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Il giovane migrante

Il giovane migrante è oggetto di particolari sentimenti e attenzioni. Come tutti sanno, non si tratta di un esemplare isolato, o di piccole categorie, ma di una moltitudine immensa con diverse provenienze e naturalmente con diverse esigenze. Il problema, dunque, s’inquadra in un contesto vasto e complesso, purtroppo minato alla base da sentimenti di ostilità, di non accettazione, di rifiuto, perfino di razzismo. Noi stiamo assistendo a una delle più grandi migrazioni di popoli che la storia ricordi. L’intero mondo ne è coinvolto, anche se il fenomeno interessa direttamente alcuni continenti, l’Africa in modo più radicale.
Si sa però che, per motivi egoistici e politici, i numeri sono stati gonfiati e che non tutti i migranti arrivati in Italia via mare si sono fermati ma hanno optato per nazioni più settentrionali d’Europa. Le cose sono attualmente cambiate per il comportamento duro di certi movimenti politici che, sulla loro chiusura mondiale hanno fatto le loro fortune politiche. Rimane però la divisione mentale di un popolo chiaramente ormai diviso in due fazioni, la maggiore delle quali mantiene un sentimento più o meno avanzato di repulsa, più o meno accentuato verso tutto ciò che è straniero. Le discussioni che si sono susseguite a ritmo accelerato e che perdurano non hanno mutato di molto la mentalità popolare, nonostante i continui richiami ad aperture mentali più generose e più solidali. Anche molta parte del mondo cristiano non riesce a ragionare tanto diversamente dal mondo laico. Di fatto, i sostenitori del rifiuto dello straniero hanno alimentato i partiti e i movimenti fautori della chiusura delle frontiere. Le motivazioni, anche se non sempre confessate, sono di ordine egoistico. C’è da notare a questo proposito che gli attuali negatori d’asilo politico, per molta parte seguono le orme di quanti in un primo momento usavano la stessa misura per gli abitanti del Sud dell’Italia: da un meridione all’altro. Il che vuol dire che per non pochi la politica è lotta contro un terzo, visto come il nemico che mette a repentaglio i propri diritti e i propri interessi. Un’ulteriore prova dell’attuale realizzata crisi del “noi”.
Il documento sinodale pontificio mette in luce un aspetto ancora più sconcertante e impressionante del fenomeno migratorio: la presenza non proprio eccezionale di ragazzi minori non accompagnati né dai genitori né da altri che ne fanno le veci. Anzi in molti casi sono proprio i genitori che caricano su barche o navi di salvataggio i propri figli con la speranza che da qualche parte e in qualche maniera essi potranno trovare un rifugio dove crescere e formarsi una vita. Si aggrava in questi casi il problema morale che questa volta coinvolge direttamente i genitori e naturalmente il problema della recezione e dell’accoglienza dei piccoli sfrattati. Una bella occasione per esercitare il dovere dell’assistenza in generale, specialmente da parte dei nuclei cristiani viventi nelle regioni di espatrio. Ma non sembra che le cose procedano sempre così: molto più probabile che la vicenda finisca più o meno miseramente in un campo profughi, con annessi e connessi. Il documento contiene anche l’ammonizione a non fomentare sentimenti di odio   o comunque di repulsa dei giovani locali contro gli immigrati. In un clima come il nostro, specialmente in certe regioni, le precauzioni contro certi abusi non sono mai sufficienti.
C’è anche da ricordare che il distacco dal proprio paese e dalla propria patria provoca normalmente anche uno sradicamento dalle proprie convinzioni religiose e dalle pratiche relative, specialmente quando i figli rimangono lontani dai propri genitori. Casi in cui le attenzioni della comunità cristiana andrebbero intensificate, come caldamente raccomanda il documento pontificio, che trova accoglienza soltanto in alcune eccezioni. Manca infatti una preparazione adeguata nell’ambito delle comunità come tali.
Comunque l’incontro fra comunità di partenza e comunità di arrivo genera ottime possibilità di rapporto, di scambio di idee, di arricchimento reciproco. Sono gli aspetti positivi di una vicenda che, per motivi polemici e mancanza di un sereno sguardo d’insieme, vengono tralasciati o lasciati al caso. In un confronto sereno e aperto, le culture si arricchirebbero, specialmente quando sono le nuove generazioni a mettersi a contatto. Conclude il documento: “Proprio il fatto di includere al suo interno tutte queste diverse prospettive mette la chiesa in condizione di esercitare un ruolo profetico nei confronti della società sul tema delle migrazioni”.
Un nuovo campo di lavoro oneroso, una nuova occasione di mostrare l’amore della chiesa presente nella storia.
Giordano Frosini

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