Eventi

Un forte invito ai cattolici

Nel clima tutt’altro che rassicurante della politica italiana, i richiami alla formazione di un partito di ispirazione cristiana, anche se più rarefatti rispetto al passato, si stanno ancora rinnovando da più parti anche ai nostri giorni. Va detto che la maggior parte dei nostri cattolici, o che tali si ritengono, sembrano felicemente accasati negli spazi che l’attuale mercato politico offre, anche se in nessuno di questi si fanno riferimenti espliciti, ai principi e agli indirizzi del cristianesimo. Una brutta situazione frutto della pigrizia delle generazioni del passato, che hanno praticamente dimenticato il pensiero sociale della chiesa come parte fondamentale della sua evangelizzazione e preciso impegno del suo mandato missionario. Vani sono stati i richiami che anche gli ultimi papi hanno rivolto con forza e insistenza fino ai nostri giorni. Il lungo cammino percorso dalla chiesa italiana negli anni del dopoguerra non sembra aver lasciato traccia nei nostri attuali comportamenti. Un passato glorioso, un presente meschino. Inutile girare intorno all’ostacolo. Sembra proprio che i cattolici del nostro tempo non avvertano quanto sta succedendo in questo campo, non di rado con la stessa partecipazione di una certa parte della gerarchia. Le capacità di un settimanale diocesano come il nostro non sono molto ampie, però vorremmo che si riconoscessero gli sforzi in questo senso da esso compiuti lungo il corso degli anni. Consideriamo un titolo d’onore i frutti pur limitati che abbiamo potuto raccogliere con la nostra insistenza e la nostra continuità. Cedere le armi? Mai. Il dovere va perseguito con tutti i mezzi fino in fondo. Costi quello che costi. Per questo siamo decisi a continuare per la stessa strada, consapevoli come siamo che ci troviamo di fronte a una delle nostre massime responsabilità.
Che non consiste, pensiamo, nella formazione di un nuovo partito cattolico, quanto piuttosto nella diffusione capillare del pensiero sociale della chiesa. Un pensiero ricco, organico, strutturato, lineare, nato dall’incontro dell’eterna verità del Vangelo con le situazioni mutevoli di questo mondo, che coinvolgono individui, popoli e nazioni. Un servizio reso alla pace dei popoli, allo sviluppo umano nel suo vero significato, alla promozione di ogni persona umana, alla giustizia, alla solidarietà, alla giustizia, all’amore. Politica è molto di più che un problema economico.
Siamo nel campo dei rapporti umani minati dall’interesse, dall’egoismo, dall’amore disordinato di sè e delle proprie cose. La storia ci descrive il tortuoso cammino che ha portato l’umanità ai nostri giorni, quando i problemi si ripresentano a noi in forme ancora più violente e distruttive fino a mettere a repentaglio le stesse sorti dell’umanità.
Nonostante tutto, l’umanità è ben lungi dal ritrovare le vie della convivenza pacifica, della fratellanza universale, della solidarietà, dell’amicizia. Che i cristiani non sentano il bisogno di riunire gli sforzi per indicare al nostro mondo le vie della convivenza e della pace è certamente mortificante e umiliante. Eppure è così.
Ne è prova il loro comportamento nel problema che domina in lungo e in largo la storia del nostro tempo: quello delle grandi migrazioni; un problema che scuote interi continenti e fa sentire i suoi effetti anche negli angoli più remoti della terra. Problema certamente complesso, da non banalizzare con slogan facili, ma nemmeno da trattarsi con quell’egoismo che sta dominando le popolazioni più ricche e fortunate del pianeta. Nelle statistiche che vengono pubblicate dai mezzi di comunicazione sociale non sembra affatto che i cattolici, compresi quelli viventi in Italia, debbano essere collocati nelle categorie che avremmo desiderato per una testimonianza di chiesa coerente e testimone, in un momento così drammatico per l’intera umanità. La delusione non potrebbe essere più cocente, se è vero che l’85% di coloro che frequentano regolarmente la messa festiva hanno un pensiero diverso da quello del papa. Una cifra da leggersi non solo isolatamente, ma all’interno di una mentalità in cui l’egoismo personale o di gruppo ha fissato ben fortemente i suoi confini.
Un momento altamente drammatico quello che stiamo attualmente vivendo, in cui si stanno ripetendo gli errori del passato. Si è dimenticato tanto facilmente quello che il nazionalismo ha portato di danno nei nostri paesi, in particolare nell’Europa? Eppure si stanno ripetendo con tanta facilità e leggerezza, come se niente fosse successo.
Costruttrice del Regno, la chiesa ricerca la parte migliore di se stessa e ricolloca le cose al loro posto. Il rimorso del passato la spinge con forza verso i suoi doveri del presente. Essa è per natura sua messaggera e annunciatrice di speranza e sa anche, come ha affermato nel concilio Vaticano II, che l’avvenire spetta a coloro che avranno saputo presentare agli uomini il migliore messaggio della speranza.
Giordano Frosini

I commenti sono disabilitati.