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Una nuova finestra aperta sul Regno

Imezzi di comunicazione sociale hanno preso atto con soddisfazione e meraviglia che in Vaticano si sta discutendo sulla opportunità di punire con la scomunica mafiosi e corrotti. La decisione verrà presa dopo matura riflessione, cui stanno partecipando esperti e consulenti provenienti da ogni parte della società e del mondo. Frattanto però non va perduta la notizia di un fatto già avvenuto che segna un importante passo in avanti nell’attuazione della chiesa al servizio del Regno di Dio. Si tratta della costituzione del nuovo dicastero per lo “Sviluppo umano integrale”, voluto da papa Francesco e guidato dal cardinale  ghanese Peter Turkson, esattamente l’organismo vaticano incaricato dello studio dei nuovi possibili provvedimenti contro le attuali forme di corruzione.
Una nuova rivoluzione nella chiesa nata dalla fantasia del papa venuto da lontano? No, ma semplicemente una nuova, coraggiosa iniziativa nella linea del concilio e del post-concilio per quanto riguarda il rapporto fra la chiesa e il Regno di Dio. La cosa era già chiaramente iscritta nella vicenda del Gesù storico, pazientememte ricostruita in questi ultimi tempi dagli studiosi della Bibbia. Gesù appare senza possibilità di equivoci come l’uomo del Regno, l’annunciatore e l’iniziatore della venuta del Regno di Dio sulla terra, l’araldo del mondo come Dio lo vuole, del mondo destinato a crescere nei solchi della storia, anche per il contributo dell’uomo, fino alla sua perfezione finale: “il Regno della verità e della vita, della santità e della grazia, della giustizia, dell’amore e della pace”. Inutile ripetere quanto più volte è stato detto anche da queste colonne: le parole pronunciate da Gesù all’inizio della predicazione, le sue parabole, i suoi miracoli, la missione affidata ai suoi discepoli, i suoi discorsi, la sua lotta contro il potere delle tenebre e dei dominatori di questo mondo, la sua vita e la sua morte, tutto fa riferimento al Regno. Il Regno di Dio è il filo rosso che attraversa e lega insieme senza interruzioni l’intera esistenza del profeta di Nazaret, dall’inizio alla fine, anzi anche oltre la fine. Strano che in questo fervore di studi biblici, una verità così fondamentale tardi a essere riconosciuta e realizzata. Voci di allarme si moltiplicano, anche perché da questa ignoranza sono nate e nascono ancora profonde divisioni all’interno della comunità cristiana.
E allora la chiesa? Il suo rapporto con il Regno non è mai stato storicamente facile, dal momento che, praticamente fino al concilio Vaticano II, si pensava che il Regno coincidesse con lei. Riprendo alcune espressioni scritte dai vescovi francesi nel 1971, in una delle riunioni che si tenevano allora a Lourdes: “La chiesa non è il Regno di Dio, ne è il sacramento [cioè il segno e lo strumento]. Essa riconosce che esso è già presente nel mondo e che tutto l’universo è chiamato a entrare in questo regno, che è il compimento di tutta la creazione. La chiesa lo riconosce, cioè lo accoglie con gioia e in spirito di ringraziamento. Essa prega perché si attui non soltanto in lei, ma anche nel mondo; non soltanto attraverso lei, ma attraverso tutti gli uomini di buona volontà. La chiesa vive del Regno che è già presente adesso come in abbozzo. Non sostiene di essere lei, da sola, a costituire la fase terrena e l’abbozzo del Regno, perché il Regno non cessa di attuarsi nell’intero universo senza che si possa dire che è qui o che è là; si può soltanto affermare che viene”.
Siamo all’indomani del concilio e qualcuno ha già le idee chiare. Impossibile non vedere come l’azione pastorale della chiesa sarebbe stata diversa se queste prospettive fossero state pienamente e universalmemte rispettate. Si voglia o no, queste direttive sono indicative e obbligatorie per tutti. Il pluralismo non è nei principi, ma soltanto nella loro applicazione.
Si è detto giustamente che la chiesa non c’è per se stessa, ma è al servizio del Regno, che essa esiste per il Regno. Non sono solo i teologi che affermano questo, ma anche il magistero, addirittura nelle sue massime espressioni. Così, Giovanni Paolo II afferma nella sua enciclica Redemptoris missio: “La chiesa è effettivamente e concretamente al servizio del Regno” (n. 20). Del resto, già il concilio aveva affermato con decisione che essa “ha per fine il Regno di Dio” (LG 9). La chiesa è chiamata a superare se stessa.
Ora che papa Francesco procede sul piano delle realizazioni delle grandi idee conciliari, non solo non ci si deve meravigliare, ma è dovere di tutti accogliere con gioia e disponibilità quanto egli sta coraggiosamente realizzando. Ne guadagneranno i rapporti interni ed esterni della chiesa. È questa la strada maestra per il dialogo con i lontani, che così potranno collaborare con i cristiani nella lotta contro il male e nella ricerca del vero progresso dell’umanità. Nell’annuncio del Regno, il Signore parlò anche di conversione: una parola ben conosciuta che ha un campo di applicazione assai vasto; ma nel suo ambito, in fase preliminare, c’è anche da considerare la piena conversione della chiesa alla logica del Regno. Non dimenticando naturalmente che essa del Regno, oltre che il segno e lo strumento, è anche l’inizio misterioso ma visibile e controllabile. Un altro capitolo aperto sull’infinito.
Giordano Frosini

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