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Il grande dialogo

“Cristo vive. Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo”. L’ascolto è stato lungo, paziente, laborioso: il mondo giovanile, non certo abituato al dialogo serio e  approfondito, è riuscito a farsi ascoltare con sufficiente chiarezza, anche se con difficoltà, latore com’è di un messaggio complesso, spesso confuso, anche contraddittorio, in  cui lui stesso riesce a perdersi. Il papa ora risponde con stile piano, quasi familiare, facendo però subito ricorso all’unica carta vincente che egli possiede nel suo specifico atto di fede: il Cristo vivente, il Figlio di Dio, l’uomo perfetto, il giovane ideale. “Lui è in  te, lui è con te e non se ne va mai. Per quanto tu ti possa allontanare, accanto a te c’è  il Risorto, che ti chiama e ti aspetta per ricominciare. Quando ti senti vecchio per la tristezza, i rancori, le paure, i dubbi o i fallimenti, lui sarà lì per ridarti la forza  e la speranza”. Tu lo potrai perdere ma egli non ti abbandonerà mai. Egli sarà sempre il tuo aiuto libero e necessario.
Una presenza attiva, diuturna, fraterna, amorosa, non oppressiva e soffocante, ma orientata alla salvezza e alla riuscita. L’intero discorso di papa Francesco, nel suo complesso e in tutte le sue ramificazioni, è racchiuso in questa fondamentale affermazione di fede: in Cristo, solo in Cristo c’è la possibilità della totale e definitiva salvezza dell’uomo. Bando dunque a ogni visione umanistica dell’uomo, che solo in Dio trova l’ultima sua riuscita. Il necessario sforzo umano,  a cui Francesco farà giustamente continuo riferimento nelle sue aggiornate analisi personali e sociali, in linea con quelle della odierna cultura dominante, sta sotto la legge della grazia, al di là e al di sopra  di ogni spirito naturalistico e pelagiano. La salvezza dell’uomo fa riferimento a Cristo. Siamo in pieno pensiero cristiano. Una singolarità da riconoscere e da salvaguardare con la massima attenzione per evitare facili ricadute di tipo naturalistico. Natura e grazia vanno viste nella loro necessaria connessione
È per questo che a un certo punto della sua Esortazione Apostolica Postsinodale papa Francesco, abbandonando come d’incanto il suo stile familiare personale, esplode in affermazioni solenni di carattere teologico, che rimangono la base dell’intero documento. Segno che si sta toccando il punto di massima importanza o, come il papa stesso afferma, si sta enucleando la cosa più importante, “quella che non dovrebbe  mai essere taciuta”.
Una verità espressa in tre parti radicalmente unite insieme alla loro radice, “che tutti abbiamo bisogno di ascoltare sempre, più volte”, e dalle quali nessuno è dispensato. Una piccola quanto preziosa Somma teologica destinata a rimanere nella memoria del lettore in ogni circostanza della vita, e sulla cui certezza il cristiano attraversa sicuro l’intero mare dell’essere.
Prima parte: l’affermazione biblica che Dio è amore; è la  grande auto-definizione di Dio, il termine che esprime l’essenza stessa della divinità, la verità inconcussa, indubitabile, che non possiamo mai dimenticare in qualsiasi circostanza della vita, lieta o triste che sia. Una verità che  sta (stat), inamovibile, perenne, immobile,  il punto fermo che domina l’intera vicenda cosmica e umana, permea l’intera realtà e sparge ovunque vita e amore. Dall’amore non si esce: non c’è forza umana che lo possa eliminare del tutto.
Il discorso continua con la certezza che “Cristo per amore  ha dato se stesso fino alla fine per salvarti”. L’amore non rimane chiuso in se stesso, ma resta aperto come un fiore che si dona. Fuor di metafora, esso è perdono, salvezza liberazione. È in nome di questa certezza che papa Francesco si lascia andare a frasi come questa: “Se valete tanto, non svendetevi. Per favore, non lasciatevi comprare, non lasciatevi sedurre, non lasciatevi schiavizzare dalle colonizzazioni ideologiche che ci mettono strane idee in testa e alla fine diventiamo schiavi, dipendenti, falliti nella vita”.
L’ultima verità inseparabile dalle due precedenti è il fatto che egli vive. Gesù non è solo un buon esempio da imitare, un’immagine da ricopiare, una cartolina da riprodurre. Egli è una presenza viva nella vita di ciascuno, modello da imitare  e aiuto concreto nella fatica della costruzione. La promessa non potrebbe  essere più chiara ed esplicita: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Egli non è solo il venuto, ma il veniente, il veniente in continuità, sempre vicino, sempre pronto a portare il suo insostituibile aiuto in qualsiasi necessità.
È in questa atmosfera composita  di natura e di grazia che il giovane cresce se stesso diventando giovane nel senso ideale della parola, giovane vero, idealmente sorretto dalla grazia onnipresente di Dio. Natura e grazia unite inscindibilmente insieme per formare giovani nuovi, base indispensabile della nuova società che insieme col papa vogliamo costruire.
Giordano Frosini

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