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Un’estate per restare umani e pensare al creato

La chiusura estiva de “La vita” mi da modo non solo di augurare a tutti, ma proprio a tutti, che possano “staccare” un po’ e prendersi una pausa di sano riposo ma anche di invitare a una riflessione personale, che forse può trovare in questo tempo un più ampio spazio. Quindi, anche se il nostro settimanale per un po’ chiude, voglio lasciarvi qualche utile indicazione di lettura.
La prima lettura che vi suggerisco è dettata in parte dalla memoria di San Jacopo apostolo e martire che è di questi giorni e in parte dalla canonizzazione di Papa Paolo VI, il prossimo 14 ottobre. Consiglio dunque di andare a rileggersi con calma il “Credo del popolo di Dio” che a nome di tutta la Chiesa, il grande Papa Montini volle solennemente professare in piazza San Pietro la domenica 30 giugno 1968. Una lettura che suggerisco per cercare di capire o di ricapire chi è il cristiano. Ce n’è bisogno. La cosa sarebbe di per sé semplice, se non fosse che purtroppo non sia chiaro a molti, per cui a volte capita ci si professi cristiani e cattolici senza esserlo nei fatti. Allora è bene ricordare che cristiano è chi crede che Gesù è il Figlio di Dio incarnato, morto e risorto per liberarci dai peccati e aprirci le porte del paradiso. Cristiano è chi confida in Lui e spera di entrare nel Regno dei cieli che è il destino dell’uomo: la comunione della Trinità divina. Per questo cerca di vivere già quaggiù, insieme a fratelli e sorelle nella Chiesa, seguendo Gesù e mettendo in pratica i comandamenti del Signore che si concentrano nell’amore verso Dio e verso il prossimo, chiunque esso sia ma in specie i poveri. Il cristiano perdona le offese ricevute e si sforza di amare anche i nemici. Partecipa abitualmente all’Eucaristia domenicale, prega e fa penitenza per i propri peccati, si nutre della parola di Dio e lavora instancabilmente per il Regno. Vive in Cristo, per Cristo e con Cristo, sotto la guida dello Spirito Santo, nella grazia di Dio. Cerca di pensare come Cristo, di agire come Lui, di amare come Lui, secondo quello che la bimillenaria trazione della Chiesa propone a credere.
La seconda lettura forse è un po’ particolare: “Etica e infinito. Dialoghi con Philippe Nemo” di E. Levinas, ed. Castelvecchi. Perché suggerisco questo libro? Perché oggi è urgente rimanere umani. Urgentissimo. E un autore come Levinas è quello che ci vuole per una riflessione sull’umano. Il rischio della barbarie non è superato, anzi è sempre dietro l’angolo. Sia che essa prenda la forma di un mondo nuovo governato dagli algoritmi di una tecnologia che tutto pianifica e pacifica, imbrigliando però la libertà dell’uomo, considerato l’essere più pericoloso della terra; sia che assuma la forma muscolosa di un nuovo “super uomo”, forte e prepotente che afferma la sua superiorità sugli “altri”, “sub umani” senza diritti e dignità e che considera la pietà, la giustizia e la solidarietà ridicole debolezze. Occorre dunque ricordarci di essere uomini. Chi è però un uomo? Non è facile rispondere. Eppure bisogna farlo. Unità di corpo e anima spirituale, caratterizzato da complementarietà sessuale, l’uomo è un animale pensante e parlante e quindi relazionale, libero e cosciente si sé, a meno che qualcosa non lo condizioni in modo determinante. Cerca la felicità e cioè il bene, il vero e il bello. Per il credente è creatura a immagine e somiglianza di Dio. La sua natura personale non è lui a darsela e a inventarsela; la può solo riconoscere e semmai svilupparla in sé e negli altri come una inalienabile dignità che unisce tutti gli esseri umani, qualunque sia la loro condizione di vita, il colore della pelle, la storia o le idee personali. Egli ha una natura sociale, per cui si definisce a partire dall’altro, non viceversa. E nell’accoglienza dell’altro fatta di attenzione, rispetto e amore, sta il compimento della sua vita che egli spera vittoriosa sopra la morte. Un tale uomo sa anche di sbagliare ed è dunque umile e desideroso di imparare e di migliorare ogni giorno se stesso con il necessario aiuto degli altri.
Come ultima lettura, vi propongo l’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco sulla “cura della casa comune”. Il primo di settembre si celebra la 13° giornata per la custodia del creato che quest’anno ha per tema: “Coltivare l’alleanza con la terra”. Di fatto, ci rendiamo conto che oggi questa alleanza è intaccata per tutta una serie di motivi; certamente anche a causa dell’uomo. Sempre più spesso la nostra terra – città, paesi, campagne – è devastata da fenomeni atmosferici di portata largamente superiore a ciò che eravamo abituati. Né il cambiamento climatico è l’unica minaccia: si pensi all’inquinamento diffuso ad ogni livello. Se, particolarmente d’estate ci è dato di gustare la bellezza di mari, boschi, montagne e valli, dobbiamo ricordarci che tutti questi beni sono a rischio. Qualcosa possiamo fare e lo dobbiamo fare perché la casa comune è affidata a tutti noi.
Dunque, con questo invito a prendersi qualche giorno di riposo e di tranquillità lontano dagli affanni quotidiani, approfittando però dell’occasione per qualche buona lettura, vi do il mio arrivederci a settembre.
† Fausto Tardelli

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