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La nostra attenzione è tutta per i giovani

Mercoledì 3 ottobre 2018: nelle stesse ore un cui si chiude il nostro settimanale, si apre a Roma il Sinodo dei vescovi sui giovani, che per lungo tempo abbiamo cercato di preparare con le nostre riflessioni. Per la sua riuscita va il nostro augurio e la nostra preghiera. L’avvenimento è di primaria importanza, in un momento di difficoltà per la vita della chiesa, per la situazione religiosa e culturale della società intera, per i molti e difficili problemi che gravano sul mondo giovanile, mai come oggi probabilmente così dissestato e privo di ideali che facciano sperare in un domani sereno e fiducioso. Si dirà: “Nihil novi sub sole”. Tutte le epoche sono state e saranno difficili e i giovani saranno sempre un’incognita e una sorpresa per quanto riguarda il loro futuro. L’imprevedibilità è una loro caratteristica.
Tutto ciò è certamente vero, ma nel nostro caso si addensano ombre tempestose, tentativi di ritorni infausti, premesse di sviluppi indecifrabili e aperti a tutti gli sviluppi, che forse formano un aspetto caratteristico e particolarmente preoccupante della nostra epoca. A un sinodo, sia pure preparato convenientemente e guidato da un papa eccezionale, evidentemente non si può chiedere la soluzione di un groviglio di problemi che pesano sul mondo intero e che si intrecciano pericolosamente intorno a concezioni fondamentalmente errate dell’uomo, della società, della trascendenza. Ci attendiamo però un colpo d’ala, un coraggioso passo in avanti, che regolino direttamente il difficile cammino della chiesa e diano un segnale di cambiamento almeno nei paesi in cui la presenza della sua forza morale è ancora capace di farsi sentire. E l’Italia è certamente uno di questi.
Siamo a una svolta epocale che interessa e scuote l’umanità intera. Il fenomeno della mondializzazione rimette tutti gli equilibri in discussione; culture, razze, religioni si incontrano e si scontrano con esiti imprevedibili, il cristianesimo è impegnato in un passaggio difficile e complesso dal pre-moderno al moderno, in un aggiornamento coraggioso che non perda naturalmente il contatto coi suoi motivi ispiratori fondamentali. È soprattutto su questo versante che i giovani (e coloro che la pensano come loro) si attendono parole chiare e indicazioni precise da compiere. Nel cambiare dei tempi, cambiano anche le forme, gli stili, gli atteggiamenti, le formule, i rapporti. C’è sempre qualcosa da lasciare e insieme, qualcosa da trovare e da inventare. La vita è movimento, non staticità e fermezza. Chi non sa camminare o, per motivi assai discutibili, ha paura a muoversi, rischia di perdere il contatto con la realtà e di rimanere tagliato fuori. Le occasioni solenni come i concili e i sinodi servono proprio a questo. È il momento di vedere, giudicare e agire. Vedere con serietà la realtà come ci si presenta in tutto il suo peso, giudicare con i criteri del Vangelo e delle esigenze della mentalità contemporanea e agire di conseguenza. Con coraggio e fiducia nell’aiuto di Dio, il cui Spirito, ne siamo pienamente convinti, aleggia invisibile e maestoso sulle grandi assemblee della chiesa.
Abbiamo indicato anche i capitoli che richiamano oggi l’attenzione universale. Sono in particolare la liturgia, che i nostri giovani stanno disertando massivamente e la vita della comunità cristiana in tutte le sue espressioni, non certamente in pari con gli insegnamenti del concilio Vaticano II e dei suoi sviluppi posteriori. Tutti capitoli da rivedere e soprattutto da mettere in pratica, almeno che non si voglia ancora mancare a una occasione eccezionale che si presenta oggi alla chiesa. Anche gli interventi che abbiamo ritrovato in queste ultime ore di attesa battono gli stessi tasti. Quello che fa paura non è tanto il non riuscire a fare quello che vorremmo e dovremmo fare per le nostre insufficienze e la difficoltà delle cose, quanto piuttosto il disinteresse che lascia perplessi quando si nota nei semplici fedeli, ma lascia di sasso quando si manifesta in coloro che detengono l’ufficio di presidenza della comunità. Perché non di rado avviene anche questo.
Il primo successo del sinodo sarà l’interesse che esso susciterà in genere sull’intero popolo di Dio e un particolare sui giovani. “Res nostra agitur”: si tratta di cosa nostra, di una cosa che ci riguarda da vicino. Si sta trattando di cose che riguardano il nostro presente e il nostro futuro, quello temporale e quello eterno. In particolare l’invito è rivolto a coloro che già prendono parte in qualche modo alle attività della chiesa, o come protagonisti o come semplici partecipanti, specialmente nelle associazioni o cristiane o di ispirazione cristiana. La chiesa ha bisogno di tutti voi, ma anche voi avete bisogno di un senso pieno alla vostra vita, come tanti di voi hanno saputo fare nel passato e nel presente, senza rinunciare alla vostra giovinezza, alle sue gioie e alla sua freschezza, ma dando a essa un significato esemplare che, senza bisogno di moltiplicare le parole, può richiamare l’attenzione dei molti distratti e indifferenti alle cose serie che circondano la vostra esistenza.
Giordano Frosini

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