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Papa Francesco e il lavoro

Il tema del lavoro è sempre all’ordine del giorno. Già Giovanni Paolo II nella sua enciclica Laborem Exercens, ravvisava in esso il punto centrale dell’intera questione sociale e anche Papa Francesco, nel suo discorso del 28 maggio con i lavoratori nel porto di Genova, ha parlato di esso come di una “priorità cristiana, una priorità nostra e anche una priorità assoluta”.
Anche Romano Prodi, ha dedicato il suo ultimo libro “Il piano inclinato” al tema del lavoro a cui dobbiamo restituire valore e peso politico.
Se il lavoro è il tema di sempre, lo è in particolare oggi con il fenomeno della disoccupazione che sta crescendo anche in queste ultime ore. La visione di papa Francesco è una visione del lavoro considerato come elemento fondamentale della persona umana. “Se pensiamo alla persona senza lavoro diciamo qualcosa di parziale, di incompleto perché la persona si realizza quando fiorisce nel lavoro”. Il lavoro cambia la natura e costruisce l’uomo, nella sua intelligenza, nella sua volontà, nel suo sentimento, nella sua solidarietà. La disoccupazione è uno dei peggiori fenomeni del mondo contemporaneo.
“La persona -afferma il Papa- fiorisce nel lavoro. Il lavoro è la forma più comune di cooperazione che l’umanità abbia generato nella sua storia.” Elemento dunque di formazione personale e di realizzazione sociale.
Le deficienze attuali dell’economia del lavoro richiedono, secondo il Papa, norme di severità assoluta: un vero e proprio nuovo ordinamento sociale. Così coloro che guadagnano di più, sia nel lavoro che nelle pensioni, devono pensare a coloro che, nell’attuale situazione economica e politica, mancano del sufficiente per la loro vita e per quella delle loro famiglie, rinunciando a interessi esorbitanti che non hanno giustificazioni di sorta: una vera e propria economia sociale e di mercato, dettata dai valori dell’uguaglianza, della giustizia e della solidarietà.
Qualcuno ha sorto il naso perché il papa sembra si sia spinto troppo oltre nelle sue richieste. Vogliamo capire queste obiezioni, ma insieme intendiamo difendere il papa nelle sue affermazioni che nascono semplicemente dall’attuazione dello spirito evangelico.
Il papa ricorda che il 45% dei giovani italiani dai 25 anni in giù, non hanno lavoro. Un dramma nazionale che deve scuotere le coscienze, in particolare dei cristiani. Il dovere del sindacato è quello di pensare alla giustizia, tutti insieme. “È il momento che i più ricchi si abituino a rinunciare ai diritti che l’economia liberistica ha fissato per i loro guadagni. C’è bisogno di una conversione generale: fate anche voi un passo in meglio nel vostro lavoro, perché sia migliore.”
La voce del papa si è fatta fioca per le sue ripetizioni e incide profondamente sui problemi sociali dell’umanità. La cosa più drammatica è che i primi a non ascoltarla sono i cattolici che, da tempo, hanno messo l’insegnamento sociale della chiesa nel dimenticatoio. Siamo estremamente preoccupati per il futuro del nostro paese, se non si ricorre ai principi sociali della chiesa, i soli che possono garantire un futuro migliore. Non c’è bisogno di essere né contenti, né scontenti dei risultati delle ultime elezioni. C’è soltanto da preoccuparsi di quanto sta accadendo intorno a noi, per la mancanza di pensiero sociale della chiesa, e per il fatto che riemergono gli eterni mali della nostra società, insidiata più di sempre dall’egoismo e da una certa rinascita delle ideologie totalitarie, di destra e di sinistra. Il grido di allarme deve risuonare dovunque: il papa indica la strada che il popolo cristiano deve portare a compimento.
Giordano Frosini

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