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Se Cristo è risorto…

Lo sappiamo, ma ogni anno la certezza si rinnova e si fortifica: la risurrezione non è soltanto un fatto che riguarda Gesù, ma coinvolge tutti noi. Se Cristo è risorto, risorgeremo anche noi, con tutto ciò che siamo, anima e corpo, persone complete. Egli “è il principio, il primogenito di coloro che risorgono dai morti”, il primo arrivato, nella mente di Dio anche prima di coloro che l’hanno preceduto nella loro esistenza. Dio è il “Dio dei viventi, non dei morti”, il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. La morte non ci annienterà, anche l’assalto dell’ultimo nemico sarà vittoriosamente respinto. In questa prospettiva, la fede cristiana supera se stessa, dice l’ultima parola sulle convulse vicende umane. Niente di quanto Dio ha creato andrà perduto: anche la storia che abbiamo intessuto nei nostri giorni mortali ci seguirà, la porteremo con noi nell’eternità. Risurrezione è il nostro nome.
È vero però che la certezza è circondata dal mistero, sul quale, nonostante tutto, ci piace ancora indagare. Non dimenticando, comunque, che la rivelazione ci è stata donata “nostrae salutis causa”, cioè per orientarci nel cammino della nostra salvezza, non per appagare la nostra curiosità. Così, con questo spirito, ci possiamo domandare quando la risurrezione avverrà. Normalmente nel passato si è risposto che essa si realizzerà alla fine dei tempi, oggi però crescono sempre di più coloro che tendono a collocarla nello stesso momento della morte. Naturalmente a conclusioni del genere si arriva dopo lunghe discussioni e reiterati esami. Ci si appella, per esempio, a quanto disse Gesù al buon ladrone, prima della sua morte: “Oggi sarai con me in paradiso”. Oggi vuol dire subito; come in Gesù la morte implicherebbe l’immediata risurrezione. Un’opinione che si può seguire, senza però eccessive sicurezze.
Un’altra questione, ancora più difficile, sulla quale si discute anche da parte dei non addetti ai lavori, è quella relativa al corpo col quale risorgeremo. Anche qui si naviga a mare aperto. Già non sappiamo con quale corpo Gesù è risorto: i vangeli lo fanno capire quando ci dicono che egli non fu mai riconosciuto di primo acchito, ma soltanto dopo qualche parola o qualche gesto che in qualche modo lo rendevano riconoscibile. Per dire che egli era lo stesso, il Gesù della Galilea e della Giudea, il Gesù crocifisso, ma non identico a prima. Uguale nella sostanza, diverso nelle apparenze visibili.
Certo, il corpo della risurrezione non sarà il corpo attuale, con le sue cellule, le sue funzioni, la sua fisiologia; andare però oltre, attraverso ragionamenti o immagini, è veramente pericoloso. Meglio sostare silenziosi dinanzi al mistero che ci attende. Con la risurrezione si entra in una nuova dimensione.
Del problema si era già interessato l’apostolo Paolo nella prima lettera ai Corinti: si vede che la questione era di attualità anche ai primi tempi del cristianesimo. Rimandare a lui però significa arrivare a qualche precisa conclusione, anzi col rischio di meritarsi qualche epiteto non proprio simpatico. Rileggiamo comunque il testo: “Ma qualcuno dirà: ‘Come risorgono i morti? Con quale corpo verranno?’ Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore. Quanto a ciò che semini, non semini il corpo che nascerà, ma un semplice chicco di grano o di altro genere. E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. Non tutti i corpi sono uguali: altro è quello degli uomini e altro quello degli animali; altro quello degli uccelli e altro quello dei pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, altro quello dei corpi terrestri. Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle. Ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. Così anche la risurrezione dei morti: è seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale”.
Parole belle, espressioni stupende che fanno intravedere un mondo meraviglioso e senza paragoni nel campo delle nostre usuali esperienze, ma dal mistero si parte e nel mistero si rimane. Il corpo mortale che ci ha accompagnato per tutta la vita, a volte anche con eccessive cure ed eccessive attenzioni, è un seme, nient’altro che un seme che, morendo, produrrà la pianta. È certo che la pianta è una derivazione del seme, ma fra le due cose c’è una bella differenza. Sarà certamente una pianta bella, bellissima, degna di Dio e del suo paradiso, ma non possiamo dire di più. La diversità dei corpi può essere un’immagine per affermare la diversità della materia. Questa nostra materia, fragile e inconsistente, sfiderà un giorno l’eternità e diverrà incorruttibile, immortale, gloriosa, potente, addirittura spirituale, sullo sfondo dei cieli nuovi e della terra nuova, in cui abiterà per sempre la giustizia di Dio.
Niente di più. Ma questo è sufficiente a orientare il nostro faticoso cammino e, come afferma la lettera agli Ebrei, “liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita”.
Giordano Frosini

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