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La Resurrezione non è una riviviscenza

La risurrezione è certamente un mistero e perciò non sarà mai totalmente compresa da noi, qui sulla terra. Questo però non significa che non possiamo avere alcune idee chiare su di essa e soprattutto non confonderla, come ancora succede spesso, con la reviviscenza. Fra la risurrezione di Gesù e la cosiddetta risurrezione di Lazzaro c’è una differenza sostanziale e abissale. Metterle sullo stesso piano è immettersi in una strada senza sfondo e privarci del loro vero significato. Lazzaro non è propriamente risorto ma semplicemente richiamato in vita: nella stessa vita di prima, tanto è vero che, finiti i suoi giorni, egli è dovuto morire come tutti gli altri esseri umani. Gesù invece, una volta risorto, superate le barriere della morte, è entrato per sempre in un’altra dimensione, quella dell’incontrollabile eternità e non morirà più, non potrà più morire, perché collocato per sempre nel regno della vita, dal quale niente e nessuno lo potrà mai strappare.
È questa una delle prime certezze da cui partire. Oggi si parla di cristianesimo pre-moderno e di cristianesimo moderno. Il passaggio è un obbligo generale. Nessuno è autorizzato a ignorare quello che ai nostri giorni è chiaramente detto per tutti. L’arte del passato (e anche, almeno in parte, quella di oggi) è contraria a questa elementare constatazione. I pittori, anche i grandi pittori come Piero della Francesca, raffigurano il Cristo che esce vittorioso dal sepolcro con uno stendardo in mano. Una figura meravigliosa e potente che incarna visibilmente una forza sovrumana, ma teologicamente sbagliata. Artisticamente bellissima, un autentico capolavoro, teologicamente un errore madornale e fuorviante. In qualche modo l’errore si può anche capire perché l’artista per dare corpo alla sua idea ha bisogno di un’immagine visibile che egli riveste dei colori della sua tavolozza (l’opera artistica consiste propriamente in un’idea scolpita o riprodotta nella materia), c’è però da ricordare con ammirazione almeno un pittore che si comporta diversamente e che nei suoi dipinti mostra soltanto le apparizioni di Gesù, in particolare quella che, secondo il quarto evangelista, è la prima, cioè l’apparizione alla Maddalena, che poi sarà incaricata di portare il grande annuncio ai discepoli ritornati delusi e confusi alle loro case.
I racconti evangelici vanno saputi leggere, perché si tratta di testi scritti duemila anni fa in generi letterari da interpretare severamente, nessuno di essi però descrive il momento della risurrezione perché non si trattava di un fatto fisico, naturale, materiale e, come tale, riproducibile. Come è stato detto: se ci fosse stato un apparecchio fotografico, di portata anche straordinaria e di altissima precisione, non avrebbe ripreso nulla perché il mondo dello spirito sfugge a tutti i nostri mezzi di constatazione. Solo qualche vangelo apocrifo si abbandona a descrizioni del genere, ma anche per questo essi sono stati scartati dall’elenco canonico dei libri ispirati. I vangeli veri di questo momento non dicono assolutamente nulla.
Se come prova della risurrezione si esclude anche la tomba vuota (un segno di per sé ambiguo e sottoponibile a diverse interpretazioni, come quelle del furto o del trafugamento, reperibili negli stessi vangeli), non rimane altro che far leva sulle apparizioni di Gesù, a cui rende omaggio l’apostolo Paolo nel testo più sobrio e più vicino al fatto stesso dell’avvenuta risurrezione: “A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè ‘che Cristo morì per i nostri peccati, secondo le Scritture e che fu sepolto e che è risorto il terzo giorno secondo le Scritture e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici’. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli, la maggior parte di cui vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto”.
Paolo scrive ai Corinti verso la metà degli anni ’50, non più di quindici anni dopo la risurrezione. La Palestina brulica dovunque di nemici di Gesù, Paolo li sfida: Andate a sentire quelli cui Gesù è apparso, fra questi ci sono anch’io. Testimoni che non mentiscono perché tutti confermeranno col proprio sangue la verità delle loro affermazioni. Pascal poteva dire: Io credo senza difficoltà a coloro che muoiono per le loro attestazioni.
Possiamo sostare qui, anche se le apparizioni del Risorto impongono criteri altrettanto severi di lettura. Ma la sostanza della notizia balza sicura da queste affermazioni. A una madre che mi diceva in questi giorni: Mio figlio non crede alla risurrezione di Gesù proprio perché nessuno lo ha visto risorgere, rispondevo: Dica a suo figlio che domandi ai professori che glie l’hanno insegnato, se i personaggi storici hanno tante testimonianze quante ne può sommare Gesù fino ai nostri giorni. Perché la notizia è arrivata fino a noi e a tutti la ripetiamo con immutata certezza. Cristo è risorto. L’oriente e l’occidente lo gridano insieme fino agli estremi confini della terra. Perché la speranza dell’umanità non venga mai meno.
Giordano Frosini

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