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Ora tutti col Sinodo nelle mani

Preparato con meticolosità e larghezza di vedute, il Sinodo dei vescovi sul problema dei giovani ha concluso i suoi lavori il 27 ottobre 2018. Ora si attende il documento finale di papa Francesco, che completerà il lavoro e specificherà meglio certe parti che per ora sono state solo richiamate, il più delle volte con le stesse parole dei giovani di tutto il mondo, nelle tante inchieste che hanno preceduto i lavori sinodali. Un documento di grande respiro, come, considerate le premesse, era stato largamente previsto. Un vademecum che può accompagnare e guidare l’intera chiesa per un lungo spazio di tempo. Un paradigma completo di revisione e di riforma della chiesa e in qualche modo sotto la loro guida. Il panorama è completo e va dai termini più generali agli argomenti più specifici che le attuali difficoltà del momento mettono in particolare evidenza. Una nuova road map che, seppure a diversi livelli, deve interessare tutte quante la componenti della chiesa. Una nuova ricchezza nelle nostre mani, un nuovo incentivo per non rallentare mai il cammino in un momento così complesso e delicato come quello che stiamo faticosamente attraversando. La ricchezza che ci è stata donata accende il desiderio di vedere apprezzato in completezza il lavoro che non è ancora terminato e che prevede ancora una fase attuativa.
Intanto prendiamo atto del primo dei tre snodi cruciali della cultura attuale cui è dedicato il secondo capitolo del documento, il primo dei quali ha caratteristiche di assoluta e sorprendete novità, la cui ignoranza o anche soltanto una conoscenza superficiale priverebbe la comprensione del modo di procedere, di comportarsi, di ragionare, di farsi intendere del mondo dei giovani, e non soltanto. È quello dell’ambiente digitale, del web, dei social network, che hanno avuto in questi ultimi anni uno sviluppo tanto vertiginoso e universale che, se non segue il passo, si rischia di perdere i contatti, di non essere capaci di comunicare, di non intendersi o, almeno, di non intendersi a sufficienza col mondo circostante. Ciò che i giovani fanno quasi spontaneamente a noi costa quasi il prezzo di una lingua nuova. Un dialetto più che uno stile, una cultura più che un gergo, una sensibilità che genera un nuovo tipo di comunicazione, di singolare impatto, di impareggiabile rapidità e di rara capacità convincente, come sta dimostrando a iosa la tecnica della propaganda politica. Sacrosante le parole di Benedetto XVI: “L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è una parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani”. Per rimanere a la page nel campo della comunicazione, che è anche il campo dell’evangelizzazione, non c’è da lesinare lo sforzo. Se non andiamo errati, si tratta di un “novum” assoluto, senza adeguati corrispondenti in tutto il nostro passato.
Tutto un mondo da esplorare e non mancano certo i tentativi, almeno da parte laica. Più timide le esplorazioni dal punto di vista cristiano in particolare e credente in generale. L’evangelizzazione non può ignorare questo metodo espressivo, nonostante i suoi possibili limiti e quasi congeniti difetti. Dio parla tutte le lingue. E il fatto che un documento così complesso e completo come il nostro, metta in evidenza, fin da principio, addirittura sotto la dizione di “nodo cruciale” le nuove espressioni linguistiche indica a sufficienza che, nella convinzione della chiesa, tutto può servire alla trasmissione del pensiero di Dio. Si pensi soltanto alla liturgia, che, per la sua stessa natura, ha bisogno di formule brevi, laconiche, incisive, impressionanti, facilmente memorizzabili, che passano all’intelligenza attraverso la suggestiva mediazione della fantasia e delle sue eccezionali capacità vibratorie.
Non c’è rosa senza spine. Se il web può essere un servizio alla bellezza e alla verità, esiste anche il suo contrario, quello della falsità, della menzogna, della calunnia, della bruttezza, dell’immoralità, dell’egoismo in tutte le sue svariate forme individuali e sociali. A quanto ci risulta, questo è l’uso più normale che si attua nei nostri strumenti di riproduzione. Gli allarmi si moltiplicano, anche da parte laica, fino al punto che, l’uso del network, è diventata una delle più vistose espressioni di immoralità di cui non difetta certamente il nostro tempo. L’accenno positivo all’uso del nuovo linguaggio non impedisce al documento di riservare due nutriti paragrafi all’uso distorto che si sta sempre più diffondendo.
Il solito uso ambiguo della realtà. Giustamente lo sguardo del documento non intende trascurare nessuno dei due elementi tipici di ogni fenomeno umano. Il fatto è tanto più importante perché si tratta di “una piazza in cui i giovani trascorrono molto tempo e si incontrano facilmente, anche se non tutti vi hanno ugualmente accesso. Essi costituiscono comunque una straordinaria opportunità di dialogo e scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza”.
Un inizio attuale su un documento di assoluta attualità.
Giordano Frosini

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