraiare la gente.

E l’evangelista ci dà l’indicazione che “c’era molta erba in quel luogo”. Questo è un richiamo a un Salmo, il Salmo 72, nel quale si prevedeva l’arrivo del Messia “in campi ondeggianti di erba e di frumento”. Quindi l’evangelista vuol dire che è arrivato il Messia atteso. L’evangelista aggiunge “in quel luogo”. ‘Luogo’ è un termine tecnico che indica il tempio di Gerusalemme, il santuario dove si manifesta Dio. Ora Dio non si manifesta più in un santuario costruito dall’uomo, ma nella persona di Gesù.

“Si misero dunque a sedere”, e l‘evangelista indica il numero di queste persone in 5000. Perché questo numero? Sia perché è il numero della prima comunità cristiana secondo il Libro degli Atti, al capitolo 4, ma soprattutto perché i multipli di 50 indicano, nell’Antico Testamento, l’azione dello Spirito. “Pentecoste”, termine greco che significa ‘cinquantesimo giorno dopo la

Pasqua’, è il giorno dell’effusione dello Spirito. Quindi l’evangelista vuol far comprendere che non c’è soltanto un alimento fisico, ma c’è una comunicazione dello Spirito di Dio.

“Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede”. Sono gli stessi gesti che gli altri evangelisti pongono a Gesù nell’ultima cena. “Gesù prende i pani, e, dopo aver reso grazie” – ringraziare significa che ciò che si ha non è proprio, ma è dono ricevuto e va diviso con gli altri – “li diede a quelli che erano seduti”. Gesù non chiede a questa folla che partecipa a questa condivisione dei pani se sono purificati e non chiede neanche di purificarsi. Non bisogna purificarsi per ricevere il pane, che è Gesù, ma è l’accogliere, il mangiare questo pane di Gesù, che purifica. Questa è l’indicazione preziosa che ci dà l’evangelista. Ebbene, mangiano, e l’evangelista dice che dai pezzi avanzati raccolgono 12 canestri. I numeri, ovviamente, sono tutti figurati, tutti simbolici. Il numero dodici rappresenta Israele.

Però, purtroppo, la gente non ha capito questo segno. Questo segno di Gesù, che lui, il Signore, si faceva servo per far sì che i servi si sentissero liberi, non è stato compreso. Infatti

“la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva ‘Questi è davvero il profeta’ “. Il profeta era quello promesso da Mosè, loro non hanno capito la novità portata da Gesù, e sono pronti a sottomettersi.

Infatti, “Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re” – vogliono sottomettersi, vogliono la sottomissione e non la libertà. Gesù li aveva chiamati alla libertà, ma loro non sanno che farsene e vogliono essere dominati; vogliono fare di Gesù un re.

E Gesù “si ritirò di nuovo sul monte”. Come Mosè dopo il tradimento del popolo con il vitello d’oro, il peccato d’idolatria, risalì sul monte, così Gesù sale su il monte. L’azione del popolo di farlo re, lui la considera un peccato di idolatria, un tradimento.

“Lui da solo”. Perché da solo? Perché anche i discepoli condividono la mentalità della folla.

Don Timoteo Bushishi

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