Eventi

Una crisi dichiarata

Papa Francesco è ben convinto che il mondo giovanile corrisponde solo in parte a quello descritto con le categorie fondamentali della natura e della grazia, quali si trovano al centro delle sue riflessioni precedenti: la storia ha voltato pagina e altrettanto si deve fare se si vuole trattare con un mondo così radicalmente cambiato rispetto anche al recente passato. Va da sé, poi, che il mondo giovanile è talmente frastagliato e complesso che è praticamente impossibile ridurlo all’unità.
In sostanza, la nostra gioventù è in crisi: così hanno detto i padri sinodali, così ripetono gli studiosi, così riconosce chiunque si interessa di loro. Crisi: questa rimane forse la parola più omnicomprensiva della situazione giovanile del nostro tempo. Da qui devono partire le nostre riflessioni. Una crisi che ha tutti i volti e tutte le età: crisi che colpisce all’esterno e in particolare crisi interiore, la più tipica del tempo giovanile. Nella descrizione la guida del papa ci apre la strada, ma l’elenco può continuare con la nostra personale attenzione.
Molti giovani vivono in contesti di guerra, causa e vittime di violenze e corruzioni nella stessa proporzione: bambini soldato, corrotti per sempre nella loro originale innocenza, usano imperterriti armi da guerra a fianco dei militari adulti: molti giovani sono emarginati non di rado anche per motivi religiosi. Le donne poi formano un capitolo a parte: sfruttate, angariate, violentate e lasciate sole nel conseguente stato di abbandono e di malattia. Per essere completa, la descrizione di quanto sta succedendo sulla faccia della terra, specialmente in alcuni angoli di essa, occorrerebbero pagine su pagine. Papa Francesco prende di mira soltanto i dati più eclatanti, ma non ha affatto l’intenzione di fornirci una elencazione completa.
Lasciamo per ora in sospeso la formazione umana spirituale dei singoli, che i vari contesti esistenti rendono molto difficile, in molti casi impossibile. La situazione è talmente complessa che riesce perfino difficile riassumere la breve esposizione papale. Non resta che rimandare a essa.
Chi è a conoscenza del nostro mondo giovanile non ignora il contenuto e il tono dei loro discorsi, del loro modo di vivere, sa bene a quali livelli siamo scesi nel linguaggio e nei comportamenti. L’opinione pubblica è smarrita. Smarriti e storditi in particolare coloro che sono destinati all’educazione, in particolare coloro che hanno un impegno e un mandato ecclesiale. Certo, non tutto è allo stesso pari. Esistono ancora giovani e gruppi giovanili sostanzialmente sani. Gruppi che dovrebbero diventare modello di attrazione ed elementi trainanti in un mondo che si fa sempre più tetragono e difficile.
La situazione è tale che papa Francesco chiede a se stesso e alla sua chiesa un dono straordinario, il dono del pianto. Siamo a un secondo grande affondo del papa che chiama a raccolta l’attenzione di tutti coloro che possono portare il loro contributo in vista di un miglioramento della situazione, se non proprio della sua soluzione. Quale altra carta giocare in un contesto di così grave portata? Piangere: non far finta di non vedere, non pensare ad altro per dimenticare, non anestetizzare se stessi e il mondo circostante con notizie più consolanti o più distraenti. Un gioco che ha già fatto il suo corso con le conseguenze che ha saputo portare. Questo è il tempo di rientrare in se stessi, di riprendersi in pieno le proprie responsabilità, di chiedere a se stessi il massimo di concentrazione e di attenzione prima che sia troppo tardi, ammesso che questo momento non sia già arrivato. Il gioco della permissività sembra aver rotto gli argini della decenza, per cui tutto sembra possibile. Sotto di noi, al di là del velo, esiste ormai un mondo inqualificabile.
Il dono delle lacrime è la condizione necessaria per affrontare giustamente il problema senza cadere o nell’inefficienza o nella disperazione. Finché c’è amore, c’è speranza; finché c’è dolore, c’è possibilità di redenzione. Un impegno comune, perché il male è generalizzato, un impegno personale perché il male bussa alle nostre stesse porte. Il dono delle lacrime è la condizione necessaria per affrontare la sfida che rischia di sopraffarci. “Quando saprai piangere, soltanto allora sarai capace di fare qualcosa per gli altri con il cuore”.
Così di fronte alla crisi che sta sommergendo il mondo della nostra gioventù nasce l’appello alla raccolta di coloro che sanno piangere le lacrime della vera compassione e si uniscono nella congiura contro il male dilagante apparentemente, almeno, senza possibilità di scampo.
Più volte, durante la lettura dell’esortazione pontificia, la mente torna alle idee dominanti il pensiero conciliare sulla chiesa. Una chiesa viva, come quella descritta dai documenti conciliari, potrà rispondere all’appello del papa. La questione giovanile e la vita della chiesa sono strettamente legate fra loro. Una conclusione a cui non si sfugge.
Giordano Frosini

I commenti sono disabilitati.