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L’importanza del gruppo

Mentre le tre tradizionali istituzioni educative – la famiglia, la scuola, la chiesa -, chi più chi meno, stanno visibilmente perdendo capacità di influsso sul mondo adolescenziale, altrettanto non sembra si possa dire del gruppo di appartenenza, che accompagna normalmente il cammino ascensionale dei giovani verso la maturità. Le famiglie si sentono sopravanzate e impotenti, la scuola non sempre riesce a creare amicizie vere e durature, la chiesa in molti casi è fuori gioco anche per mancanza di strutture e soprattutto di personale adeguato. D’altra parte, ormai è risaputo che la cresima, spostata dal suo luogo naturale unicamente per motivazioni di convenienza pastorale, è considerata da tempo il “sacramento dell’addio” e non sembra affatto che i rimedi che si sono cercati abbiano ottenuto il successo che si poteva sperare. Potrà arrivare qualche suggerimento utile dal prossimo Sinodo sui giovani? C’è da augurarselo perché su questo terreno si gioca una delle partite fondamentali per il futuro delle nostre comunità. Più che gli auguri valgono però i suggerimenti e le esperienze che si stanno conducendo in non poche parrocchie.
Il gruppo, in qualsiasi modo si formi e prenda consistenza, riesce a imporre la sua supremazia, comunque a superare l’influsso delle suddette agenzie istituzionali, non di rado annullandole almeno momentaneamente quasi del tutto. Psicologi, sociologi, pastoralisti moltiplicano da tempo le loro attenzioni per capirne la formazione, il funzionamento, la consistenza, gli sviluppi, la durata, i risultati interni ed esterni. Nella loro aleatorietà e nella loro scarsezza di vincoli veramente costringenti, essi riescono a produrre cultura, giudizi omogenei, abitudini mentali e pratiche, usi e costumi difficilmente sradicabili. Naturalmente tutto questo nell’ordine o nel disordine, nel bene o nel male, nel positivo o nel negativo.
Nel clima che domina attualmente la nostra società, nelle città e nei paesi, nelle famiglie ricche e meno ricche, è più facile che i gruppi tendano più al secondo tipo che al primo. Chi mantiene un certo contatto con le nostre famiglie ne sa qualcosa. Del resto anche i mezzi di comunicazione sociale ci avvertono ogni giorno di quanto sta succedendo anche in settori apparentemente di tutto rispetto. Così l’esperienza ci mette in contatto con prevaricazioni di ogni genere. Si direbbe che al male oggi non ci sono confini, nemmeno nel nostro mondo giovanile.
Anche senza arrivare ai casi estremi che, del resto, non sono certamente la regola, pur rimanendo nella normalità dei casi, di quante cose è a conoscenza chi guarda con interesse e attenzione il funzionamento dei nostri gruppi giovanili. Che molte volte si nascondono nel segreto e non permettono che altri (compresi i genitori) possano venire a conoscenza di quanto si sta facendo. Meglio non andare oltre, non specificare di più quanto sta succedendo intorno a noi, vicino a noi, ma nessuno può farsi in questo campo eccessive illusioni.
La forza del gruppo è di prima evidenza. Gli stessi interessati lo confessano candidamente nelle inchieste preparate dai competenti. “Per me il gruppo era tutto quello che c’era di più importante nella mia vita”. Una scuola di vita, un rifugio, un luogo di sicurezza e di realizzazione. Così lo descrivono non soltanto gli aridi studiosi, ma anche romanzi di successo, cronache allettanti, film che fanno scalpore. Le motivazioni sono diverse, non di rado si tratta di vere e proprie delusioni familiari, ma la tendenza a fare gruppo rimane nel fondo dell’animo giovanile. Una esigenza vera e propria di espansione, di confronto, di amicizia, di completamento. Ed è qui che si inserisce l’interessamento e la sollecitudine dell’azione pastorale.
Un segreto che la chiesa non ha mai ignorato: l’Azione Cattolica operava meravigliosamente in questo senso. La sezione Aspiranti era un’occasione che si offriva praticamente in tutte le parrocchie. Ed è impossibile dire con esattezza le benemerenze di questa semplice ed elementare istituzione e di coloro che la dirigevano soprattutto con l’esempio. Perché è risaputo che nel gruppo c’è sempre qualcuno, magari anche solo per ragioni di età, che ha un particolare influsso su tutti gli altri, che di fatto, senza riconoscimenti espliciti, ne diventa il capo e il motore.
Una lezione da non abbandonare, ma da riprendere anche se in forme e in situazioni diverse. Se un giorno non era così, oggi la società è semplicemente un ostacolo alla creazione di gruppi seriamente orientati evangelicamente. Guai allora a chi rimane solo! Come un fuscello egli è inesorabilmente risucchiato dalla corrente che spinge con forza verso il basso. Solo uniti insieme si rimane capaci di andare controcorrente, fatti forti della forza del gruppo di coloro che hanno gli stessi sentimenti e condividono gli stessi ideali. È un dato di fatto, se non una legge vera e propria.
L’unione fa la forza. Anche se l’impegno si fa forse più difficile, bisogna farsi una ragione: oggi specialmente, è questa l’unica strada da battere.
Giordano Frosini

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