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Uno o più precursori della venuta di Cristo?

Colpito dalla visita di papa Francesco al consiglio supremo dei monaci buddhisti a Rangoon e dall’accostamento da lui fatto fra la sua figura e del santo di Assisi, sono andato a ripescare un bel testo di Romano Guardini, famoso teologo italo-tedesco dei tempi preconciliari, che suona esattamente così: “C’è soltanto uno che potrebbe venire in mente di accostare a Gesù: Buddha. Quest’uomo rappresenta un grande mistero. Se ne sta in una libertà sconvolgente, quasi sovrumana; ha inoltre una bontà, potente come una forza cosmica. Forse Buddha sarà l’ultimo con cui il cristianesimo dovrà confrontarsi. Che cosa egli significhi da un punto di vista cristiano, non l’ha ancora detto nessuno. Forse Cristo non ha avuto soltanto un precursore nell’Antico Testamento, Giovanni, l’ultimo dei profeti, ma ne ha avuto uno anche nel cuore della cultura antica, Socrate, e un terzo, che ha pronunciato l’ultima parola della conoscenza e del superamento religioso orientale, Buddha”.
La teologia delle religioni era allora appena agli inizi, ma già batteva la via del coraggio e della stima, che poi farà propria il concilio Vaticano II, a sua volta incoraggiando i notevoli progressi registrati più tardi. Nel fondatore del buddhismo, che conta oggi una moltitudine di fedeli in oriente, ma che gode simpatie (e anche qualcosa di più) in occidente, il teologo illuminato vede addirittura una specie di precursore della venuta di Gesù sulla terra. C’è da credere che l’accostamento a Giovanni Battista vada preso in senso analogico, comunque esso trova le sue prime radici negli antichi padri della chiesa, che con le culture pagane del tempo furono costretti a dialogare e interagire. Estesa al grande filosofo greco Socrate, l’analogia coinvolge esplicitamente anche il paganesimo in senso stretto e può essere applicata nella stessa maniera ai diversi fondatori delle altre religioni. In qualche modo, anche se in misura diversa, tutti gli iniziatori di movimenti religiosi si possono considerare antesignani, preparatori, precursori dell’avvento di Gesù Cristo.
Egli è la pienezza, gli altri fanno riferimento a lui e mantengono soltanto una parte del suo insegnamento, soprattutto quello di carattere morale. C’è da tenere presente che questo accade anche nel caso di Giovanni Battista. Una teoria unitaria e suggestiva, che abbraccia l’intero universo religioso e che riceve oggi nuova forza nell’ipotesi della universalità della rivelazione. Una teoria già affermata nel concilio e certamente non dimenticata nel prosieguo degli sviluppi teologici che dai tempi di Guardini si registrano in questo campo. Le religioni del mondo lette e interpretate come una grandiosa “preparazione evangelica”. Una concezione che semplifica lo sguardo del cristiano, mettendolo in pari tempo in condizione di recettività e di dialogo verso le altre forme religiose, anche se forse destinata a produrre effetti non altrettanto positivi nei loro sostenitori.
Perché qui comincia quello che è stato chiamato il “dramma dei precursori”, i quali subiscono la tentazione di prendere loro il posto di colui che hanno annunciato. Una tentazione che si fa più forte ancora nei loro seguaci. Tutto sommato, non sembra affatto facile agitare la lampada della novità ed essere osannati e poi tornare ordinatamente nei ranghi e in pratica scomparire. Si pensi ai diversi testi evangelici in cui si sottolinea l’atteggiamento di Giovanni, il quale non fa che ripetere la sua condizione tutta relativa a Cristo: egli è soltanto la voce che annuncia, indegno perfino di allacciare  i sandali a colui che verrà, il quale deve crescere, il precursore, invece, finita la sua opera, è destinato a diminuire fino a ritornare nel nulla, dal quale è uscito solo per un momento.
L’esegesi contemporanea mette in luce il fatto che i testi evangelici non corrispondono del tutto a questa versione. L’atteggiamento di Giovanni nei riguardi di Gesù rimane sospeso alla missione dei suoi discepoli che chiedono a Gesù se è lui quello che deve venire oppure devono aspettare un altro e soprattutto alla risposta piuttosto secca e dura di Gesù. È certo comunque che almeno alcuni suoi discepoli (i cosiddetti Gioanniti) rimasero fedeli al maestro e non passarono alla sequela del messia annunciato. Ne fa fede l’apostolo Paolo che, come raccontano gli Atti degli apostoli, diversi anni più tardi ne incontrerà alcuni nei dintorni di Efeso.
Suggestivo allora il piano di Dio, ma purtroppo rimasto incompiuto. Anziché abbandonare il campo, i battistrada hanno occupato l’intera piazza. Con alcuni di essi il dialogo si fa più possibile: è il caso certamente d Buddha che lascia nell’indistinto il concetto di Dio e che predica una morale che ha più che addentellati con la morale evangelica. Tanto è vero che non pochi cristiani hanno ritenuto e ritengono possibile un connubio fra cristianesimo e buddhismo. Non tutto coincide, ma ci sono anche suggerimenti di vita che possono arricchire la spiritualità del cristiano. Il discorso si fa più difficile nel caso dell’Islam perché la sua negazione della divinità di Gesù mette a repentaglio l’intero impianto del cristianesimo.
Giordano Frosini

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