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Le due città

Fra tutte le scienze e discipline che si stanno interessando al problema urbano, c’è anche la teologia della città che, ispirandosi particolarmente al libro dell’Apocalisse (inizio e riferimento di ogni utopia umana), ha scritto pagine meravigliose nel corso della storia, cominciando dal grande Agostino, passando per Tommaso d’Aquino, per finire ai moderni fautori del personalismo comunitario, soprattutto francese e italiano. Una riflessione che ha poi suggerito idee e orientamenti ai tecnici della città, sociologi, psicologi, urbanisti, architetti, in genere costruttori, e che, nel tempo della radicale secolarizzazione, è stata messa praticamente in disparte con  danni tutt’altro che indifferenti per l’oggetto in questione. Anche diverse chiese locali, particolarmente nei tempi che precedono le elezioni amministrative, hanno preso parte al dibattito, offrendo a tutti suggerimenti preziosi di riflessione e di revisione, che poi uomini di grande spessore culturale hanno cercato di mettere in pratica, inserendosi direttamente nell’agone politico con una loro testimonianza luminosa, che è un imperdonabile errore ignorare e mettere oggi in disparte. Una vera e grave perdita di cui sono soprattutto responsabili i cattolici, cominciando dai laici, ma non escludendo affatto coloro che all’interno della chiesa occupano il ministero della presidenza. La riconquistata laicità della politica, che comincia proprio dalla polis, cioè dalla città, non va intesa come abbandono o dimenticanza dell’ispirazione cristiana, che il battezzato si porta sempre con sé. È fin troppo evidente che lo spirito evangelico è latore di principi e di orientamenti che urtano frontalmente contro certi comportamenti in atto nell’attuale universo politico, visto in tutta la sua comprensione ed estensione. Laicità e ispirazione evangelica per i credenti camminano inscindibilmente insieme, come due capitoli che si intersecano e si completano a vicenda a illuminare la loro attività sociale: è dalla loro congiunzione che nasce la singolarità specifica di ogni politica meritevole dell’appellativo di cristiana. Certo, se di questo non si parla, se, su un tema così importante specialmente in questo momento di confusione e di disgregazione, non si divulgano gli insegnamenti che la chiesa ha elaborato e trasmesso soprattutto negli ultimi decenni della sua storia, è inutile poi sperare che le cose si assestino automaticamente da sole. Guardando al recente passato, nessuno può negare che le cose sono notevolmente peggiorate. Un notevole ritorno all’indietro, un peggioramento deleterio, una vittoria dei cristiani sostenitori di quegli orientamenti spiritualistici e intimistici delle cui condanne sono pieni i documenti sociali (e non solo) della chiesa. È questo decisamente il tempo di ritornare su noi stessi, sul nostro passato migliore, su quanto di bello e di buono hanno realizzato coloro che ci hanno preceduto. Il tempo di prendere pienamente sul serio i richiami perentori del Regno e gli insegnamenti lucidissimi del concilio Vaticano II.
Il tema delle due città è semplice e suggestivo, sia che il termine “città” venga preso nel suo senso specifico di agglomerato urbano, sia che con esso si alluda alla società come tale. C’è una città del male e una città del bene; una città dei valori e delle virtù, una città dei disvalori e della morale; una città dell’individualismo, dell’egoismo e della disuguaglianza e una città della solidarietà, della fraternità e dell’amicizia che, come dice l’antico proverbio, o trova o mette tutti sul piede di piena parità. Preferiamo definire così le due città, anziché rifarsi direttamente a Dio e al suo contrario, come si faceva una volta, per amore della laicità, anche se siamo convinti che la trascendenza fa parte del concetto di uomo come tale e che, senza Dio, tutto rimane più aleatorio e difficile, anzi tutto è possibile. Dio non è una variabile asettica e insignificante ma il fondamento assoluto dell’ordine, dell’amore e della convivenza ideale. E qui entra in questione soprattutto l’intervento diretto della chiesa, in genere delle aggregazioni religiose.
Abbiamo sentito in queste ore il presidente eletto della Repubblica francese invocare il ritorno dell’era dei Lumi; è augurabile che egli alluda alla parte buona che tale cultura certamente include, ma non alla sua fase totale e tronfia che gli stessi suoi fautori hanno rinnegato e che ha celebrato solo da poco il dramma del suo immane fallimento. Anche i valori dell’Illuminismo trovano il loro vero fondamento in un contesto diverso.
Giordano Frosini

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