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Grandezza e dignità della persona

Sul concetto di persona umana, sui suoi contenuti e il suo inestimabile valore, il mondo è debitore al cristianesimo, perché è esattamente al suo interno che esso ha trovato la sua origine e il suo perfezionamento. Se il diritto romano ne aveva esaltato il valore giuridico, è stato proprio il cristianesimo a scavare al suo interno per ricavarne quella ricchezza che solo raramente trova riscontro nella cultura e nel linguaggio degli uomini. Si dice che i dottori cristiani, in questo come in altri casi, sono stati “costretti” all’originalità, perché hanno dovuto lavorare sui dati della rivelazione divina, di cui la chiesa si considera depositaria e custode. Un concetto, dunque, in cui, pur nelle loro distinzioni, hanno posto insieme cielo e terra, all’interno di quel dialogo che vede la ragione e la fede strettamente unite nella ricerca dell’unica verità.
Si comincia con la prima pagina della Bibbia, in cui si parla dell’uomo come immagine di Dio, della persona umana che nei suoi elementi fondamentali riveste le stesse caratteristiche della divinità. I padri della chiesa su questa prima affermazione biblica costruirono la suggestiva teologia della divinizzazione, che fa della creatura umana addirittura una “consorte” ed erede della natura divina, la cui prima conseguenza è la caratteristica fondamentale dell’immortalità.
E la riflessione continuava il suo cammino, sottolineando la conseguente grandezza, con l’affermazione che la persona umana è “id quod est perfectissimum in tota natura”: niente nel mondo creato uguaglia la grandezza dell’uomo. Egli sovrasta su tutto, niente gli è superiore, nulla lo eguaglia in dignità. Vale più una persona umana, anche solo in embrione, dell’universo intero. Essa è sempre fine, mai mezzo per raggiungere qualcos’altro. Una caratteristica che solo in parte è stata recepita dalla mentalità comune. La cronaca è piena di avvenimenti in contrario.
Se il passato, in particolare il medioevo, aveva sottolineato questo aspetto è stato soprattutto il tempo moderno a mettere in luce la seconda grande caratteristica della persona umana in quanto tale. Tesoro contenuto in così breve spazio, fortezza inespugnabile nella sua sovrana libertà, la persona è realtà aperta, relazione vivente, dialogo naturale. Se si richiude in se stessa, la persona si esaurisce e muore. Essa è essenzialmente relazione, apertura, rapporto, reciprocità, intercambio. Un concetto che la teologia impara dalla riflessione sul dogma trinitario, dove la persona è costituita unicamente dalla relazione (Padre, Figlio…), tutto il resto essendo comune alle tre Persone.
Se è essenzialmente relazione, ne deriva che la persona è se stessa nella misura in cui realizza la sua relazione con gli altri. L’esatto contrario della persona concepita come colei che col suo comportamento di superiorità e altezzosità domina gli altri e li riduce alla passività e al silenzio.
La misura della personalità è l’amore, il dono, il dimenticarsi nell’altro. Così è in Dio, così è nella vita dell’uomo, immagine e somiglianza di Dio. Come caso tipico ed esemplare si pensi a madre Teresa di Calcutta, che è realizzata nel dono completo di sé e di tutto quanto le apparteneva: il nome stesso con cui si ricorda, non è il suo nome proprio né il luogo della sua nascita, ma il nome della città a cui ha donato la parte migliore di se stessa. La patria intesa non come luogo di nascita, ma come lo spazio del suo ultimo e totalizzante dono.
Pensieri di grande spessore capaci di costituire il fondamento più profondo di una autentica e profonda vita spirituale.
Il principio di sussidiarietà che nel pensiero sociale cristiano completa quello di solidarietà, chiede di mantenere sempre al primo posto la persona umana: è intorno a essa che si costruisce l’intero mondo circostante: partendo dalla famiglia e passando attraverso il paese, alla città, alla regione, alla nazione, per arrivare al mondo intero.
Essa si realizza all’interno di questo sistema progressivamente più vasto e più complesso, rimanendo sempre il centro e il primo punto di riferimento. È il principio di sussidiarietà. È in nome di questo principio che i nostri personalisti comunitari dettero vita ai consigli di quartiere e circoscrizione, primo anello di una catena che tende verso l’alto, ma che non dimentica mai per principio le esigenze e le richieste delle singole persone umane. Se vogliamo, questi consigli, che purtroppo non hanno avuto vita facile forse perché troppo legati al volontariato, senza i tipici compensi della carriera politica, hanno il compito di seguire e servire la persona fin sulla soglia di casa.
Tali le ricchezze che rendono grande la persona umana e tali le responsabilità che gravano su di essa. La sua riuscita sta alla base dell’ordine e dell’armonia di ogni società umana.
Giordano Frosini

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