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È finita la solidarietà?

Solidarietà, una delle parole più belle del vocabolario umano e cristiano, rischia di essere eliminata del tutto dal nostro linguaggio e dalla nostra vita, tanti sono i nemici organizzatisi contro di lei. Egoismo, individualismo, chiusura su se stessi e i propri interessi, dimenticanza o addirittura disprezzo degli altri: alla resa dei conti, un vero e proprio solipsismo, come se gli altri non esistessero o non avessero diritti e consistenza. La negazione della persona intesa come apertura, dialogo, mano tesa, condivisione, responsabilità. E insieme negazione radicale del cristianesimo inteso sostanzialmente come la religione della carità, del dono e dell’amore.
Virtù umana o virtù cristiana? L’uno e l’altro: la virtù cristiana sostanzialmente è la stessa virtù umana, anche se la sorpassa nell’intensità e la colloca in un contesto più ricco e religiosamente più profondo. Chiunque conosce un po’ il pensiero antico sa bene che i filosofi stoici parlavano disinvoltamente di amore universale, affermavano solennemente che la famiglia umana è legata da un vincolo di affetto e di amore che la qualifica e la distingue da tutte le altre società. Un amore universale dettato dalla stessa natura umana, inteso come fondamento essenziale di ogni convivenza centrata sull’uomo. Gli stoici non erano cristiani, anche se da qualche parte si vocifera che queste cose le avessero imparate, direttamente o indirettamente, da questi. Affermazioni del genere si sono ascoltate altre volte nel corso della storia e si ascoltano ancora oggi, ma non si può dire che riflettano il sentimento comune della nostra gente. Proprio in queste ore l’opinione pubblica è allarmata per quanto è successo in una città di provincia del centro Italia: un episodio però che ha la sua origine in una diffusissima mancanza di solidarietà nei riguardi degli extracomunitari, ben visibile e denunciata da molto tempo. Non è tanto in questione il problema dei provvedimenti di ordine pubblico per regolare in qualche modo un flusso disordinato e fuori misura, sui quali si può sempre discutere, quanto la mentalità che, perfino nelle parole e nello stesso tono della voce, manifesta una decisa volontà di rifiuto e di chiusura, anche se questa è stata graduata nel tempo, secondo le circostanze e gli umori cangianti dell’opinione pubblica. Difficoltà e ragioni d’ogni genere, non poche volte prive di fondamento, per negare comprensione e aiuto a tanta gente che soffre e bussa alle nostre porte in attesa di un nostro gesto di solidarietà. È troppo chiedere almeno ai cristiani di confrontare le posizioni di papa Francesco con quelle di certi politici che stanno facendo la loro fortuna su questo malessere diffuso? Da chi dovremo imparare lo stile cristiano in un momento così particolare come il nostro e che gli spiriti più attenti ai movimenti della storia avevano previsto da decenni? Quanto lo spirito evangelico è rispettato in certi atteggiamenti che purtroppo molte volte (troppe volte!) ci tocca constatare anche da cristiani che frequentano esemplarmente le nostre chiese? Per quanto concerne i fatti di Macerata, c’è da dire che si tratta di episodi gravissimi, ma purtroppo c’è da aggiungere che molti commenti che abbiamo ascoltato o letto in queste ore non sono da meno.
E questo non è che un episodio. La mancanza di solidarietà ha radici profonde e ramificate, tanto da sembrare a prima vista inestirpabili con
le sole nostre forze. Si può dire che nessuna delle attività umane ne è esente. Una piovra che ha diffuso i suoi tentacoli in lungo e largo nel nostro tessuto sociale. Per guarirne c’è bisogno di una cura energica e impietosa, come si fa normalmente nelle malattie epidemiche e contagiose.
Ricordiamo che il pensiero sociale della chiesa da sempre ha fatto della solidarietà uno dei punti essenziali del suo programma, tanto che esso è stato chiamato il pensiero solidarista. Solidarietà è un nome che ha la sua radice nella carità, quasi il nome laico di questa fondamentale virtù cristiana. Nessuno potrà negare che la carità è alla base dell’intera morale e dell’intera teologia cristiane. Dio è amore: e se questo è vero, non solo il cristiano ma l’uomo come tale, è chiamato a non chiudersi in se stesso, ma ad aprirsi agli spazi sconfinati dell’amore. Soltanto così realizzerà se stesso e soltanto così nella società realizzerà i fini per cui questa è nata. L’uomo egoista non è un vero uomo e la società individualista è destinata facilmente a sfasciarsi, generando disordini a non finire, scontentezze e discordie, contorsioni e rivolte vere e proprie. Prima che politici i mali dell’uomo e della società sono vuoti ideali, mali profondi, atteggiamenti antinaturali. E a queste profondità vanno combattuti. Lo sanno coloro che detengono in mano, evidentemente per diffonderlo, il messaggio cristiano? Un ennesimo atto di accusa, da cui, in momenti straordinari, non si può sfuggire. Il cristianesimo inteso come risposta ai problemi fondamentali dell’uomo è l’apologetica come da tempo è intesa dalla migliore riflessione teologica. I nostri non sono pensieri di carattere tecnico, ma veri e propri fondamenti ineliminabili del Vangelo che ci è stato consegnato. Piaccia o no, siamo sempre nell’ambito caratteristico della chiesa.
Giordano Frosini

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