Eventi

Il tempo dell’attesa

La fine dell’anno liturgico e l’inizio del tempo di Avvento ci inducono a riflessioni importanti. La storia ha avuto un inizio. Avrà un termine. Al suo centro, l’Incarnazione del Verbo di Dio, la sua passione, morte e risurrezione con l’effusione dello Spirito. Tutto ciò che è avvenuto prima fu preparazione e anticipa-zione. Quanto è accaduto dopo sta accadendo è compimento ed esplicitazione. Finché arriverà quell’ultimo giorno nel quale ogni cosa sarà ricapitolata in Cristo, quando Egli ritornerà per giudicare i vivi e i morti e il suo Regno non avrà fine.
Il cristiano è dunque uno che guarda avanti, lontano, senza però scordarsi del presente dove operare. Guarda avanti, solleva gli occhi verso l’orizzonte; protende gli occhi verso il futuro, nell’attesa del ritorno glorioso di Cristo. Ricolmo di speranza, desidera e prega che quel giorno finalmente venga! Non senza un certo tremore. Non è saggio infatti chi ad ogni costo vuol togliere quel “timor di Dio” che non è paura ma coscienza delle proprie responsabilità di fronte a Dio e agli altri. Se è vero infatti che Dio è infinita misericordia e che chi confida sinceramente in Lui non può perdersi, è altrettanto vero che il suo immenso amore, per chi non ha usato misericordia al suo prossimo in questo mondo, ostinatamente ha rifiutato l’amore e si è voltato dall’altra parte rispetto a Dio e agli altri senza pentirsi, sarà strazio e dolore, insopportabile abbraccio, maledizione e rovina. Come già oggi del resto su questa terra, dove l’indifferenza e l’odio sono un inferno di solitudine e violenza.
In quel giorno dunque, “per mezzo del suo Figlio Gesù, Dio Padre pronunzierà la sua parola definitiva su tutta la storia. Conosceremo il senso ultimo di tutta l’opera della creazione e di tutta l’economia della salvezza, e comprenderemo le mirabili vie attraverso le quali la Provvidenza divina avrà condotto ogni cosa verso il suo fine ultimo. Il Giudizio finale manifesterà che la giustizia di Dio trionfa su tutte le ingiustizie commesse dalle sue creature e che il suo amore è più forte della morte” (Catechismo della Chiesa Cattolica). Prima di quel giorno tremendo e beatissimo, ecco il dipanarsi della storia, lo scorrere del tempo, tra avvenimenti e circostanze che mostrano chiaramente l’incerta risposta dell’uomo alla misericordia di Dio e la necessità della conversione.
Secondo un genere letterario che si definisce “apocalittico”, nei racconti evangelici troviamo alcuni discorsi di carattere “escatologico”. Ci parlano delle “ultime cose” e ci voglion dire che la storia non trova la soluzione alle proprie contraddizioni al suo interno; essa invece si apre alla speranza in quanto redenta da Cristo attraverso la sua passione morte e risurrezione che rivive nei secoli attraverso il martirio dei giusti. Le profetiche e drammatiche affermazioni evangeliche sulla sorte dei seguaci di Gesù, sull’odio del mondo che si scatenerà contro di essi e sull’inevitabile persecuzione, fanno comprendere che la testimonianza dei giusti è raccolta nel sangue stesso di Cristo versato sulla croce e partecipa in questo modo al riscatto della storia. Così che questa, pur cosparsa di lutti e violenze e segnata dal peccato, diviene storia di salvezza e già edificazione silenziosa ma certa del Regno di Dio.
Il Signore in effetti ha vinto. Egli ha sconfitto la morte e il peccato. Egli è l’alfa e l’omega della storia, il principio e la fine, il Re dell’universo. Resta solo che si sveli come tale davanti a tutti alla fine dei tempi, quando ci saranno dati “cieli nuovi e una nuova terra, in cui abita la giustizia” (2 Pt 3,13).
Nell’attesa del compimento della beata speranza, perché dunque temere? Perché non desiderare con tutto il cuore che “venga la grazia e passi la figura di questo mondo” (Didakè, 10)? Perché non guardare avanti con fiducia e affrontare le vicende della storia senza sgomento e lamenti, bensì col coraggio della fede, la forza della speranza, l’ardore della carità? Che la nostra attesa dunque sia operosa. Lavoriamo e fatichiamo senza sosta, colorando di misericordia tutti i nostri giorni presenti. Non passi giorno senza aver invocato su di noi e sul mondo la misericordia di Dio; non tramonti il sole sulle nostre giornate, senza che di questa misericordia ne abbiamo fatta esperienza e l’abbiamo donata al mondo.
† Fausto Tardelli
vescovo di Pistoia

I commenti sono disabilitati.