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Vacanze di riflessione

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti ori et herba.

Parlare di ferie e di vacanze fa un certo effetto, quando si sa che molti oggi in ferie non ci possono andare o perché non hanno lavoro o perché non se le possono permettere. Per questo non vorrei tanto parlare di ferie e di vacanze quanto  piuttosto dell’ambiente che Dio creatore ci ha dato perché sia un bene comune per la vita e il sostegno delle sue creature e perché tutti possano godere della bellezza con cui Egli ha dipinto il mondo.
Anche chi può godersi un po’ di riposo al mare o ai monti questa cosa dovrebbe ricordarsela, proprio mentre usufruisce di quanto il Creatore ha elargito a piene mani per l’umanità di ieri, di oggi e di domani. Noi uomini siamo piuttosto bravi a sfruttare quella natura che Dio ci ha dato. Siamo piuttosto bravi a manipolarla, al punto di spremerla fino all’ultima goccia; siamo abbastanza capaci di trasformare in business ogni panorama, ogni fiume o cascata, ogni monte, lago o mare. Lo facciamo assai spensieratamente, senza pensarci molto su; ma la terra, la nostra madre terra, alla fine potrebbe esaurirsi sfinita e trasformarsi in un deserto inospitale e desolato.
Mi vengono qui in mente le parole di Papa Francesco nella sua recente enciclica sulla cura della casa comune, la “Laudato si”, dove proprio all’inizio, citando il Cantico di frate sole di San Francesco d’Assisi afferma… « Laudato si’, mi’ Signore », cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22).”
La siccità che sta diventando ogni anno di più un problema con i cambiamenti climatici che sono sotto gli occhi di tutti; i roghi che incendiano le nostre colline; l’inquinamento dei nostri mari; tutto questo, e la lista potrebbe continuare, ci dice che qualcosa non va nel nostro mondo; c’è qualcosa di sbagliato che dovremmo con un sussulto di coscienza, correggere prima che sia troppo tardi.
Tutti vorremmo e tutti dovrebbero avere la possibilità di respirare aria sana e rigenerante, godendosi lo spettacolo bellissimo di prati e monti ricchi di vegetazione; tutti vorremmo e tutti dovrebbero avere la possibilità di godersi un mare cristallino e puro e così via. Se ciò non risulta possibile, non possiamo voltarci dall’altra parte. Dobbiamo pensare a cosa c’è da cambiare.
Non ci si può però illudere, come se bastassero i protocolli di Parigi o gli obiettivi delle Nazioni Unite. Tutte cose sacrosante, se vogliamo. Il problema vero sta nella malvagità del cuore umano, del nostro cuore che si lascia riempire di odio verso noi stessi, gli altri e il mondo intero. Il problema vero è l’aridità spirituale delle nostre anime, spesso vendute al miglior offerente; diventate merce di scambio. L’inquinamento parte dal di dentro dell’uomo, come ebbe a dire già Gesù nel Vangelo. Quindi è dal di dentro dei nostri pensieri e sentimenti che unicamente può partire l’impegno per custodire per davvero quella che è la “casa comune”.
Ormai da qualche anno, il primo di settembre, significativamente, al termine del tempo tradizionalmente dedicato alle vacanze e al riposo, la Chiesa cattolica unitamente a tutte le confessioni cristiane, celebra la Giornata per la Custodia del Creato. Per l’occasione, la Conferenza episcopale italiana ha lanciato questo messaggio: “‘Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo’ (Gen. 28, 16). Viaggiatori sulla terra di Dio”. Il Messaggio parte dall’esclamazione espressiva dello stupore di Giacobbe, che nel corso di un lungo viaggio scopre la terra di Canaan come luogo di presenza del Signore. Si vuole così ricordare il dono che è la terra e che la dobbiamo abitare come viaggiatori e viandanti, facendo  crescere un turismo autenticamente sostenibile, capace cioè di contribuire alla cura della casa comune e della sua bellezza.
Ecco dunque qualcosa su cui riflettere, mentre magari in questo tempo ammiriamo un paesaggio o godiamo del fresco della montagna o della bellezza del mare. Sempre ricordando che se questo non è permesso a qualcuno, ci sono buone e urgenti ragioni per cambiare mentalità e stili di vita.
† Fausto Tardelli

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