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Il superfluo non è tuo

C’è un principio sacro nel pensiero sociale della chiesa, secondo il quale ciò che avanza al tuo fabbisogno non appartiene a te, ma a colui che manca del necessario. Un principio duro, severo, rivoluzionario, capace di riordinare da solo la società, che ha però qualcosa di caratteristico. Esso infatti non si trova esplicitamente nel Vangelo, ma ha la sua origine e la sua dottrina corrispondente nei Padri della chiesa, i primi grandi teologi, che in tal modo interpretavano il pensiero di Gesù e si rifacevano direttamente ad altri scritti biblici. Il versetto biblico a cui si è attribuita normalmente l’origine è Lc 11, 41, che nella Vulgata di san Girolamo veniva espresso con: “Quod superest date eleemosynam”, tradotto normalmente in italiano: “Ciò che avanza datelo in elemosina”. Senonché il testo originale greco non parla di “ciò che avanza”, ma di “quello che è dentro” (il piatto): non quindi il superfluo ma semplicemente il contenuto stesso. È questo ciò che intendeva Gesù. Sembra proprio che Gesù non si contenti della dottrina del superfluo, ma chieda ancora di più.
Un’ altra volta il Vangelo parla di superfluo, esattamente quando Gesù addita ai discepoli l’esempio della vedova, che viene elogiata non perché dona del suo superfluo, come fanno i ricconi presenti, ma dà “tutto quello che aveva” (cf. Mc 12, 41-44). Due casi in cui il concetto di superfluo viene ricordato non per esser raccomandato ma superato. Il Vangelo sopravanza se stesso. I Padri della chiesa parlano del superfluo interpretando, ma si direbbe anche in qualche modo “minimizzando”, il vero pensiero di Gesù. È tutto dire. Il lettore dovrebbe essere avvisato in questo senso. Ma i commentatori sembrano averlo dimenticato.
Eppure la dottrina del superfluo, come è stata elaborata fin dall’antichità, è severa, severissima, ed è estremamente difficile essere in pari con essa. Basterebbe riflettere su alcune delle più conosciute e più ricordate affermazioni di alcuni dei più famosi Padri della chiesa.
Il caso più classico è quello di Basilio il Grande, che rimane una delle voci più autorevoli e più influenti dell’intera produzione patristica. Egli scrive: “Se ognuno prendesse soltanto ciò che è necessario per le sue necessità e lasciasse ciò che è superfluo ai bisognosi, non ci sarebbero né ricchi né poveri”. Gli faceva eco in Occidente, sant’ Agostino con affermazioni di questo genere: “Se teniamo soltanto ciò che è necessario, abbiamo anche molto superfluo; infatti se ricerchiamo le cose vane, niente ci basterà. Ricerca ciò che è sufficiente e vedrai quanto è poco. Le cose superflue dei ricchi sono cose necessarie per i poveri. E quando si posseggono le cose superflue, si ritengono cose che sono degli altri”. Gli stessi pensieri espressi sostanzialmente con le stesse parole nei due emisferi cristiani e le citazioni potrebbero aumentare con estrema facilità.
Come potere farli nostri nella società complessa qual è quella nella quale viviamo? Le regole che vigevano nelle società rurali possono ancora essere riprese e fatte rivivere nelle società post-industriali? In realtà, non è che si parli molto oggi di superfluo, ma certo non è giusto dimenticarlo.
Su di esso era ritornato papa Giovanni, affermando che esso si misura dai bisogni del mondo circostante; il che, nel mondo globalizzato di oggi, significa su scala universale. Un richiamo che è anche una precisazione. Il principio del superfluo domina tutto il campo dell’economia.
Ci troviamo di nuovo dinanzi a una vigorosa contestazione della nostra società, dove le disuguaglianze hanno raggiunto punte esasperate abnormi. Agli armadi e agli scaffali pieni delle case dei ricchi, senza contare i fondi giacenti nelle banche, fanno riscontro le case vuote e disadorne dei poveri non soltanto del terzo e del quarto mondo. Il consumismo ha invaso anche i nostri paesi, dove gli sprechi e gli avanzi si moltiplicano e raggiungono misure semplicemente scandalose. Un tenore di vita a cui ci si è assuefatti e per il quale non c’è ombra di rimorso e di resipiscenza. Come se la cosa fosse la più naturale e la più ovvia. Un problema morale, prima che sociale. Ma da che parte rifarsi?
Sulla misura del superfluo si è discusso e si discute ancora. Ma forse la questione più importante del nostro tempo non è tanto quello della misura, quanto piuttosto quello della mentalità. Nel mondo cristiano un’idea del genere non dovrebbe avere difficoltà a entrare e diventare una regola d’azione e di comportamento. Una coscienza evangelicamente formata troverà poi da sé i modi della soluzione concreta. Esistono poi i limiti oltre i quali sarà lo stesso potere politico a dover entrare in azione con i mezzi a sua disposizione, in nome della giustizia distributiva. Anche in questo settore il pensiero sociale della chiesa batte la via della serietà e della severità. Perché Dio la terra l’ha creata per tutti e non soltanto per i ricchi.
Giordano Frosini

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