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Il paese ha bisogno di cristiani

I primi atti pubblici del neo-presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale Gualtiero Bassetti, hanno incontrato generalmente consensi e simpatia. La cosa ci fa piacere perché egli porta con sé i segni evidenti di quella cultura teologico-pastorale fiorita negli ultimi decenni in terra toscana, che sostanzialmente ha coinvolto almeno parte anche di noi. Sono soprattutto due gli indirizzi che si sono imposti all’attenzione comune: il richiamo alla partecipazione sinodale nella vita della chiesa e la richiesta di una maggiore presenza culturale-politica dei cristiani, di cui il paese avverte sempre di più il bisogno, man mano che le cose in quel settore stanno progressivamente degenerando nei toni e nei contenuti. Ne è riprova difficilmente contestabile il progressivo distacco dell’opinione pubblica dalla vita politica del paese e il moltiplicarsi di movimenti di contestazione e di rifiuto.
La prima prolusione al Consiglio permanente della Conferenza Episcopale, di cui abbiamo dato notizia nel numero precedente, nell’intenzione del neo-presidente potrebbe essere anche l’ultima, perché egli ha dichiarato di voler ascoltare prima il pensiero dei consiglieri sulla base di un questionario precedentemente elaborato e soltanto dopo concludere col suo intervento la discussione sui temi discussi e dibattuti. Il discorso iniziale dei presidenti del passato sapeva troppo di indicazione e di indirizzo da seguire dai consiglieri, chiamati in tal modo più al ruolo di commentatori che di creatori. Tanto più che quel discorso iniziale aveva una immediata e rapida diffusione nei mezzi di comunicazione sociale, che non avevano affatto le striminzite e laconiche conclusioni finali, dando così l’imptessione che i lavori sostanzialmente si esaurissero nell’intervento iniziale. In sostanza, più un Ascolto che un Consiglio.
L’iniziativa prospettata va appoggiata pienamente, magari completandola richiedendo ai vescovi presenti di riportare, insieme alla loro, anche la voce delle diocesi da essi rappresentate: sarebbe un magnifico trionfo della sinodalità, esempio e sprone per la chiesa a tutti i suoi livelli. Le conclusioni sarebbero allora veramente un’azione ecclesiale, a cui ha partecipato l’intero popolo cristiano. Un grande passo in avanti della sinodalità in un momento così straordinariamente importante della storia della chiesa e così  sensibile a questa dimensione, che purtroppo cammina con troppa lentezza e troppe difficoltà. Un’anticipazione del futuro, che certamente andrà in questa direzione.
Il secondo richiamo su cui insiste il presidente Bassetti è quello di una ripresa di quello spirito che ha animato il nostro recente passato, quando fervevano gli studi del pensiero sociale della chiesa e quando autentici cristiani, preparati nel silenzio della riflessione e della preghiera, seppero dare una testimonianza esemplare nella vita sociale e politica che s’impose all’attenzione ammirata anche oltre i confini del nostro paese. Una vera e propria fioritura di santi, più numerosi e più rappresentativi in campo politico che altrove. In più, un fenomeno soprattutto italiano.
A scanso di equivoci, dobbiamo dire subito che non si sta pensando a un nuovo “partito cristiano” che, alla resa dei conti, potrebbe diventare anche un mezzo di potere e di supremazia. Una tale esperienza è attuabile soltanto in momenti di grave necessità e nessuno oggi si sogna di poterla ripristinare. Il cristiano intende tassativamente la politica come servizio disinteressato, speso esclusivamente per il bene comune e non per l’interesse proprio e dei propri sodali. Purtroppo nel passato molti hanno mancato clamorosamente a questa loro vocazione e si sono accodati all’andazzo comune, che domina forse incontrastato da sempre l’ambiente politico. Non si sta pensando alla potenza umana, ma alla forza travolgente che, col passare dei secoli, mantiene intatta la parola del Vangelo, messaggio di amore, di giustizia, di solidarietà, di uguaglianza e di pace.
La nostra storia è però anche animata da figure straordinariamente esemplari, di cui è nostro dovere conservare la memoria e la testimonianza: uomini e donne che hanno speso la loro vita per il bene delle popolazioni, diffondendo bontà, giustizia, comprensione per tutti, in particolare per i più poveri e i più bisognosi. Persone di grande spessore morale e intellettuale e insieme persone semplici e modeste che non chiedevano nulla in nome del loro sacrificio, contente solo di dare un contributo insostituibile al presente e al futuro del paese. Per la verità, politici di questo genere ci sono ancora, ma sono pochi e non sentono affatto il sostegno e l’appoggio della loro comunità, che pure essi dovrebbero rappresentare. C’è bisogno di qualcosa di nuovo e di inedito, perché, i tempi sono profondamente cambiati. Occorrono ancora maestri come Lazzati, La Pira, Dossetti, per ricordare soltanto i più vicini a noi, che ci hanno offerto paradigmi e modelli perennemente validi. A noi sta di ritesserli e reinterpretarli nella trama liquida e rarefatta dei nostri giorni.
Giordano Frosini

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