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Torniamo al pensiero sociale della chiesa

Una delle lacune più evidenti dell’attuale mondo cattolico è l’ignoranza del pensiero sociale cristiano, con effetti ben visibili sia nella comunità cristiana, sia sul mondo politico-sociale come tale. Sulla comunità cristiana, privata di una testimonianza visibile ed efficace della presenza cristiana nel mondo; sul mondo politico, che soffre della mancanza di un mondo di idee e di realtà di cui ha essenzialmente bisogno per una sua vita ordinata e pacifica. Restringiamo la nostra analisi al nostro paese, che però sostanzialmente condivide questa sua sorte con gli altri paesi del mondo intero. Viene meno così una delle condizioni su cui si basa l’attuale concezione apologetica che vede nel complesso delle verità cristiane la risposta adeguata alle esigenze fondamentali dell’uomo di oggi e di sempre.
Oggettivamente la cosa è di una portata grave, se è vero che di questo prezioso contributo di cui ha bisogno l’umanità si ignora su larghissima scala la stessa esistenza. Molti, moltissimi cristiani, infatti, non sanno nulla di esso, anche perché non ne hanno mai sentito parlare. Difetto più o meno assoluto di arrivo per un difetto altrettanto assoluto di partenza. Non arriva niente perché non è partito sostanzialmente niente. Qui la crisi è veramente a portata di mano, sesquipedale si direbbe, e nessuno può mettere in dubbio i dati appena riportati.
Eppure esiste, cominciando dai tempi antichi, un nucleo di affermazioni che indicano valori da seguire e indicazioni corrispondenti di lavoro da realizzare per il benessere della convivenza sociale e della società. Tale complesso ha preso forma sistematica specialmente a partire dal XIX secolo (si può indicare il 1893, data della pubblicazione dell’enciclica Rerum novarum di Leone XIII), ma si può dire che ogni epoca ha portato il suo contributo. Il concilio Vaticano II ne ha sviluppato alcuni elementi fondamentali, tutti i papi moderni hanno fatto altrettanto, i diversi episcopati hanno cercato di applicarne la dottrina ai loro paesi, molti laici hanno preso parte attiva sia alla discussione che alla ricerca e soprattutto hanno cercato di metterlo in pratica con la loro azione, a volte anche con la formazione di movimenti e partiti politici.
Oggi la chiesa in questo campo è in possesso di un immenso e prezioso materiale, recentemente riassunto nel Compendio della Dottrina Sociale della chiesa, che offre un panorama completo dei vasti e complessi problemi sociali analizzati e risolti nei loro principi di ispirazione evangelica, che attendono soltanto di essere conosciuti, fatti conoscere e, soprattutto, realizzati. Un materiale di una ricchezza inestimabile, che invano i pastori della chiesa hanno chiesto e chiedono ai cristiani di fare propri.
Naturalmente non si chiede a tutti di conoscere tutto, ma almeno di apprendere l’elenco dei principi e farne tesoro nella propria vita sociale e politica, sia attiva che passiva. Ciò che non è avvenuto, anche se nel nostro passato esistono momenti di particolare attenzione, come risulta con chiarezza dal comportamento dei cattolici specialmente ai nostri giorni. Un comportamento inaccettabile, una lacuna da eliminare, un impegno che grava anzitutto sui responsabili della comunità. Oltretutto, un tesoro di cui è stoltezza privarsi per la propria coscienza di credenti e per il bene della società. Lo dimostra anche la breve sintesi che possiamo qui tentare.
Il punto di partenza (e di arrivo) è l’idea di persona, un concetto di origine e natura cristiana, il cui ricchissimo contenuto illumina e fonda l’intero sistema sociale, di cui rimane il fine immanente e la stessa ragion d’essere. Immagine diretta di Dio, essa gode di una dignità vertiginosa preziosa e insopprimibile, che si realizza nella comunità, di cui rimane parte integrante e complementare. Su di essa si fondano i concetti-base di sussidiarietà, di solidarietà, di uguaglianza e di partecipazione. La politica è scelta del bene comune, servizio e non dominio, amore universale, difesa dei deboli, scelta degli ultimi e dei meno fortunati. Essa è un dovere e un impegno per tutti, anche se evidentemente non tutti prendono parte attiva alla gestione del potere.
Il cristiano partecipa attivamente allo svolgimento della vita politica attraverso i mezzi ordinari di cui il cittadino dispone, ma è pronto anche a dare il suo contributo per una presenza diretta nella sua direzione, in spirito di servizio e di esemplarità. L’educazione e la stessa catechesi rimangono nella linea di queste idee, sottolineando nella loro azione la bellezza e la grandezza di questo impegno ed esortando a entrare nell’agone politico con spirito ascetico e preparazione cristiana tecnicamente solida e fondata.
Nel passato anche recente non sono mancati esempi luminosi di politici impegnati a livello dirigenziale accompagnati dall’attenzione e dalla collaborazione della comunità cristiana. La storia non potrà tornare indietro, ma una situazione come quella che stiamo attualmente vivendo non è certamente a livello delle nostre responsabilità.
Giordano Frosini

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