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Abbasso il clericalismo

Neanche a farlo apposta, in questi giorni si stannno ripetendo e approfondendo le riflessioni su una delle più usate e abusate antitesi dei tempi moderni: laicismo e clericalismo. Per qualcuno è occasione di ricordare l’uso gentile e delicato del primo termine nella nostra mai lodata a sufficienza Carta Costituzionale (chiamata dal presidente Ciampi “la Bibbia laica”), per altri la seconda parola è continuamente presa di mira in tutte le questioni le cui soluzioni non corrispondono a una tipica concezione del laicismo. La discussione non è facile perché le due parole portano in qualche modo con sé le conseguenze della loro duplice origine, una sacra e una profana, legate la prima al passato originario, la seconda al tempo moderno. Naturalmente è questa seconda che si è imposta nel linguaggio attuale, normalmente in senso dispregiativo, come ci dimostra “ad abundantiam” quel manuale di cultura moderna popolare costituito dal web, dove le invettive e le offese si intrecciano come nel gioco scontato delle parole incrociate. La distinzione dei termini e dei concetti è d’obbligo, pena, altrimenti, fare una grande confusione. È possibile infatti essere insieme anticlericali e non laicisti, almeno nel senso moderno della parola. Ne è una riprova lampante e sorprendente papa Francesco.
Quante volte abbiamo sentito deprecare, condannare, bistrattare in termini perentori il clericalismo da colui che, nel campo del clericalismo dovrebbe essere il protostipite e l’alfiere. Chi volesse mettere insieme tutte le citazioni che abbiamo ascoltato durante il suo non lungo periodo di pontificato, riempirebbe pagine intere. La pesantezza delle espressioni usate, in un primo tempo almeno, ha meravigliato non poco chi scrive. Ma non ha notato altrettanta meraviglia in molta altra gente, a cui le stesse parole avrebbero dovuto fare una impressione anche maggiore. La sincerità quasi brutale delle locuzioni adottate da Francesco è una caratteristica che lo distanzia dai suoi predecessori. Lo diciamo con tanta simpatia e compiacenza: uno stile non proprio papale. Un papa diverso anche nel linguaggio.
L’ha fatto anche in questi giorni proprio nell’ambito del Sinodo sui giovani in pieno svolgimento. Esattamente sabato 6 ottobre 2018, nel discorso pronunciato nell’aula Paolo VI durante l’incontro coi giovani, ha detto senza battere ciglio: “Quando voi vedete una chiesa incoerente, una chiesa che ti legge le Beatitudini e poi cade nel clericalismo più principesco e scandaloso, io capisco, io capisco… Se sei cristiano, prendi le Beatitudini e mettile in pratica. E se sei un uomo o una donna  che hai dato la vita, l’hai consacrata e sei un prete – anche se prete che balla [si riferisce a una testimonianza] – se sei un prete e vuoi vivere come cristiano, segui la strada delle Beatitudini. Non la strada della mondanità, la strada del clericalismo, che è una delle perversioni più brutte della chiesa. Coerenza di vita”.
Il clericalismo come una delle perversioni più brutte della chiesa. Evidentemente papa Francesco riempie questa terribile parola di contenuti più ampi di quelli che normalmente le sono attribuiti. Si tratta di uno spirito più che di singoli atteggiamenti: lo spirito mondano, che è esattamente lo spirito contrario al dettato delle Betitudini. Però, anche sulla base dei molti accenni che abbiamo sotto gli occhi, piace sottolineare il pensiero del papa nei significati più comunemente usati quando se ne parla.
Da un punto di vista politico esiste ormai una chiara convinzione della chiesa del rispetto della laicità delle attività umane rette da leggi proprie che tutti devono rispettare, tenendo presente che esiste anche un clericalismo alla rovescia, quando si vuole imporre un principio o un comportamento non in  nome della ragione, ma in nome di una volontà senza fondamento razionale, soltanto perché così fa comodo e così piace. Su temi del genere la chiesa è uscita vittoriosa dal concilio Vaticano II con idee chiare e precise, che non  sempre vediamo da altre parti.
Ma papa Francesco ha più presente un’altra forma di clericalismo, assai vicina a quella generale che prima abbiamo ricordato: il clericalismo come mentalità di setta nei riguardi del popolo cristiano, da intendersi semplicemente come gregge e non come popolo attivo chiamato alla corresponsabilità e alla sinodalità; la mentalità caporalesca nella necessaria guida dei fedeli, il cui compito principale e quasi unico rimane quello di ubbidire; raccomandare atteggiamenti senza dare affatto un  esempio e una testimonianza, esattamente come padre Zapata, che predicava bene e razzolava male; il vizio quasi naturale del carrierismo che rompe gli equilibri, genera divisioni, maldicenze, calunnie, inimicizie, ingiustizie, fratture insanabili.
Un discorso duro, che ciascuno può proseguire per conto proprio. Il clericalisimo come un male  fondamentale da evitare e da sostituire con i sentimenti opposti, che stanno alla base del Vangelo. La lezione di papa Francesco non sembra aver trovato ancora sufficiente attenzione e ascolto.
Giordano Frosini

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