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La gioia di un incontro

Nessuno ha visto il momento della risurrezione di Gesù. Non ci sono testimoni di quel momento. I vangeli non ci parlano di come il Cristo risorga da morte. La risurrezione rimane nascosta agli occhi di discepoli e anche ai nostri. Nemmeno le guardie poste a custodia del sepolcro si sono accorte di niente. Che cosa ci raccontano invece i vangeli? Essi ci testimoniano il Risorto che incontra qualcuno. Questo si. Nei racconti pasquali passano davanti ai nostri occhi gli incontri del Risorto. Il nostro sguardo si posa su di Lui che incontra le donne, gli apostoli; su di Lui che fa visita ai suoi e mostra le mani e il costato; su di Lui che mangia con loro o prepara da mangiar sulle rive del mare di Galilea. La contemplazione del Cristo risorto è sempre carica della gioia di un incontro. La gioia della risurrezione è la gioia che proviene dall’incontro con Lui. L’esperienza della risurrezione consiste esattamente nell’incontrare nella propria vita Colui il cui amore per noi è più forte della morte e, conseguentemente, nel riuscire ad andare incontro agli altri con lo stesso amore, nonostante tutto.
La Pasqua in questo senso non si celebra in un giorno ma in tutta la vita. È sempre Pasqua, perché tutta la vita del cristiano o è “pasquale” o non è vita. Ed ecco allora che il prolungato giorno di Pasqua che liturgicamente si fa “tempo pasquale”, ricorda a ciascuno di noi che la nostra vita deve essere una vita “da risorti con Cristo”. Una vita cioè vissuta nella gioia dell’incontro con il Cristo risorto che ci fa suoi testimoni. La luce del mattino di Pasqua deve illuminare pertanto ogni istante della nostra vita; anzi, già li illumina, basta soltanto accorgercene: è già lì quando nella nostra coscienza brilla la luce del bene; è già lì anche quando si constata la nostra debolezza e i nostri tradimenti; è già lì quando si affaccia nella nostra vita la passione e la morte. Si tratta allora di accorgercene e condurre una vita “pasquale”, una vita cioè che passa continuamente dalla morte alla vita, dalla schiavitù dei nostri egoismi alla libertà dei figli di Dio che vivono d’amore. Come ci ricorda infatti la prima lettera di Giovanni: “noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli.”
Una vita così non può che essere gioiosa e capace di trasmettere gioia. Si può forse vivere da risorti con Cristo senza gioia? No. Impossibile. Sarebbe una smentita clamorosa della verità della fede. Nella vita di chi è risorto con Cristo le lacrime ci possono stare e ci stanno, eccome. Lacrime e fatica, dolore e croce, necessariamente direi, quali discepoli di Colui che ha versato tutto il suo sangue per noi. La luce del mattino di Pasqua però asciuga le lacrime e scioglie il dolore nell’amore, fa fiorire anche nel deserto dell’anima il fiore della speranza. E questa gioia pasquale che viene dall’incontro col Signore risorto non la si può trattenere; va comunicata, testimoniata: attraverso il modo in cui viviamo la nostra vita, con cui ci relazioniamo con gli altri e attraverso la semplice ma calorosa comunicazione agli altri del tesoro nascosto nel campo ora scoperto e dalla perla preziosa trovata.
La Pasqua ci racconta allora che non siamo più soli ma parte di una “comunità pasquale”. Nella gioia dell’incontro col Risorto, si ritrovano insieme i fratelli che prima si erano dispersi; si ricompattano nell’attesa del dono dello Spirito secondo la promessa. Quello Spirito che nel Vangelo di Giovanni viene già donato da Cristo sulla croce e alla sera di Pasqua nell’incontro con gli apostoli.
La comunità cristiana, la fraternità della Chiesa è resa possibile dal Risorto, dalla potenza della sua risurrezione. È il frutto di essa e noi dunque, alla luce della Pasqua, siamo chiamati a ritrovare la gioia dell’abbraccio coi fratelli, la gioia di sentirci rinnovati dalla grazia di Cristo. È tradizione della chiesa d’oriente che nel giorno e nel tempo di Pasqua i cristiani che si incontrano si salutino dicendo l’uno: “Cristo è risorto!” e l’altro, in risposta: “Si, è veramente risorto!”. Ecco, in questo semplice saluto scambiato nasce la chiesa e si consolida; in esso c’è il mistero ammirevole della Chiesa e si manifesta la comunità gioiosa dei credenti, luce per il mondo e sale della terra.
† Mons. Fausto Tardelli
vescovo

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