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L’individuo digitale

Non esiste la gioventù in astratto, esistono i giovani in carne e ossa. Tra questi il papa individua tre figure emergenti bisognose di una lettura specifica approfondita, la cui trattazione rende attualissimo il testo pontificio: sono l’individuo digitale, il migrante, l’oggetto di abusi.
L’ambiente digitale, a cui fa riferimento il primo caso, secondo papa Francesco “caratterizza sempre di più il mondo contemporaneo”, che al fenomeno in corso dedica molto della sua riflessione. Un fenomeno che si è realizzato con sorprendente rapidità. Si è partiti con l’uso più diffuso di strumenti di comunicazione, si è arrivati alla formazione di una vera cultura digitalizzata, “che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri”. Tutto è velocizzato e l’immagine tende a sostituire la parola e l’audizione. Gli elementi per parlare di una buona cultura ci sono tutti. Non sono certamente pochi i giovani ormai entrati in questo nuovo modo di pensare e che si esprimono con le parole corrispondenti, fino a rendere più difficile il rapporto con le persone non omogeneizzate, rimaste al di fuori della nuova mentalità. Una nuova mentalità che si è imposta in tempi relativamente brevi, con cui dobbiamo ora fare i conti.
Come tutte le culture, anche questa nuova arrivata ammette gradazioni di conoscenza: per mantenere un buon rapporto con essa non si richiederà, almeno in tutti, una vera e propria specializzazione, ma è auspicabile che almeno una conoscenza elementare venga diffusa per un normale rapporto. Papa Francesco ne ha dato un coraggioso esempio insieme a un ottimo saggio espositivo. Uno sforzo da moltiplicare specialmente a certi livelli.
Tanto più che il nuovo modo di pensare e di esprimersi abbraccia un mondo vasto e indefinito, destinato a crescere col tempo, specialmente in alcune regioni del mondo “Una straordinaria opportunità di scambio tra le persone, oltre che di accesso all’informazione e alla conoscenza”, senza contare che quello digitale è anche “un contesto di partecipazione sociopolitica e di cittadinanza attiva e può facilitare la circolazione di informazione indipendente capace di tutelare efficacemente le persone più vulnerabili palesando le violazioni dei loro diritti. Per papa Francesco, “in molti paesi, web e social network rappresentano ormai un modo irrinunciabile per raggiungere e coinvolgere i giovani anche in iniziative e azioni pastorali”.
Non siamo dunque a una perdita di tempo o a un inutile sfoggio di modernità, ma si sta toccando la carne viva della nostra gente. L’annuncio cristiano corre in tutte le lingue in possesso dell’uomo. Una sfida aperta e tutt’altro che semplice alla comunità cristiana di oggi già oberata di lavoro straordinario.
La questione morale è resa ancora più delicata e di difficile gestione dal fatto che in questo nuovo mondo sono in corso giganteschi interessi economici che non possono non sottostare alle leggi della morale e che “facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio. La proliferazione delle fake news è espressione di una cultura che ha smarrito il senso della verità e piega i fatti a interessi particolari”. Fenomeni a cui non è assente la chiesa coi suoi pastori. Insomma un mondo complicato da non trascurare ma da tenere accuratamente sotto controllo perché non produca guai morali d’ordine macroscopico.
Quanto riferisce al n. 90 il documento pontificio è particolarmente significativo e fa capire in pieno il motivo dell’interesse morale del papa e dei padri sinodali per la nuova cultura. Una preoccupazione evidentemente che deve passare alla chiesa nel suo complesso, anche se poi, per le opportune analisi e i successivi provvedimenti, la questione andrà demandata agli specialisti, in ultima analisi alla gerarchia.
In un documento preparato prima del Sinodo da un gruppo di 300 giovani di tutto il mondo si affermava che “le relazioni on line possono diventare disumane” perché allontanano dalla realtà e dal pensiero introspettivo. Come se i nostri giovani abbandonassero il mondo reale proiettandosi verso un mondo virtuale. Per descrivere questo strano e pericoloso fenomeno, il documento parla proprio di “migrazione digitale”, come si trattasse di un viaggio verso un continente sconosciuto, che di per sé appare come un elemento disgregatore, ma che, come ogni territorio inesplorato, può anche riservare opportunità e sorprese positive.
La speranza del papa è che i giovani prendano consapevolezza delle caratteristiche di questo ambiente digitale e sappiano umanizzarlo con i valori della giustizia, della dignità e del rispetto.
Giordano Frosini

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