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Perché Dio si è fatto uomo

La grande domanda che si posero i teologi degli anni mille risuona ancora alle orecchie di coloro che si chiedono la vera ragione del Natale, che non si contentano della poesia, della meraviglia, della suggestione  che esso porta immancabilmente con sé sempre. Al Natale non ci si abitua col passare degli anni. Sempre uguale e sempre diverso, ogni anno, di età in età. Esso rinnova gli stessi sentimenti di gioia, di pace, di serenità, di solidarietà, di amicizia. Una grazia che il primo freddo dell’anno si porta e di cui non si riesce a disfarsi. Un piccolo miracolo assicurato. Chi può avere creato una festa così bella, capace di raccogliere insieme, in un amalgama così familiare i migliori archetipi dell’esistenza umana? Forse all’origine c’è qualcosa di più grande dell’intelligenza e dell’opera dell’uomo. Siamo ai primordi stessi dell’umanità.
I primi cristiani affrontavano il problema con grande coraggio e determinazione di idee. Alla domanda posta prima rispondevano  ammirati in coro: “Dio si è fatto uomo, perché l’uomo diventasse Dio”. Un annuncio sconvolgente che, senza bisogno di ulteriori aggiunte o specificazioni, dice in pochissime parole l’evento più grande della storia umana. Poi verranno i sentimenti, le risonanze interiori. Ma intanto è fissato il fatto. Inconcusso, assoluto, inaudito. Il catechismo dei bambini sta diventando il catechismo dell’umanità. La storia umana, si allunghi quanto si vuole, non potrà più conoscere una notizia paragonabile a questa.
I primi teologi del passato, quelli che si è soliti chiamare i padri della chiesa, ripetevano il detto senza falsi pudori o paure di esagerare. La rivelazione era stata troppo precisa per cadere in errore. Per l’incarnazione del Figlio di Dio, l’uomo è diventato consorte della famiglia di Dio. Fra le due nature è avvenuto uno scambio: la natura divina ha assunto la natura umana e viceversa. I due punti infinitamente distanti si sono avvicinati fino a toccarsi: quello che Dio è per natura, l’uomo lo è divenuto per grazia. L’uomo è così esaudito. Perché egli porta con sé un  desiderio d’infinito che niente e nessuno al mondo può soddisfare: sul piano della conoscenza, dell’amore, della felicità, del desiderio eterno della vita. Quello che è impossibile all’uomo diventa possibile con l’aiuto onnipotente di Dio.
Il  cristianesimo come risposta ultima ai grandi desideri dell’uomo.
Con l’umanesimo ateo, cioè senza Dio e contro Dio, l’uomo ha cercato di darsi da solo una risposta ai suoi desideri. L’ha fatto in principio, al suo arrivo sulla terra, lo ha ripetuto altre volte nel corso della storia; lo ha fatto altre volte, ma sempre con disastri e fallimenti, che hanno alimentato la disperazione dell’uomo. L’esito è sempre stato drammatico: senza Dio l’uomo è destinato a soccombere.
Il cristianesimo si presenta come una risposta all’infinito che geme nel cuore dell’uomo. È la sua massima originalità, il suo tratto più umano.  Da sempre egli porta con sé il desiderio innato di essere come Dio. Per questo le parole di satana trovano subito la sua risposta immediata. “Sarete come Dio”. La proposta è giusta, l’errore sta nel volerla attuare senza Dio, anzi contro Dio, prendendo addirittura il suo posto. È il dramma dell’umanesimo ateo, che si sta consumando nel nostro mondo, in particolare dell’occidente, dove il moto di ribellione ha voluto coscientemente ripetere il gesto del primo uomo. “Abbiamo bevuto il veleno del serpente”, si vantavano gli atei del nostro ottocento, e il loro grido si sta diffondendo ancora intorno a noi, con le stesse identiche conseguenze. Con Dio, è stato detto, è morto anche l’uomo.
Neo-paganesimo come ultima parola. È storia dei nostri giorni. “Ognuno sta solo sul cuor della terra,/trafitto da un raggio di sole./Ed è subito sera!”
In questa atmosfera sta ritornando felicemente una parola che si diffuse nei primi secoli del cristianesimo per opera dei padri della chiesa sia orientali che occidentali: divinizzazione. Il cristianesimo è la religione della divinizzazione, secondo la formula che dobbiamo tornare a far nostra in tutta la sua forza e audacia. “Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio”. Così il desiderio di immortalità dell’uomo è esaudito in pienezza. L’uomo ha un destino di eternità. Un desiderio che Dio stesso ha messo nel suo cuore, come afferma sant’Agostino all’inizio del suo libro più famoso: “Ci hai fatto, Signore, per te ed è inquieto, senza pace, il nostro cuore fino a quando in te non riposa”.
Dio che risponde a se stesso, a distanza di tempo. A queste altezze il cristianesimo chiama l’uomo. A colui che, per essere felice, affermava che sarebbe necessario che l’impossibile diventasse realtà, si risponde che questo è realmente successo.
L’insegnamento fondamentale della Bibbia è tutto qui. L’impossibilità dell’uomo è stata riscattata dalla onnipotenza misericordiosa di Dio. Il piano di Dio va visto nella sua completezza.
Giordano Frosini

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